Per rilanciare il nostro sport preferito serve una progettualità diversa e al passo coi tempi. Milan, Napoli, Atalanta e Udinese esempi da seguire

di Sergio Curcio*

La nona giornata ha confermato le note positive ma anche quelle negative che le squadre top del campionato stanno vivendo. Il riscatto immediato di Milan e Lazio dopo le delusioni europee dicono di due squadre pronte per lottare al vertice fino alla fine ma ancora con dei limiti all’ esame europeo. La sconfitta della Juventus contro i rossoneri rafforza l’ idea di una crisi bianconera che non è solo figlia di mancanza di gioco e di idee o della presunta confusione di Allegri, ma ha ben altre radici interne e familiari. Le stesse vittorie risicate di Inter e Roma contro Sassuolo e Lecce confermano il permanere di diversi problemi anche tattici per Inzaghi e Mourinho, risolti solo dagli spunti di giocatori esperti come Dzeko e Smolling.Le note positive vengono da Udinese e Atalanta, nuove e belle realtà del campionato che nello scontro diretto hanno onorato spettacolo e classifica a suo di gol per un esaltante pareggio finale. Infine, la vittoria del Napoli a Cremona che ha proiettato i partenopei al primato solitario in classifica dopo una gara non senza difficoltà per la gagliarda prestazione dei ragazzi di Massimiliano Aldini capaci di bloccare sul pari Di Lorenzo e compagni fino a quindici minuti dal termine. Gli azzurri, però, hanno mostrato grande lucidità e saggezza tattica nonostante siano emersi qualche affanno atletico in termini di poca velocità della manovra dovuti agli impegni ravvicinati e di alta qualificazione prestativa che richiedono il massimo sforzo atletico e mentale da parte degli uomini di Spalletti in Italia e in Europa.

Napoli, Atalanta, Milan, Udinese e Lazio sono davvero il nuovo che avanza grazie ad una oculata e nuova politica societaria? Il Napoli profondamente rinnovato e ringiovanito dopo l’addio alle sue icone, la freschezza e la voglia di imporsi di collettivi giovani come Milan, Atalanta e Udinese sono di certo le vere novità della stagione Società che, come accade all’ estero guardano alla qualità più che alla carta d’identità o all’esperienza dei giocatori da acquistare.

Si è sempre detto, criticando, che in Italia manca il coraggio di lanciare i giovani e trovate un modello societario e calcistico fatto di idee più che di nomi, come se ci fosse una diffidenza specie nei club più blasonati a imboccare strade nuove che condiziona scelte e strategie, puntando su top player e la loro esperienza anche quando sono nella loro parabola calcistica discendente. In Europa è stata la qualità il valore che ha sempre determinato le gerarchie, senza barriere o preclusioni per dirigenti e allenatori.Così il ricambio generazionale è stato favorito dalla capacità di creare nuovi patrimoni puntando sui giovani e sul vivaio. In Italia ci si è sempre fidati poco dei giovani da parte di dirigenti e soprattutto allenatori, puntando piuttosto sull’usato …sicuro.Ma qualcosa sta cambiando e l’attuale classifica con Inter e Juventus, date per favorite alla vigilia, e ora distanti rispettivamente 8 e 10 punti dalla capolista e 5 e 7 punti dalla zona Champion lo conferma. La grave crisi economica dovuta non solo -ma anche- alla pandemia ma soprattutto allo sperpero di denaro da parte delle due società sopracitate, con investimenti sbagliati e giovani di prospettiva pagati profumatamente e troppo in fretta ritenuti non all’ altezza e svenduti, ha. Indotto molte società a invertire una china pericolosa. Ridimensionamento del budget anche in termini di ingaggi e ricerca della qualità in giovani e nel gioco, nella forza del collettivo più che in quella del singolo fuoriclasse. Così sono stati formati il Napoli d Kvaratskhelia e Raspadori, Osimhen,l’Atalanta di Scalvini, Ruggeri,Soppy e Lookman, l’Udinese di Samardzic,Udogie e Beto,   il Milan scudettato di Tonali, Brahim Diaz, Kalulu, Gabbia e del fenomeno Leao.Giovani, guidati in campo da un paio d’uomini di esperienza, che stanno facendo la differenza non solo nei risultati, ribaltando, per ora, le gerarchie della vigilia di campionato. Così come anche la Lazio, senza fare acquisti da urlo, ha sposato il “sarrismo” mantenendo le sue 2/3 individualità di spicco ma calate e coinvolte totalmente nell’idea di gioco di un allenatore che ha bisogno di tempo e disponibilità al lavoro per realizzarla, pazienza che in casa Juve non c’è stata nonostante lo scudetto vinto in pieno Covid, per l’arroganza dei senatori dello spogliatoio   ma non solo. Si vede, insomma, qualcosa di diverso nella progettualità di alcuni club, un modo diverso più moderno di fare calcio anche dietro la scrivania che, se seguito anche da altri club, può diventare la strada da seguire per riportare il nostro calcio al livello degli anni 80′-90′,nella scia degli attuali Bayern,Real Madrid ,Manchester city, o del nuovo Barcellona completamente rifondato. Per questo, a nostro sommesso avviso, non è solo un caso che le più “mature” Inter e Juventus abbiano delle difficoltà a tenere il passo di formazioni più giovani e decise, più coraggiose e all’occorrenza più sfacciate per la voglia di vincere.

*giornalista sportivo

6 pensiero su “Serie A: il campionato di calcio propone nuove gerarchie”
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