- Disastro annunciato. Ma bisogna cercare le vere cause dell’incendio e le attese di chi potrebbe averlo provocato
Il drammatico comunicato stampa – firmato il 4 settembre 2026 dal vescovo di Acerra Antonio Di Donna (in qualità di vescovo di Acerra, nel cui territorio insistono i comuni della Valle di Suessola: Arienzo, Cervino, San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico, in provincia di Caserta; ma anche in qualità di Presidente della Conferenza episcopale campana) . appare davvero tragico e drammatico, anche dal punto vista religioso ed ecclesiale. A seguito del rogo di vaste proporzioni, localizzato in via Carracciano, all’interno dell’area PIP, che ha divorato lo stabilimento della Ecoenergy di Airola – un centro di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, a bruciare sono stati soprattutto rifiuti plastici e di carta stoccati in grandi quantità all’interno di balle. Mediante la propria rete di impianti e servizi, Eco Energy nel suo sito informatico dichiarava di fornire alle aziende che producono rifiuti e alle pubbliche amministrazioni, una soluzione completa per la gestione di tutte le tipologie di rifiuti solidi non pericolosi: raccolta dei residui di lavorazione che non siano più suscettibili di utilizzo da parte del cliente, ma che potrebbero avere un elevato margine di recupero se trattati e lavorati opportunamente.
Ora, però tutto è diventato un rogo, pericoloso per la salute animale e umana. Mons. Di Donna si è visto, perciò, di fronte al terribile e pericolo evento, costretto ad annullare il pellegrinaggio e la Messa per il Creato, in programma la domenica successiva a San Felice a Cancello: «Purtroppo ha il sapore della “beffa” denunciare, proprio nel mese appena cominciato di settembre in cui la Chiesa universale celebra ogni anno il Tempo del Creato, i danni ingenti alla qualità dell’aria e la seria preoccupazione della gente per la salute, dopo il rogo divampato nei giorni scorsi in uno stabilimento adibito allo stoccaggio e al riciclo dei rifiuti nell’aria PIP di Airola, in provincia di Benevento; incendio i cui effetti sono ancora in atto, e da giorni si respira diossina, nonostante i “dati rassicuranti” dell’Arpac!». Nel Piano Regolatore Territoriale per l’agglomerato industriale di Airola si leggeva ancora: «Sono consentiti solo impianti di carattere generale ad uso industriale e civile per l’esercizio delle reti infrastrutturali e di servizio (stazione di trasformazione elettrica, impianti di depurazione dei liquami, impianto di incenerimento dei rifiuti solidi, vasche di accumulo etc.)».
- Di nuovo di fronte ai terribili danni della “monnezza di Stato”?
Insomma, siamo tutti di nuovo inermi, di fronte agli effetti nefasti della monnezza di Stato?, come titolava un libro del prof. Antonio Giordano con Paolo Chiariello (edizioni Minerva, Bologna 2015)? Monnezza di stato. La Terra dei fuochi nell’Italia dei veleni, raccontava, già undici anni fa, la realtà della “terra dei fuochi”, ovvero i disastri ambientali compiuti in una delle regioni più fertili e belle d’Italia, la Campania; i danni incalcolabili provocati dallo sversamento di rifiuti tossici prodotti da imprenditori senza scrupoli, smaltiti dalla camorra con la connivenza di politici corrotti. Un giornalista ed uno scienziato, ciascuno dal proprio punto di vista, elencavano lucidamente le cause di una catastrofe ambientale senza precedenti e proponevano le possibili soluzioni. Un libro quello che, nel ripercorrere in ottica di bioetica del bioterritorio, alcune delle più significative vicende giudiziarie degli ultimi anni, analizzava anche i dati scientifici relativi all’aumento di patologie tumorali e malformazioni congenite, divulgando, in modo semplice e comprensibile, una realtà terribilmente complessa, come quella interessata nell’area PIP di Airola. In molti, di fronte ai periodici roghi dei siti di smaltimento rifiuti in Campania, hanno pensato a quanto, a motivo della guerra in corso, sta avvenendo nella Striscia di Gaza dove negli ultimi cinque anni è stata raccolta l’immondizia con i mezzi tradizionali, carretti trainati dagli asini; e dove n altro grosso problema, oltre alla raccolta dei rifiuti, è il loro smaltimento: nella Striscia di Gaza ci sono dieci siti di smaltimento, di cui soltanto una è una discarica controllata: situazione peggiorata dal conflitto con Israele: si riempiono ulteriormente di detriti di case ed edifici distrutti, e di cadaveri di uccelli e pollame uccisi durante gli scontri. Tra i rifiuti è molto frequente la presenza di amianto – usato spesso per costruire i tetti delle case – scarti degli ospedali, come sangue e fluidi corporei, oltre che sostanze chimiche e radioattive.
