L’Editoriale:
Analisi dell’articolo “Pro e contro della legge sull’intelligenza artificiale“
Ho letto con attenzione il pezzo dell’avvocato Claudia Morelli su Wired e, dall’analisi estremamente esaustiva che viene fuori dall’articolo, vorrei aggiungere degli aspetti che mancano, o nella peggiore delle ipotesi sono dati per scontati. Il legislatore, ovviamente, è ad un primo lungimirante step, ma visto l’humus e direi l’usus allora sarebbe il caso di bruciare le tappe visto che il nostro ordinamento “gruviera”, come lo definiscono molti giuristi, fa finta di non sapere tante cose, ma fa solo finta. La realtà è che nella culla dello IUS si affoga nei vulnus, veri e propri buchi nell’ozono del diritto dove la delinquenza cognitiva si infila per fare danni.
Nel testo dell’Avv. Morelli si sottolinea che “Dopo l’approvazione del parlamento, è il momento di analizzare opportunità, vuoti normativi e sfide per imprese, sanità, lavoro e giustizia della nuova legge sull’intelligenza artificiale”… certo!!!, è verissimo, tutto corretto, ma è altrettanto vero che oggi l’IA generativa di cui nessuno parla apertamente perché sconveniente, sta alienando non solo la creatività e l’ingegno, ma genuflette in maniera vergognosa il Diritto, e questo è gravissimo.
Stiamo conoscendo l’IA generativa dai social in maniera particolare, e da tutte quelle clip divertenti dove si fa dire a neonati, a vip, al presidente Mattarella o a Papa Leone cose divertenti con le loro voci e addirittura con il sincrono labiale.
Gli Italiani però non sanno, o almeno la maggior parte di loro, che oggi è possibile alterare qualsiasi cosa con l’IA generativa persino clonare le immagini, le voci, le circostanze di vita per poi modificarle, creare pagine web fake, inviare messaggi di whatsapp dal telefono della persona presa di mira ad una altra, registrare video di persone che parlano per poi sincronizzare sulle labbra di qualsiasi individuo qualsiasi scempiaggine, consumando reati inimmaginabili con il solo utilizzo di app open source reperibili sul dark web.
Chi controlla chi?
Con i nuovi software o con semplici app da smartphone, è possibile inondare il web di video a scopo diffamatorio, intimidatorio, estorsivo, con la ricostruzione di pagina digitali o video fake fatti passare per autentici in pochi secondi.
La domanda è: dov’è il freno?
Esiste una legislazione capace di arginare questo tipo di delinquenza 5.0?
NO!! È questo il problema: Si parla tanto di IA ma non si affrontano i veri nodi che oggi, solo grazie ai social, stanno venendo fuori in maniera devastante.
Non parlando poi di chi è già stato vittima di questo ed è passato nel tritacarne mediatico grazie all’IA generativa e che dopo la gogna di certa stampa passa pure nel tritacarne giudiziario grazie ad un diritto penale “medioevale” che non tiene conto né della legislazione comunitaria d’ultima generazione, né della logica tecnologica imposta dall’uso di device sempre più capaci di alterare il mondo che ci circonda e la percezione che abbiamo di esso.
L’Intelligenza Artificiale generativa non è solo la tomba della creatività umana, ma è anche il funerale di tutte quelle norme che dovevano regolare il nostro vivere e produrre in una società consapevole e condivisa. Oggi, grazie alla possibilità di riprodurre qualsiasi cosa, di clonare e manipolare le vite degli altri, di generare dossier e pubblicazioni false grazie alle funzioni di transient web pages o clonazione di messaggistica che l’IA generativa garantisce a tutti i livelli, non vi sono più tutele che reggano, e ne giudici che riescono a garantire imparzialità nelle valutazioni di circostanze completamente false ma proposte per vere grazie alla manipolazione digitale.
Il legislatore? Bhè, quello è l’unico latitante in questa storia.
Per quanto gli esperti si possano rendere conto che siamo difronte a costrutti digitali alterati, la vita delle persone è stata già abbondantemente distrutta, e magari si sono anche consumate tragedie capaci di distruggere famiglie e comunità.
Con il percorso legislativo sull’IA possiamo dire che il governo italiano si è reso conto dell’esistenza di un ‘AI act’ a livello continentale, e quindi si è voluto adeguare; ma non si può assolutamente dire di aver risolto o arginato il problema IA e tutto ciò che vi gravita intorno.
Ci sono tanti cosiddetti ‘act’ europei che l’Italia non ha ancora fatto propri per sconvenienza politica, sociale, produttiva o anche semplicemente per tenere ancorato il nostro ordinamento al controllabile.
Di questo non si parla, e si fatica anche solo ad immaginarlo. Vittime inconsapevoli di questo anche la categoria alla quale appartengo, per la quale l’evoluzione della professione intacca la cosiddetta ‘casta’, per cui le novità è meglio evitarle.
Grazie a questa voluta ignoranza giuridica molti di noi vengono accusati di svolgere il loro lavoro nella formula europea del cosiddetto “Content Creating Act”, quel pacchetto legislativo che attiene alla figura moderna del Content Creator che si occupa di creare contenuti giornalistici televisivi.
Sia sull’AI act che sul Content creating act si continua felicemente a glissare e si cerca di risolvere le controversie giudiziarie associando la vecchia clava penale a fattispecie di reato assolutamente non ascrivibili a soggetti nello svolgimento delle loro funzioni professionali.
L’analisi sull’IA nelle sue varianti cognitive e generative non si esaurisce certo in una legge dello Stato o in studi propedeutici alla risoluzione di gravi criticità sociali, legali ed economiche, ma va oltre alla ricerca condivisa di una barriera digitale al di la della quale l’IA dovrebbe diventare inattiva.
Ma potrà mai succederà? NO!! Perché si va spediti verso una IA sostitutiva del cosiddetto ‘human beeing’ verso quelle macchine che ci catapultano nell’era robotica che, per la verità, già stiamo vivendo da un decennio a questa parte.
Non ce ne siamo accorti, ma ci siamo, e il rischio è quello di essere travolti dall’evolvere rapidissimo della tecnologia e, cosa peggiore, affogare in una normativa inadeguata, volutamente obsoleta, a garanzia di quelle “certezze” giuridiche e sociali che, in realtà, non esistono più.
