- Coincidentia felix?
Felix non è soltanto la regione Campania, che Publio Annio Floro caratterizzava come la più bella non solo fra tutte le regioni dell’Italia, ma del mondo intero, anche se il filosofo Lucio Anneo Seneca, in verità riferendosi al territorio di Baia, dipingeva invece, con orrore e disgusto, le mollezze degli abitanti, tutti immersi in un mondo di feste, giochi e baldoria giorno e notte, che avrebbe umiliato la sobrietà militare della flotta romana di Miseno.
Felix quest’anno, proprio nella medesima data della visita del papa – il 23 maggio 2026- è un’altra coincidenza: mentre infatti il papa arriva e parte, in Italia si continua a celebrare la Giornata nazionale della legalità.
- Lo “sciagurato” nome di un territorio
Papa Leone XIV, dunque, visita Acerra e la sua diocesi, anzi, precisamente – come recita il sito vaticano -, compie una Visita pastorale ad Acerra, per incontrarvi le popolazioni della “Terra dei fuochi”. Una denominazione infelix, questa di Terra dei fuochi; non certamente felice, quasi un pugno nello stomaco, anche se qualcuno l’ha opportunamente attutita con l’espressione la cosiddetta terra dei fuochi. Uno sciagurato nome sta, purtroppo, ancora a indicare una fetta di territorio tra i più inquinati tra Napoli e Caserta. I dati dell’Arpac dal 09.01.2024 allo 01.01.2026 – relative alle Medie e superamenti – parlano chiaro: PM 10, PM 2.5, NO2, S02 (ovvero i principali inquinanti atmosferici prodotti dalla combustione nei trasporti, industria, riscaldamento, nonché da fonti naturali) eccedono spesso gli standard massimi europei previsti. E ciò accade sia ad Acerra che ad Aversa; sia a Napoli (dove, qualche giorno prima, al medesimo Pontefice era stata mostrata una comunque bella cartolina) che a Caserta; sia a Pomigliano che a Portici e Pozzuoli; sia a Portici che a san Vitaliano. Davvero una terra di terre, la cosiddetta Terra dei fuochi.
Il Papa compie, dunque, questa significativa visita, atterrando alle 8.45 nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra (Napoli) il 23 maggio 2026, per portarsi subito nella Cattedrale, dove saranno presenti Vescovi della Campania, Clero e Religiosi, nonché famiglie che hanno avuto vittime dell’inquinamento ambientale. Nel secondo momento, egli incontra la società civile in piazza Calipari (ovvero Sindaci e Fedeli dei vari Comuni della martoriata terra campana).
- Ogni promessa è debito
Papa Prevost porta, così, a compimento- come nei giorni scorsi ha ricordato il Vescovo di Acerra, Antonio Di Donna – una promessa del suo predecessore (che a motivo del covid e della sopraggiunta morte, non poté poi realizzarla). Ma soprattutto, Leone XIV viene a ribadire l’importanza etica e religiosa, ma anche politica, della sensibilità ambientale. Ormai consacrata per tutti i cristiani del mondo nell’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune, in essa si legge: «Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo. Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di biossido di carbonio e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile» (n 26).
Non si tratta di un “cedimento” magisteriale alla cosiddetta Green economy, né di un atto di omaggio a uno dei goals dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU (sottoscritta il 25 settembre 2015 da 193 Paesi delle Nazioni unite, tra cui l’Italia), Si tratta di continuare a onorare l’impegno (civico, etico e religioso) per garantire un presente e un futuro migliore al nostro Pianeta e alle persone che lo abitano.
Del resto, il 23 aprile 2015, i Vescovi della Campania avevano già detto a Capri: «Il nostro popolo tanto martoriato non può tollerare ulteriori e irresponsabili ritardi». Si riferivano, allora, al disegno di legge sui reati ambientali, in discussione alla Camera dei Deputati. Non era, peraltro, la prima volta che i Vescovi della Terra campana intervenivano sulla delicata e grave questione dello scorretto smaltimento dei rifiuti – in particolare quelli industriali-. Essa ha provocato, nel corso di tutti questi anni, danni enormi al territorio, all’economia e alla salute dei cittadini, generando un incredibile scempio. In due importanti documenti, inoltre, la voce dei medesimi Vescovi della Campania ha riproposto la ferma condanna verso i criminali – chiunque essi siano camorristi, faccendieri o industriali disonesti – che, per sete di denaro, non si fanno scrupolo di avvelenare la terra, l’aria, l’acqua.
In vista di un incontro del 20 aprile 2024, poi, monsignor Di Donna, offrendo un sussidio catechistico a Pompei, aveva accoratamente raccomandato ai preti: «Cari presbiteri, per favore, inserite nella catechesi e nella predicazione il tema della custodia del creato, della giustizia e della pace», attuando la Laudato si’ di papa Francesco, ovvero il «patrimonio della dottrina sociale» che deve entrare nella «formazione degli adulti e dei ragazzi».
- Una visita foriera di nuova legalità?
