Mentre la bonifica dell’ex Italsider resta un miraggio lungo trent’anni, il “cine-presidente” e la politica giocano a scacchi sulla pelle dei tifosi. Napoli merita uno stadio d’élite o l’ennesima incompiuta tra i veleni di Bagnoli?

NAPOLI – Benvenuti nell’eterno teatro dell’assurdo. Da una parte abbiamo Aurelio De Laurentiis, che un giorno sogna Hollywood e l’altro si scopre urbanista, proponendo di sradicare il Napoli da Fuorigrotta per trapiantarlo nel deserto (ancora tossico?) di Bagnoli. Dall’altra, la politica cittadina che, tra un brindisi e un proclama, prova a difendere il “tempio” dedicato a D10S, conscia che perdere la squadra significherebbe condannare il quartiere al declino.

Il bluff di Bagnoli: Cattedrale nel deserto?
L’idea di una “Cittadella dello Sport” su quei suoli che hanno visto fallire ogni promessa di rilancio dal 1992 ad oggi fa quasi sorridere, se non ci fosse da piangere. Parlare di uno stadio nuovo di zecca a Bagnoli entro il 2027 sembra l’ennesima sceneggiata. Chi pagherà per la bonifica accelerata? E soprattutto, vogliamo davvero trasformare l’area destinata al rilancio ambientale in una colata di cemento e parcheggi per i tifosi ogni domenica? Il rischio è servito: un progetto faraonico che finirà per restare un buco nel terreno, proprio accanto alle rovine dell’Italsider.

Maradona: un “monumento” che cade a pezzi
Dall’altro lato c’è il restyling del vecchio San Paolo. De Laurentiis dice che è “un cesso”, e forse non ha tutti i torti. Ma la colpa di chi è? Anni di manutenzioni fatte col contagocce hanno reso lo stadio di Fuorigrotta un reperto archeologico più che un impianto moderno. Eppure, l’idea di eliminare la pista d’atletica e avvicinare gli spalti al campo sembra la soluzione più logica e meno dispendiosa. Perché allora complicarsi la vita con Bagnoli? Forse perché un terreno di proprietà fa gola più di una concessione comunale?

Napoli divisa tra identità e business
I tifosi sono nel mezzo. C’è chi non lascerebbe Fuorigrotta per nulla al mondo e chi, stanco di sediolini sporchi e bagni impraticabili, sogna lo stadio “all’inglese”. Ma la vera polemica è politica: si sta usando il Napoli per coprire l’incapacità di risolvere il disastro di Bagnoli? O si sta usando Bagnoli per ricattare il Comune e avere il Maradona a prezzo di saldo?

La verità è che, mentre si discute di render e plastici, il tempo corre. Il 2032 (Europei) è domani. Se non si decide ora, Napoli resterà a guardare mentre Milano, Roma e Torino si godono il futuro. E noi? Noi resteremo a discutere sotto il murales del D10S, con un occhio al cantiere infinito di Bagnoli e l’altro a un Maradona che cade a pezzi.

Basta chiacchiere: Napoli non ha bisogno di promesse da set cinematografico, ma di mattoni e dignità