Ironia della sorte, per quanto ci riguarda, appena all’inizio dell’agosto scorso, il Presidente dell’ASI (Consorzio per l’Area di Sviluppi Industriale) di Benevento, aveva ribadito: «Intendo precisare che la salute pubblica e la tutela dell’ambiente sono al centro dell’azione di questa Governance, che promuove da sempre uno sviluppo economico e sociale improntato alla sostenibilità e salvaguardia del territorio. Ribadisco la più completa disponibilità e collaborazione nei confronti di tutti gli Enti preposti all’accertamento dei fatti recenti. Questa amministrazione resta a disposizione per ogni ulteriore chiarimento o trasmissione di atti, confidando nell’operato delle autorità affinché venga fatta piena luce sulla vicenda “miasmi” nel più breve tempo possibile».
I fatti smentiscono, insomma, le parole e gli auspici. Non è secondario ricordare che il recente vasto, grave e prolungato incendio allo stabilimento di rifiuti Ecoenergy nell’area PIP di Airola (l’incendio è del 31 agosto 2026) si è sviluppato in un sito – peraltro ancora sottoposto a vincoli giudiziari e con grandi quantità di materiale non rimosso –, destinato originariamente al trattamento di rifiuti urbani e speciali non pericolosi. Sulle cause del rogo, sono in corso accertamenti da parte delle autorità giudiziarie, senza escludere l’ipotesi dolosa, mentre l’ARPAC ha avviato di nuovo il monitoraggio della qualità dell’aria per verificare la presenza di diossine e inquinanti. Dal 2008, l’ARPAC, attraverso la Sezione Regionale del Catasto Rifiuti (SRCR), si avvale di un database centralizzato e informatizzato, che raccoglie le informazioni disponibili. Grazie alle informazioni in esso contenute, esso funge anche da strumento di supporto informativo per i controlli dei Dipartimenti Provinciali ARPAC.
Il grave incendio dell’impianto di Airola riguarda, peraltro, un’area già molto attenzionata dalla Magistratura. Si ricordano: un provvedimento di Amministrazione giudiziaria (2022), allorché l’azienda e i suoi beni furono posti sotto sequestro preventivo e in amministrazione giudiziaria a partire dal gennaio 2022, nell’ambito di un’indagine collegata al fallimento di una società di Ecologia; un Sequestro preventivo dei Carabinieri del NOE di Napoli (aprile 2024) dell’intero impianto, convalidato dal GIP del Tribunale di Benevento), essendosi riscontrata una quantità di rifiuti accumulati fino a 70 volte superiori ai limiti giornalieri consentiti. Appena nel maggio 2026, la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari ha coinvolto anche la società presente ad Airola in un’indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia, disponendo un sequestro preventivo per equivalente di oltre 260.000 euro.
Intanto, il Presidente della Regione Fico, affiancato dall’assessora all’Ambiente Claudia Pecoraro, si è recato lui stesso ad Airola, per una visita istituzionale all’insegna della prossimità e della vicinanza concreta al territorio, nei luoghi segnati da quello che possiamo inventariare come un ennesimo, gravissimo, incidente ambientale.
- Fate presto, evitate ritardi e intervenite con azioni efficaci! Non dimenticare la consegna di papa Leone XIV
Dall’ARPA Campania viene documentato, nel pomeriggio del 3 settembre 2026, nei pressi del luogo dell’incendio di Airola, un episodio significativo, di durata limitata, di inquinamento atmosferico, caratterizzato da una marcata presenza di particolato fine e da altri indicatori compatibili con emissioni da combustione. Non emergono elementi che dimostrano una diffusione uniforme del fenomeno fino alle sei stazioni fisse prese in esame (San Felice a Cancello, San Vitaliano, Acerra Zona Industriale, Maddaloni, Benevento, Avellino). Anche se i risultati devono essere considerati preliminari in quanto non ancora consolidati, l’indice di diossine aerodisperse è risultato di 0,28 (rispetto allo 0,15, che è il valore di riferimento).
