1. Torquato Tasso: non solo autore della “Gerusalemme liberata”

Nella sala Dikens dell’Hotel continental di Sorrento, il 6-7 novembre 2026 (mattine e pomeriggi), si terrà il Convegno “Torquato Tasso nella cultura meridionale del Cinquecento”. Sponzorizzato da Esse 85 – Istituto Internazionale Torquato Tasso ETS- Associazione del Terzo Settore, che si occupa di Attività culturali e artistiche, il rilevante Convegno ha ottenuto  gli ambiti Patrocini di: Università della Campania Luigi Vanvitelli-Dipartimento di scienze politiche; Istituto Italiano per gli studi filosofici; Accademia Vivarium novum di Villa Falconieri in Frascati; Centro per la Filosofia Italiana (CFI), di cui sono il Vice-Presidente. Il CFI è un’Associazione culturale senza fini di lucro, che ha come finalità la promozione e lo studio della filosofia italiana; con sede prima a Montecompatri, nel Palazzo Annibaldeschi dal 2001, poi a Terni presso il Centro Ligorio Pirro, il CFI annovera tra i suoi soci professori universitari e di scuola media superiore; per questo il Convegno sorrentino è anche sulla Piattaforma Sophia: cod. 106684 : “Torquato Tasso nella cultura meridionale del Cinquecento”). Si ricorderà che il CFI avuto tra i suoi presidenti: Francesco Barone, Ludovico Geymonat, Franco Lombardi, Antimo Negri, Dino Cofrancesco, Giuseppe Prestipino, Pietro Ciaravolo, Teresa Serra. 

L’ottica peculiare dell’imminente Convegno sorrentino del 2026 persegue l’obiettivo di correlare la vicenda biografica, spirituale e letteraria del grande Torquato Tasso (Sorrento, 11 marzo 1544-25 aprile 1595, quando Torquato muore nel Convento di S. Onofrio, sul Gianicolo in Roma) con i vari aspetti della cultura partenopea e meridionale del Rinascimento. Il particolare riferimento sarà all’arte, all’architettura, alla musica, alla canzone, al teatro, allo spettacolo, alla filosofia e teologia, al folclore e ai costumi, al sapere naturalistico…, ma altresì all’organizzazione dei saperi militari degli imperi nella geopolitica italo-asburgica. 

Tra i ragazzi dei nostri Istituti superiori, il nome del poeta sorrentino evoca soprattutto il poema La Gerusalemme liberata, spesso comparata o contrapposta all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Ma Tasso non è soltanto l’Autore di quel poema, che egli peraltro rivide più volte (anche per scrupoli di tipo religioso), approdando al testo, incompiuto, della Gerusalemme conquistata.  Figlio del bravo poeta e letterato Bernardo Tasso (che operò alla corte salernitana di Ferrante Sanseverino), Torquato fu anche il pensatore molto ben inserito nella cultura meridionale e partenopea del Cinquecento. 

Piace ricordare, tra l’altro, che, quella dei tempi di Torquato Tasso, fu anche la Napoli della cultura alta espressa nelle Accademie (con rilevanti presenze culturali femminili); fu altresì una grande capitale letteraria, che riprese temi e intenti della letteratura classica, sia greca che latina, discutendo la questione della lingua, mentre, sul piano socio-politico, la società procedeva al confronto/conflitto con i Turchi ottomani (gli echi del conflitto sono presenti anche nella Gerusalemme liberata). 

A riprova dei legami affettivi e letterari di Torquato Tasso con quegli ambienti, quel calore, quella cultura e quei luoghi del Meridione, lo stesso Torquato – nella lettera del 10 agosto 1589, «informa Curzio Ardizio di essere malato, e di non poter ricopiare nulla…: ma, nell’attesa, teme di perdere l’occasione di recarsi ai “bagni di Pozzuoli”, o d’Ischia, come è accaduto in primavera. Reputa buoni anche quelli di Siena o altri in Toscana, e anche quelli “di acqua dolce”; ma precisa che per godere della comodità “de’ bagni” dovrebbe solo recarsi a Napoli…».

