Tra le mie letture giovanili frequentate con passione ai tempi dell’università, ve ne sono state alcune che hanno avuto la forza di tenere insieme il cuore e la mente. Considerate illuminanti per interpretare quei tempi tra gli anni ’80 e’90 del secolo ormai trascorso, vi sono state di certo le opere del teologo tedesco Jürgen Moltmann (1926-2024), che a sua volta mi introdusse alla conoscenza del monumentale Principio speranza (1954) di Ernst Bloch (1885-1997). Ricordo ancora la grande emozione che mi indusse a contattarlo telefonicamente nella ridente cittadina universitaria di Tübingen, ottenendo all’istante un inusuale invito a ricevermi presso la sua bella casetta sul fiume Neckar e con cui riuscì a colloquiare – non senza emozione! – nell’amata lingua tedesca. Ero lì anche per questo impegnativo esercizio di una lingua tanto diversa, vivendo in una Germania ancora divisa tra i blocchi, sino agli avvenimenti dell’unificazione del 3 ottobre del 1990. Insomma, si potrebbe dire che era proprio un altro mondo! Visitai timoroso il famoso teologo evangelico, probabilmente uno dei maggiori del ‘900, e conseguentemente, come per grazia ricevuta, volli recarmi nel parco cimiteriale della cittadina tedesca, per omaggiare la memoria del grande filosofo della speranza, Ernst Bloch. Inaugurato nel 1954, questo parco della memoria si sviluppa come un’area verde e panoramica per circa 15 ettari ed è proprio qui che una lastra tombale, oltre a riportare il suo nome e le date di nascita e di morte, ci ricorda una delle sue citazioni più celebri, ovvero: “Denken heißt Überschreiten” – Pensare significa trasgredire / andare oltre. Questa frase è più di una dedica, poiché ci riconduce non solo ad una delle sue tesi più celebri, ma anche al suo citato capolavoro filosofico che la posta come una tesi in premessa. Quando dopo qualche anno mi fu chiesto di elaborare un progetto di animazione culturale, affinché da Napoli si promuovesse l’invito al dialogo interculturale e interdisciplinare, non ci pensai a lungo nell’espormi sul crinale di un difficile equilibrio “tra i tempi”; con l’immagine di Oltre il Chiostro, infatti, dall’ottobre 1994 questa Associazione di Persone e Progetti si è da allora dedicata a declinarne possibili percorsi e incroci. È così che questo sguardo si è ampliato alla ricerca di mondi, come una perenne “Navigazione”, in cui lo spazio restituito all’immaginazione potesse oltrepassare il piano scivoloso del realismo. A distanza di più di tre decenni da quegli esordi, credo di poter riassumere questa esperienza plurima come un modo per interpretare la riflessione mai come un approdo, piuttosto come l’attraversamento in un viaggio di inesauribile meraviglia e di perenne curiosità.
Eppure, l’immagine graficizzata come un colonnato da aprire sul mondo è solo apparentemente debitrice al relativismo della continua liquidità contemporanea. In prima battuta di sicuro nessuno ipotizzerebbe che l’ispirazione sia stata il riferimento letterario ad un poemetto allegorico medievale – databile tra il 1227 e il 1280 – in cui si celebrava l’alleanza di Francesco d’Assisi e dei suoi primi compagni di vita e di fraternità con quella Madonna Povertà, assurta a simbolo di una critica sociale al potere che si immobilizza e si protegge nel culto idolatrico del denaro. Quando, infatti, la narrazione presenta Madonna Povertà, che chiede conto della vita di questi liberi mendicanti per il Vangelo, volendo “che le fosse mostrato il chiostro. La condussero su di un colle e le mostrarono tutt’intorno la terra fin dove giungeva lo sguardo, dicendo: “Questo, signora, è il nostro chiostro”. La sovrapposizione di piani, tradizionalmente tenuti a debita distanza come il perimetro di un “claustrum” che isola dal rumore del mondo, non solo ne innescava il ribaltamento, ma così facendo inventava l’arte della prospettiva dello sguardo sulla singolarità di un contesto e di una storia. Non a caso, a mio modo di vedere, di lì a poco sarà Giotto (1267-1337) a rivoluzionare l’arte della visione del suo tempo, introducendo tecniche e stili che contestualizzeranno con realismo e profondità le rappresentazioni artistiche. La tridimensionalità di ogni profilo verrà liberata della bidimensionalità di ogni percezione frontale, inventando così l’analisi critica di un punto di vista. L’oltrepassamento di margini e di confini preannunciava quella scoperta del Nuovo Mondo, di cui il Rinascimento italiano diventerà un laboratorio di cultura umanistica con un’impegnativa eredità per tutti i secoli a venire.
Dilatare lo sguardo è, dunque, una lente per la miopia del già visto, che serve certamente a rassicurare gli incerti, ma allo stesso tempo imprigiona nell’abitudine della consuetudine. Ciò che è oltre non è, infatti, solo ciò che verrà dopo di noi, ma è anche promessa e desiderio per dell’altro di noi. A suo modo ce lo ricorda una parola rimasta sospesa nell’antica scrittura che l’aveva generata: “Che io possa andare oltre” – ἰοίην. Con il frammento 182 l’antichità classica ci ha lasciato solo questo verbo per una composizione attribuita alla poetessa greca Saffo (630 a.C. – 570 a. C.) e di cui se ne ignora il testo completo. L’assenza di altre parole e la brevità di un auspicio ha dato ancor più valore desiderativo ad un linguaggio di passione e di movimento. Le parole che i manoscritti hanno occultato per l’oblio del tempo sono rimaste misteriosamente sospese, addensandosi e affollando di desideri una sola espressione che si espone all’infinità di sconosciute combinazioni. La forma verbale greca del desiderio, una volta divenuta inconsapevolmente una coniugazione abbreviata, ha visto scomporre il linguaggio del già dato nel vuoto di una scrittura, che lo può così solo promettere ed evocare come una silenziosa invocazione.