Conclude, perciò, fondatamente preoccupato e in maniera accorata, il vescovo Di Donna: «Esorto i cittadini a continuare a denunciare in maniera tempestiva le situazioni di rischio per l’ambiente, mentre agli organi preposti chiedo di prendere sul serio tali denunce e prevenire ulteriori e futuri disastri». Papa Leone XIV aveva da poco visitato Acerra e la sua diocesi, anzi, precisamente – come recitava il sito vaticano -, aveva voluto compiere una Visita pastorale ad Acerra, per incontrarvi le popolazioni della “Terra dei fuochi”. Una denominazione infelix questa di Terra dei fuochi, abbiamo già osservato da queste colonne: un’espressione non certamente felice, quasi un pugno nello stomaco, anche se qualcuno l’ha opportunamente attutita con l’espressione la “cosiddetta” terra dei fuochi. Quello sciagurato nome sta, purtroppo, dopo l’incendio di Airola, ancora a indicare una fetta di territorio, che continua a essere tra i più inquinati tra Napoli e Caserta. I dati dell’Arpac dal 09.01.2024 allo 01.01.2026 – relative alle Medie e superamenti – parlano chiaro: PM 10, PM 2.5, NO2, S02 (ovvero i principali inquinanti atmosferici prodotti dalla combustione nei trasporti, industria, riscaldamento, nonché da fonti naturali) eccedono spesso gli standard massimi europei previsti. E ciò accade sia ad Acerra che ad Aversa, sia ad Airola che in altre aree interne delle Campania; sia a Napoli (dove, qualche giorno prima, al medesimo Pontefice Leone XIV, in visita pastorale, era stata mostrata comunque una bella cartolina) che a Caserta, Pomigliano, Portici, Pozzuoli, san Vitaliano… Davvero una terra di terre, la cosiddetta Terra dei fuochi. Dove ancora esistono impianti di rifiuti, seppure non pericolosi, nelle cosiddette aree PIP, ovvero aree interessate dal Piano di Inserimento Produttivo (Legge 22 ottobre 1971, n. 865), ovvero da uno strumento urbanistico che aveva lo scopo di agevolare la realizzazione di aree specializzate ad accogliere impianti industriali, artigianali, commerciali, turistici, e delle opere di urbanizzazione connesse.
Introdotto dalla legge 22 ottobre 1971, n. 865, il P.I.P. è un piano attuativo del Piano regolatore generale, per localizzare in Campania le attività produttive in modo razionale, regolamentare l’attività edificatoria nell’area interessata, consentire l’esproprio delle aree, la loro urbanizzazione e la vendita di tali lotti urbanizzati, favorire la progettazione organica di aree industriali, consentire la costruzione di opere di urbanizzazione in anticipo sugli interventi. Per quanto riguarda la Produzione Rifiuti Speciali Pericolosi e Non Pericolosi, la Sezione Regionale del Catasto Rifiuti (SRCR), in collaborazione con ISPRA, dal 2003 elabora e trasmette annualmente tutti i dati disponibili sia per la redazione del rapporto Rifiuti Speciali, in particolare viene effettuata la bonifica delle banche dati MUD e vengono elaborati e trasmessi ad ISPRA i dati sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali implementando l’apposito format annualmente predisposto dall’ISPRA.
Nel commento ufficiale ai dati dell’ARPA Campania RSA, si legge tuttavia, tra l’altro: «Un altro elemento da considerare è il crescente ruolo delle attività di gestione dei rifiuti (codici ATECO 38 e 39), che da sole rappresentano circa il 30% della produzione totale di rifiuti speciali. Questo è indicativo del consolidamento di un ciclo integrato dei rifiuti in Campania, che ha stimolato una produzione maggiore di rifiuti legata al trattamento meccanico e biologico (TMB) e alla valorizzazione dei materiali… L’incremento più marcato, tuttavia, riguarda i rifiuti provenienti dal settore delle costruzioni e demolizioni, che costituiscono oltre il 55% della produzione totale di rifiuti speciali in Campania nel 2022. Questo dato è fortemente influenzato dalle politiche di incentivo fiscale legate all’edilizia, in particolare il Superbonus 110%, introdotto dal governo italiano per promuovere l’efficientamento energetico e la ristrutturazione edilizia. Il Superbonus 110%, varato nel 2020 e attivo fino al 2023, ha stimolato una ripresa massiccia delle attività edilizie in tutta Italia, e in particolare in Campania, regione con un tessuto edilizio caratterizzato da una grande quantità di edifici residenziali datati e spesso non conformi agli attuali standard energetici. Grazie a questo incentivo, migliaia di cantieri sono stati aperti per lavori di ristrutturazione, isolamento termico, consolidamento antisismico e installazione di impianti fotovoltaici. Questo ha comportato una notevole quantità di materiali di scarto generati dalle demolizioni parziali e dalle ricostruzioni. L’incremento del 30,75% registrato tra il 2018 e il 2019 nei rifiuti da costruzione e demolizione trova ulteriore conferma nel 2021 e nel 2022, quando, a seguito dell’applicazione del Superbonus, la produzione di questi rifiuti ha continuato a crescere significativamente. Gli scarti edili, compresi calcestruzzo, mattoni, asfalto e materiali da isolamento, sono tra i principali contributori a questo aumento» (https://rsa.arpacampania.it/-/produzione-rifiuti-speciali-pericolosi-e-non-pericolosi- ).