2. La “favola pastorale” del Tasso

Torquato Tasso è anche autore di poemi, scritti teorici, rime, teatro, poemi religiosi, dialoghi filosofici, trattati, discorsi, orazioni, opere in versi. Tra l’altro, egli scrisse la favola pastorale l’Aminta (che fu ance messa in scena): essa narra dell’amore, inizialmente non corrisposto, del pastore Aminta per Silvia, ritrosa al legame amoroso. Ai due protagonisti si accompagnano, rispettivamente, Tirsi (che è un po’ la maschera dello stesso Torquato Tasso) e Dafne: aventi entrambi il ruolo di guide più esperte nella maturazione e nella formazione sentimentale della coppia di giovani. L’impassibilità di Silvia di fronte al sentimento amoroso del pastore, rimasta costante anche dopo la liberazione, da parte di Aminta dalla tentata violenza da parte di un satiro, svanisce solamente di fronte all’annuncio della morte del pastore Aminta, apparentemente suicidatosi alla notizia della presunta morte di Silvia. Il Prologo dell’Aminta presenta, sulla scena, come si legge in italiano cinquecentesco, Amore in habito pastorale: «Chi crederia che sotto humane forme/ e sotto queste pastorali spoglie/ fosse nascosto un dio?».

Sì, in questi versi, come in tutti gli scritti di Torquato, si vede sempre all’opera un dio, seppur, stavolta, nascosto sotto le spoglie delle persone di un’opera pastorale. Un Dio, infatti, guida altrtesì l’essere umano ad affrontare il problema della liberazione del santo Sepolcro di Gerusalemme; oppure, come avviene nell’Aminta, è un dio a orientare il libero arbitrio della persona umana, messa alla prova dall’amore, nonché a dirigere il corso del rapporto tra natura e civiltà: un tema, questo, peraltro così vivo e discusso nel Cinquecento, che fu non solo la stagione di Torquato Tasso, ma anche di Giordano Bruno, di Bernardino Telesio e di Tommaso Campanella, di Giovan Maestro della Porta e di Vittoria Colonna, di Giovanni da Verrazzano e Francis Drake, di Teresa de Avila e di Roberto Bellarmino, di Francesco Saverio e di Filippo Neri… per non nominarne che alcuni.

Com’è noto, L’Aminta del sorrentino Torquato Tasso si presenta, ancor oggi, molto attuale, poiché ripropone il tema, tutto cinquecentesco, del rapporto tra potere civile e religioso, e libertà personale. Il primo tema dell’opera pastorale tassiana si può facilmente osservare nello sviluppo della trama della favola pastorale: Aminta ama Silvia, che invece non lo ama; la volontà amorosa di Aminta si scontra con quella di Silvia, il loro libero arbitrio deve misurarsi con le leggi dell’amore. Il secondo tema, quello del rapporto tra amore (natura) e onore (civiltà), viene affrontato particolarmente nel coro tra il primo e il secondo atto. Tasso imposta qui un’antitesi tra amore e onore, tra innocenza e corruzione, tra natura e civiltà e tra libertà e legge: «O bella età de l’oro,/ non già perché di latte/ sen corse il fiume e stilò mele il bosco;… ma sol perché quel vano/ nome senza soggetto,/ quel’idolo d’errori, idol d’inganni,/ quel che dal vulgo insano/ onor poscia fu detto…».

Quest’opera pastorale, ascritta dagli esperti alla forma teatrale nella vasta produzione tassiana – il cui testo abbiamo qui ricavato dall’edizione a cura di Davide Colussi e Paolo Trovato (Torino, Einaudi, 2021) – ha un lieto fine molto particolare e, per molti versi, attuale per la vita giovanile: infatti, esso sopraggiunge solo dopo che i due protagonisti hanno rinunciato ciascuno a qualcosa che apparteneva alla propria libertà originaria: amore e onore, natura e civiltà… non si presentano, quindi, come degli elementi contrapposti, ma come elementi di una relazione dialettica, che attendono soluzioni dalla libertà dello spettatore/lettore.