Andare oltre è, dunque, un metodo della ricerca, di chi non si lascia intimorire dal realismo della visione e dall’avvertimento dei fatti, ma si nutre della possibilità che educa ad uno stile dello stare al mondo. Che si possa andare oltre non è, infatti, la facile consegna ad un irenico ottimismo, ma un atto di necessaria fiducia nella vita una volta che tutto venga ridimensionato nell’ombra di ciò che resta sempre penultimo. Tutti noi siamo in fondo penultimi: lo siamo geneticamente rispetto a noi stessi, non avendo alcun controllo né dell’origine della nostra storia, né della nostra definitiva uscita dal tempo che ci ha rac-contato in anni. Siamo tutti, consapevolmente o meno, un radicale frattempo, per il quale ci si agita, tra guerre dichiarate e conflitti latenti, nell’esibizione di un protagonismo incerto. Questa livella del tempo è la precondizione per sentirci pellegrini e nomadi di senso in una continua promessa di noi stessi. Come il verbo greco ἰοίην è sempre alla ricerca delle parole che ne possono fare un testo poetico, si può andare oltre solo quando la certezza deciderà di cedere il passo al desiderio di sperimentarsi ancora e la fermezza saprà essere anche un paradosso.
Qualche tempo fa in un tardo pomeriggio primaverile, mentre prendevo la via di casa attraversando a Napoli il suo rettilineo Corso Umberto, assorto com’ero a scrutare un’umanità variopinta per provenienze geograficamente diverse, mi sono imbattuto in una scritta che, come un verso poetico lasciato volutamente sospeso, faceva bella mostra di sé: “Hai un mare dentro, devi solo navigarlo”. Firmato autorevolmente da “Il poeta del rione”, era stato appeso su quel che restava di un palo della segnaletica stradale all’altezza di Porta Nolana, non indicando più sensi unici o divieti di accesso, ma unicamente tracciando sulla mappa navigabile dell’esistenza una rotta del coraggio. Ecco che cosa significa poter andare oltre, quando la paura consiglierebbe il distacco della prudenza e la misura del buon senso! All’opposto, in certi manzoniani ambienti in cui i Don Abbondio trovano riparo e dimora, un invito trapassa di bocca in bocca come un’equivoca morale del mascheramento: ritengo che non sia prudente! Si dimentica così che dover/voler vivere non è mai stato troppo prudente e che solo osando ed esigendo si può assumere la disciplina del desiderio.
“Vivere schiacciati dalla paura della morte significa non vivere, sottrarsi all’esposizione senza garanzie che la vita nella sua eccedenza impone” (Massimo Recalcati), poiché le nostre vite sono di per sé un’eccedenza rispetto alla possibilità che potevano non esserci mai state. Il desiderio di andare oltre è, invece, “potenza affermativa, capacità generativa, forza in atto, reale, vivente, potenza erotica capace di sconvolgere i piani ordinati della realtà; fattore di apertura della vita e di moltiplicazione dei suoi talenti, espressione radicale della sua potenza espansiva. È questa eccedenza del desiderare, intesa come forza espansiva e non più autoreferenziale, che rende il vivere desiderabile. Solo la paura è un’inibizione del vivere: “la pulsione di auto-conservazione che pure, per un verso, serve alla vita, per un altro verso, se diviene dominante, finisce per ribaltarsi nel suo contrario distruggendo la vita”. Dove la paura e l’angoscia dominano non vi può essere spazio per il futuro, ma si resta confinati nella solitaria ripetizione dell’identico. Bisognerà, dunque, imparare a liberarsi da ogni ormeggio per dispiegare le vele, poiché l’arte della navigazione si impara solo come una forma di coraggio.
La capacità di scrutare il cielo e le stelle, di sentire il vento spirare con forza o solo promettere di placarsi, lo sguardo proteso sull’infinito di un orizzonte: queste abilità tutte insieme fanno da bussole della navigazione, qualora ci si voglia mettere in gioco sino al punto di andare a cercarsi senza infingimenti oltre le apparenze di sé stessi, oltre le forzate riduzioni della propria originalità, oltre i luoghi comuni di biografie sinora vissute da controfigure.
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- Rieditato in tre volumi nel 2019 per le edizioni Mimesis.
- www.oltreilchiostro.org , insieme all’aggiornata pagina social di Facebook o gli annunci dell’omonimo profilo Oltreilchiostro su TikTok.
- 1 Rieditato in tre volumi nel 2019 per le edizioni Mimesis.
2 www.oltreilchiostro.org , insieme all’aggiornata pagina social di Facebook o gli annunci dell’omonimo profilo Oltreilchiostro su TikTok.
3 https://www.oltreilchiostro.org/pdf/Sacrum%20commercium.pdf
4 Massimo Recalcati, La Legge del desiderio. Radici bibliche della psicoanalisi, Einaudi, Torino 2024.
