Nel nostro Quotidiano tutti dicono tutto e il contrario di tutto, purché alla base vi sia il rispetto per le idee diverse, per la verità oggettiva dei fatti, e non si abbia litigato alla nascita con la grammatica italiana.

Essere giornalisti di nessuno non equivale a fare meno informazione, significa solo non essere al soldo di nessuna corrente di pensiero che possa influenzare, in qualsiasi modo, l’orientamento della vita delle notizie.
Sono cosciente del fatto, come in molti mi fanno notare compreso un caro amico titolare su queste pagine delle “Navigazioni”, che l’assenza della cosiddetta ‘denominazione controllata’ possa sembrare, quantomeno, inusuale in un mondo costruito sul ‘prezzolame’, ma l’essere pennivendolo non si è mai linearmente associato al mio modo di essere, di pensare, e di agire in questo mestiere di per se già tanto, troppo delicato per avere “soltanto” delle garanzie costituzionali per essere esercitato. E’ molto probabile, secondo taluni, che queste caratteristiche, che di per se prevedono dosi smisurate di deontologia, siano alla base di tutto quello che mi è successo negli ultimi 2 anni, nei quali si è provato in tutti i modi a farmi sembrare diverso da quello che sono solo per il gusto di potermi schernire pubblicamente e catalogare tra i malandrini come “normalmente” si fa.
I scheletri nell’armadio, dopotutto, ce li hanno tutti, a meno che non trovate qualcuno come me che non ha nemmeno l’armadio.
Allora la domanda nasce spontanea diceva il caro Lubrano: “Chi ti paga?” Il tuo giornale, che ha una mole importante di notizie e approfondimenti, come vive?” Ma è così strano o per taluni ‘disonesto’, immaginare che un Quotidiano d’Informazione possa reggersi sulla buona volontà dei suoi redattori e sulla gratuità dei contenuti? Eppure è scritto in gerenza, ma pare che a nessuno interessi, e ci si continua a porre delle domande alle quali le risposte sono molto più semplici e scontate di quanto si possa immaginare.
Pluralità = Democrazia: ma la cosa simpatica e per alcuni inspiegabile, è che nonostante il nostro giornale non sia orientato, non sia costituito da prezzolati, non raccolga pubblicità e non cerca, accolga a mo’ di ‘refugium peccatorum’ tutti quelli che hanno da dire qualcosa con preferenza per i masticanti grammatica, sia diventato, in poco tempo, un punto di riferimento per l’informazione web con decine di migliaia di visualizzazioni quotidiane.
Ma come diceva il saggio: l’invidia è una malattia terminale che non lascia scampo né al corpo  né all’immaginazione. E allora la battaglia di vita e di mestiere continua con buona pace di chi, nonostante sabbie mobili ad hoc mediatiche e giudiziarie, calunnie e diffamazioni orchestrate e condivise, ha visto sfumare l’annientamento commissionato di chi vi scrive.

Un fatto non va mai dimenticato nel nostro mestiere come in società: una cosa è l’orientamento politico e ideologico, sul quale si può essere o non essere in sintonia, altro è la cattiveria gratuita, becera, quella figlia delle frustrazioni individuali, quella che nasce dall’assenza dell’essere.

Buona domenica a tutti…