Cultura del Cinquecento significa anche questo, cioè dialettica e contrapposizione tra vari punti di vista, tutti compresenti, che non devono dare luogo a conflitti violenti, ma a serrate e argomentate discussioni.

Per Torquato Tasso, in modo particolare, il Cinquecento è cultura della discussione, che è uno dei modi di essere della cultura napoletana moderna: è la cultura dei seggi e del Popolo napolitano, che – come Torquato scrive in una lettera, mentre era “internato” come un folle, a Ferrara, nel 1579 -, potrebbe finalmente restituirgli felicità. Perciò il poeta chiede ai napoletani un favore: è il “figliuolo di Bernardo Tasso e di Porzia Rossi”, che sta scrivendo al Popolo di Napoli, facendo leva, appunto, sul proprio legame di sangue con la città e con il suo hinterland; Il suo obiettivo, perciò, s’indirizza ai Sedili (ovvero agli organi di governo amministrativo) e al popolo di Napoli, al fine di poter finalmente ritornare a svolgere liberamente la propria attività, cioè poter essere “restituito al commercio de le lettere”. Ecco anche perché è, oggi, così importante riqualificare tutte le sedi in cui si riunivano i Sedili di Napoli, ricordando che, anche nella città di Sorrento, il sedile Dominova attende una riqualificazione-restauro (come va insistendo l’Istituto Esse 85).

3. Il perché di un convegno tassiano a Sorrento

Finalmente anche l’Amministrazione comunale di Sorrento ha proclamato solennemente la splendida città di Sorrento: “Città di Torquato Tasso”, come leggiamo in una delibera: «L’anno duemilaventicinque, il giorno trenta, del mese di aprile, alle ore 15:16 nella sala delle adunanze consiliari della Casa Comunale, legalmente convocato dal Presidente del Consiglio,… si è riunito il Consiglio Comunale, convocazione unica ed in sessione ordinaria», e ha deliberato la «Intitolazione della Città di Sorrento a Torquato Tasso – “Sorrento, Città di Torquato Tasso”».

A tutto questo si è giunti anche perché, da anni, si celebra in Sorrento, grazie all’ostinazione culturale di Luciano Russo, una lunga tradizione di Convegni tassiani, spesso promossi (e quest’anno soltanto patrocinati) dal Centro per la filosofia italiana. Certo, Torquato non sembra, a prima vista, un filosofo in senso formale, anche se, come si è accennato, egli ha scritto ben 26 dialoghi filosofici, in uno dei quali entra in discussione con Marsilio Ficino, esponente di spicco del pensiero neoplatonico moderno.

 L’ottica peculiare del Convegno sorrentino del 6-7 novembre 2026 persegue, quest’anno, l’obiettivo di correlare la vicenda biografica, spirituale e letteraria del grande Torquato Tasso con i vari aspetti della cultura partenopea e meridionale del Rinascimento, con particolare riferimento all’arte, all’architettura, alla musica, alla canzone, al teatro, allo spettacolo, alla filosofia e teologia, al folclore e ai costumi, al sapere naturalistico, alla navigazione e alle contrapposizioni religiose (sia intra-cristiane che nei confronti dell’incombente Islàm…, ma altresì all’organizzazione dei saperi militari degli imperi nella geopolitica italo-asburgica. 

Nel 1503, in nome del re spagnolo Ferdinando il Cattolico, prende il potere, come primo Viceré spagnolo, Consalvo Fernández de Córdova, dando inizio, così, a un lungo periodo, durante il quale la città di Napoli perderà la sua indipendenza, che ritroverà soltanto nel 1734, con l’arrivo di Carlo III di Borbone. Gli Ordini religiosi hanno, frattanto, individuato i loro protettori, oltre che nelle famiglie patrizie, nella corte spagnola rappresentata a Napoli dai Viceré, anche se il continuo succedersi di costoro sul trono, determina un clima di incertezze interrotto, in un certo senso, nel 1532, con l’arrivo di don Pedro de Toledo, marchese di Villafranca (che governerà fino al 1553). 

