NAPOLI – C’è un filo invisibile che unisce la superficie della città alle sue viscere più profonde, un magnetismo antico che ieri sera è tornato a vibrare in uno dei palcoscenici sotterranei più suggestivi del mondo. Nei sotterranei della Galleria Borbonica, nel cuore pulsante di Napoli, è andato in scena il Partenope Party, un evento esclusivo che ha saputo fondere l’alta moda, il mito e la grande storia in un’atmosfera sospesa nel tempo.
La serata ha avuto inizio nel modo più autentico: un affascinante tour guidato che ha condotto gli ospiti alla scoperta dei segreti del sottosuolo. La guida ha magistralmente ripercorso le tappe di questo luogo straordinario, la cui storia comincia nel 1853 per volontà di Ferdinando II di Borbone. Il sovrano, intimorito dalle sommosse popolari e dai moti del 1848, commissionò all’architetto Errico Alvino un viadotto sotterraneo militare. L’obiettivo era duplice: congiungere il Palazzo Reale a Piazza Vittoria, vicina alla caserma di via Pace (oggi via Morelli), per consentire una rapida fuga alla famiglia reale e, al contempo, permettere alle truppe regie di spostarsi al sicuro per difendere la monarchia.
Il progetto originale, tuttavia, non fu mai completato a causa delle vicende politiche che portarono all’Unità d’Italia. Abbandonata a se stessa, la Galleria ha cambiato pelle nel corso dei decenni: è stata un deposito giudiziario di auto e moto d’epoca (di cui ancora oggi si ammirano i suggestivi relitti arrugginiti tra i detriti), ma soprattutto ha rappresentato la salvezza per migliaia di napoletani durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra il 1943 e il 1945, i cunicoli e le antiche cisterne del seicentesco acquedotto del Carmignano (intersecati dai Borbone) vennero infatti convertiti nel Ricovero Antiaereo n. 5. In questi spazi, dove la guida ha rievocato la memoria di una Napoli ferita ma resiliente, trovarono rifugio fino a diecimila cittadini, che sotto queste imponenti volte di tufo trascorsero mesi interi per salvarsi dai bombardamenti alleati.
Ieri sera, questa stratificazione millenaria di memoria e pietra si è trasformata nel regno subacqueo del mito fondativo di Napoli. Il tema della serata, interamente dedicato alle Sirene, ha celebrato la figura di Partenope come incarnazione di una femminilità magnetica, fiera e indipendente.
L’evento ha visto la partecipazione del jet set cittadino, immerso in un gioco di luci soffuse che esaltavano il contrasto tra l’oscurità del tufo e lo sfarzo delle installazioni. A catturare l’attenzione degli ospiti, una spettacolare performance artistica curata nei minimi dettagli dall’Accademia Liliana Paduano, capace di dare vita alle creature del mare attraverso un trucco editoriale d’avanguardia e acconciature scultoree. Le modelle, trasformate in vere e proprie sirene contemporanee, sono apparse come visioni emerse dal buio.
Tra gli abiti lunghi e i look ricercati della platea, a dominare la scena sono state le sfumature dell’abito blu, un richiamo cromatico perfetto all’abisso marino e all’eleganza sovrana che caratterizza la Napoli mondana.
Il Partenope Party non è stato solo un appuntamento mondano, ma un viaggio sensoriale profondo. Ha dimostrato come Napoli sappia riscoprire la propria memoria bellica e borbonica, rendendola teatro di tendenza e avanguardia. Quando le luci si sono spente nei cunicoli, l’eco della storia e del mito è rimasto impresso negli occhi dei presenti, consapevoli di aver preso parte a una notte in cui il passato è diventato, per poche ore, magnificamente reale