Insomma, non solo un problema provinciale e regionale, ma anche un problema causato dalle ricadute locali di provvedimenti politici nazionali. Il che la dice lunga per i programmi elettorali in preparazione…
- Il reato contro l’ambiente è anche un peccato
L’esposizione delle persone umane alla diossina solitamente causa la cloracne, una grave forma di patologia cutanea, nonché danni a livello epatico ed una serie di altre patologie croniche, come ha rivelato uno studio finanziato dal programma di ricerca comunitario “Ambiente e clima” e citato in un articolo della rivista Environmental research. In esso, i ricercatori, provenienti da quattro paesi europei, avevano fornito le prove dei numerosi effetti a lungo termine sulla salute umana causati dall’esposizione alla diossina, soprattutto sui lavoratori dell’industria chimica austriaca: dal momento che le diossine presentano periodi di dimezzamento (tassi di estinzione) estremamente lunghi, esse possono essere rilevate nei grassi del sangue anche molti anni dopo l’esposizione.
Di qui il grande significato del “grido” del vescovo Di Donna che, peraltro, fa eco a livello regionale alla riflessione della Commissione teologica internazionale, pubblicata appena qualche giorno fa, col titolo:“Prendersi cura della nostra Casa comune”: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario. Di fronte all’urgenza della crisi ecologica, la Commissione Teologica Internazionale offre una lunga riflessione per stimolare tutti a illustrare «il fondamento teologico della cura della Casa comune al di là della situazione di estrema gravità in cui ci troviamo», in quanto esso risulta «inscritto nel disegno di Dio sulla creazione» (n.6). Dal volto trinitario di Dio rivelato in Cristo, deriva che «nella formazione di una cultura d’ispirazione cristiana, l’accento principale sia posto sulla scoperta dell’impronta trinitaria della creazione», valorizzando «il carattere relazionale del creato come un principio guida fondamentale di un’ecologia integrale» (n. 33). Si tratta di una verità ancorata nella rivelazione e illustrata dalla grande tradizione spirituale e teologica. Ne risulta la proposta di un’antropologia integrale che scavalca l’alternativa tra l’antropocentrismo predatorio e il biocentrismo radicale o ecocentrismo. Si abbozzano, così, le tracce di una spiritualità ecologica, per delineare alcuni principi etici fondamentali che possono ispirare e guidare la cura della Casa comune. Di rilievo la proposta di «intendere il peccato contro l’ambiente in modo analogo a come si sono consolidate le nozioni di peccato sociale e di strutture di peccato» (n. 95).
Da parte sua mons. Di Donna ora scrive di nuovo, e in modo accorato, dando voce al grido delle periferie, spesso dimenticate come le zone interne. Nella cattedrale della città aveva detto a papa Leone XIV: «Santità, in questa casa, la nostra casa comune, come nel Tempio di Gerusalemme sono entrati nuovi mercanti, che, per ragioni di profitto, e con il silenzio colpevole di tanti, ne hanno fatto un luogo di mercato. A ciò si aggiunge che Acerra, periferia della grande metropoli napoletana, sconta il prezzo di avere nel suo territorio l’unico inceneritore della Campania su cui si regge l’intero sistema di gestione dei rifiuti della regione. Per questa sommatoria di fattori inquinanti Acerra è diventata città simbolo delle tante periferie, sacrificate per il benessere di altri».