Tra il 1544 e il 25 aprile 1595, si svolge l’arco esistenziale di Torquato Tasso, il quale ha a che fare, con la sua famiglia, proprio con questa felice e controversa stagione del re-inserimento del Regno di Napoli nell’orbita della monarchia ispanica e del successivo inquadramento tra i domini del vasto impero ispano-asburgico del nipote di Ferdinando il Cattolico. 

Carlo V d’Asburgo (Gand, 1500 – Yuste, 1558), re e imperatore, è tra gli indiscussi protagonisti della scena europea e mondiale di quest’età moderna, non soltanto in area meridionale: egli è signore di Spagna, Germania, Paesi Bassi, degli stati italiani legati al dominio iberico (come Milano, Napoli, Sardegna, Sicilia), nonché delle immense colonie latino-americane assoggettate alla Corona dai “conquistadores” a partire dalla fine del XV secolo. Carlo V realizza nei fatti, e grazie al concorso di fortunate combinazioni dinastiche, un potentato territoriale e politico di respiro universale, che influenzerà la cultura e le istituzioni religiose e culturali di Napoli e del meridione. Nei suoi anni infuria, tra l’altro, il “micidiale conflitto” della Chiesa di Roma con Lutero e i suoi seguaci, nonché con i diversi esponenti e propagatori della cosiddetta dottrina protestante, di cui si sentono gli echi (e i timori) anche nella produzione letteraria del sorrentino Torquato Tasso. 

La Napoli dei tempi di Bernardo e di Torquato, soprattutto nella stagione di don Pedro de Toledo, fu, tra l’altro, la città della penisola italiana che contava il maggior numero di abitanti musulmani, peraltro alla vigilia della battaglia di Lepanto. Nella capitale la presenza islamica era costituita prevalentemente da schiavi, che giungevano all’ombra del Vesuvio in seguito alle operazioni militari e alle razzie corsare delle flotte cristiane. Trasportati sul molo napoletano, i bottini umani erano venduti nel mercato cittadino alle élites.

Come illustreranno gli esperti nel corso del Convegno sorrentino (in ordine di interventi: Elisabetti Selmi, Silvio Mastrocola, Valeria Giannatonio, Domenico Palumbo, Giampiero Giampieri, Michele G. Bianchi, Gaetano Di Palma, Felice Pastore, Pasquale Natella, Giuseppe Reale, Francesco Caloia, Assunta Tramonti, Maurizio Maione, Pietro Boccia), nella stagione di Torquato maturano alcuni snodi filosofici, che illuminano i dialogi tassiani, rispetto a questioni cardinali di accesa discussione nella cultura accademica aristotelica e neoplatonica del secondo Cinquecento. Rispetto alla presunta «miscredenza» di Torquato, si riapre anche la partita dell’incidenza, sul poeta sorrentino, del naturalismo di Telesio e dei suoi eredi, dal Porzio al Quattromani, da Antonio Persio a Campanella e della sua divulgazione nel contesto del dibattito sulla fisica e la metafisica dello Studio padovano e ferrarese (nella più generale stagione di commento alla fisica aristotelica di Vincenzo Maggi e di Antonio Montecatini) e degli altri ambienti di frequentazione tassiana.

Ingresso al Convegno: libero (fino ad esaurimento dei posti), particolarmente per docenti di istituti medio-superiori e universitari, che potranno anche conoscere il volume degli Atti del Convegno tassiano del 2025, edito da la Valle del Tempo di Napoli (la presentazione è prevista nel tardo pomeriggio di sabato 7 novembre 2026).