“Si conclude un breve ma intenso vertice della NATO che assume particolare rilevanza in un momento nel quale lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema. Il vertice è chiaramente un’occasione per confrontarci con i colleghi, tanto sul lavoro che abbiamo fatto fin qui quanto su come rendere l’Alleanza Atlantica, che nasce come alleanza di difesa, di deterrenza,  ancora più forte, ancora più solida, maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo. E credo che in fondo sia questo il messaggio più importante del vertice di Ankara.” Così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella sua  conferenza stampa conclusiva del Vertice NATO 2026 a livello di Capi di Stato e di Governo dell’Alleanza Nord Atlantica, riuniti ad Ankara.

“La Nato è un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata arafforzarsi – ha detto la Presidente Meloni, specificando: “L’Italia condivide pienamente questi obiettivi. Questo approccio ha portato al vertice un’idea molto concreta di sicurezza, cioè una sicurezza che non riguarda solo gli equilibri geopolitici, ma che tocca la vita quotidiana dei cittadini. Perché oggi parlare di sicurezza lo abbiamo detto diverse in diverse occasione, non significa solamente parlare di difesa nel senso tradizionale del termine che pure importante ovviamente. Però significa anche parlare di protezione delle infrastrutture critiche della sicurezza energetica della cyber sicurezza e quindi della sicurezza dei dati delle famiglie delle imprese e delle pubbliche amministrazioni.”

 “Oggi investire in sicurezza significa rafforzare la capacità dello Stato di difendere i cittadini, ma di difendere anche la sua sovranità, la sua libertà – ha sottolineato la Presidente del Consiglio, ricordando: “Come ho ribadito in Parlamento, l’Italia si è presentata a questo vertice con una percentuale del 2,8 del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, registrando un aumento dello 0,71% rispetto all’anno precedente. Un aumento che riflette questa concezione più ampia della sicurezza nazionale e della resilienza strategica perché vogliamo chiaramente rispettare gli impegni. Ma lo faremo, e lo stiamo facendo già, però in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi stabilendo i modi,  le priorità in base al contesto e in base alle nostre possibilità.”

Un impegno quella della Presidenza del Consiglio portato avanti con la prerogativa della funzione di indirizzo con la convinzione che sia assolutamente necessario farlo, particolarmente in un tempo come questo che “chiama  l’Europa a garantire la propria sicurezza da sola e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno.”

 E quindi una questione di sovranità ancora prima che di difesa ha specificato la Presidente del Consiglio Meloni, puntualizzando che in materia di:

 Presenza Militare: l’Italia è la nazione NATO che offre il maggior numero di personale (quasi 3.000 militari) nelle missioni dell’Alleanza, confermandosi un fornitore di sicurezza credibile.

 Aree di Intervento: Il contributo italiano include l’attenzione al “fianco Sud” (Mediterraneo allargato come frontiera strategica), la disponibilità a intervenire nella crisi di Hormuz (previo passaggi parlamentari) e il sostegno convinto all’Ucraina, focalizzato sulla resilienza energetica e la protezione delle infrastrutture critiche.

 Nuove Sfide della Guerra Moderna e Sovranità Industriale:  Il discorso della Presidente Meloni ha evidenziato come la guerra stia cambiando, citando l’esempio dell’Ucraina dove droni economici possono distruggere carri armati costosi.

 La riflessione strategica si sposta, pertanto,  non solo su quanto investire, ma su come e su cosa investire:

 Controllo delle Filiere: “Aumentare le risorse senza garantire il controllo delle filiere fondamentali rischia di finanziare la propria dipendenza. Delle 12 materie prime critiche individuate dalla NATO, almeno sei sono controllate da un unico Paese (che in alcuni casi detiene il 70% della produzione).”Base Industriale: “È necessario rafforzare la base industriale e tecnologica europea, sviluppare capacità comuni e ricostruire le catene di approvvigionamento per garantire la sovranità.”

 Impatto Economico e Conclusione

 L’approccio italiano mira a far sì che gli investimenti in difesa restino nel territorio nazionale, rafforzando la ricerca, la tecnologia e l’economia locale. La sicurezza deve tradursi in lavoro qualificato e crescita per le imprese italiane, evitando di trasferire risorse all’estero.

 In conclusione, l’Italia partecipa all’Alleanza difendendo il proprio interesse nazionale e i propri tempi, ma con dignità e rispetto per gli alleati, come dimostrato anche dal recente bilaterale con il Presidente Erdogan su temi che spaziano dalla difesa al contrasto dell’immigrazione illegale.