Tuttavia, la data prescelta da papa Prevost per visitare il nobile territorio acerrano, non è soltanto un rimando alla pur non rinviabile coscienza ecologica. Quello acerrano, infatti, non è solo il territorio del termovalorizzatore (prima messa in servizio dell’impianto il 26 marzo 2009): composto da 3 linee identiche di trattamento combustione e fumi, operanti in parallelo, di una sezione di generatore di energia elettrica, e di servizi comuni, esso riceve i rifiuti per incenerirli, trattarli e trasformarli, in parte, in nuova energia elettrica.
Quello acerrano è altresì il territorio del teatro romano (oggi inglobato nel castello baronale), dove si rappresentavano le fabulae con le vere e proprie “maschere” di Pappus, Maccus, Bucco e Dossennus; nonché il territorio degli sviluppi della maschera di Pulcinella, nonché di una gloriosa storia musicale. Non si tratta di altrettanti sintomi di cambiamento e rinnovamento culturale e ambientale? Non si tratta di consacrare come una nuova prassi di legalità rispettoso le territorio, nostra casa comune?
La data del Papa coincide felicemente (e anche provvidenzialmente) con un’altra significativa data: quella della Giornata della Legalità, che si celebra in Italia il 23 maggio di ogni anno, per commemorare le vittime di tutte le mafie e per ricordare, in particolare, gli attentati del 1992 in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte. Come scrisse, nel 2025, una Circolare del Ministero dell’istruzione il 23 maggio 1992 ricorda a tutti l’attentato di Capaci, allorché persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta e, dopo appena alcune settimane, il 19 luglio 1992, la mafia uccise poi il Giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, in quella che viene ricordata come la “strage di via D’Amelio”.
Ancora il 29 gennaio 2026 l’allora assessora regionale, di fronte all’operazione coordinata dalla DDA di Salerno nei confronti di una organizzazione criminale dedita ancora allo smaltimento illecito di rifiuti speciali, aveva ringraziato la magistratura della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno e tutte le forze dell’ordine per il lavoro straordinario che ogni giorno svolgono nella lotta ai reati ambientali e allo sversamento illecito di rifiuti, in difesa concreta della salute, dei diritti e della dignità delle nostre comunità. Quella operazione arrivava a un anno esatto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla Terra dei Fuochi, che ha condannato l’Italia e imposto un cambio di passo nelle strategie di contrasto.
- La carezza del Papa
È come se Leone XIV venisse anche lui qui, in Campania, proprio il 23 maggio, ad accarezzare quella che è una terra di scarto; anche per ricordare tutti i cittadini che, quotidianamente, s’impegnano per una società civile che contrasti tutti gli atti di prepotenza e i soprusi mafiosi. Soprusi e reati tra i quali – proprio in riferimento alla cosiddetta “terra dei fuochi” – vanno annoverati anche tutti gli attentati alla nostra casa comune. Già nel 2013, in un’interrogazione all’allora Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, veniva ricordato in Parlamento il gravissimo fenomeno dei roghi dolosi delle discariche in Campania, proprio nella cosiddetta «Terra dei fuochi». Si parlava già, testualmente, di zone martoriate nella ormai ex Campania felix, dal momento che vi si continuavano a bruciare rifiuti tossici di ogni genere e pericolosità e si proseguiva negli sversamenti illegali di rifiuti tossici ed industriali. Tutto ciò accadeva non senza paventare che gli attesi molti bandi per le bonifiche avrebbero potuto attirare, ancora una volta, le cosiddette ecomafie, che probabilmente non erano estranee ai vecchi e nuovi roghi. Per non parlare delle altre aree contaminate, della scoperta, a Caivano, del micidiale veleno toluene in un terreno coltivato, del sito giuglianese della ex Resit, laddove numerose inchieste avevano stabilito che per 20 anni erano stati sversati rifiuti tossici, tra i quali i fanghi della Acna di Cengio, con l’esito terribile della contaminazione delle stesse falde acquifere presenti in zona.
La “carezza” del Papa del 23 maggio ribadisce che la salvaguardia dell’ambiente di quei luoghi resta un tema di vitale importanza per tutti. Del resto, due anni dopo l’interrogazione parlamentare, nel volume Monnezza di Stato, il giornalista Paolo Chiariello e lo scienziato Antonio Giordano avevano raccontato ancora la medesima triste realtà, ovvero i disastri ambientali compiuti in una delle regioni più fertili e belle d’Italia: sversamento di rifiuti tossici prodotti da imprenditori senza scrupoli, smaltiti dalla camorra con la connivenza di politici corrotti. Insomma, una catastrofe ambientale, con l’aumento di patologie tumorali e malformazioni congenite, che procede, come a braccetto, con la gramigna mafiosa.
Nel 2015, Papa Francesco, proprio nella Laudato si’, aveva ricordato s tutti che il suo predecessore Paolo VI aveva parlato alla FAO della possibilità, sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di una vera catastrofe ecologica. Già allora si sottolineava l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità, perché i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’essere umano, soprattutto quando tale essere, votandosi al giuramento mafioso e camorristico, si continua, purtroppo, a convertire a mammona anziché al vero Dio.
