L’Editoriale del Direttore –

Ci siamo occupati recentemente, su queste pagine, della situazione gravissima della Francia con devastazione di intere città, ben più gravi degli anni delle rivolte studentesche degli anni 70. E prima ancora abbiamo assistito a quel che è accaduto in Spagna con folle oceaniche per strada a contestare le politiche del Governo ultra progressista di Sanchez. Temevamo una sorta di contagio del virus della protesta selvaggia anche in Italia. E i segnali erano non proprio flebili se è vero, com’è vero, che in tanti a sinistra si chiedevano pubblicamente e con dichiarazioni deliranti perché non si fosse ancora accesa la miccia della rivolta anche nel nostro Paese. Irresponsabilmente si faceva un tifo da stadio perché si attuasse un’autentica mobilitazione di quei soggetti dell’area anarco-insurrezionalista e dei centri sociali nelle grandi città italiane. Tanto per creare quel “clima giusto” di paura e di contrasto violento con le Istituzioni. I commentatori più disparati e accreditati si affannavano però a dichiarare che in Italia la situazione socio- politica ed economica era ben diversa da Spagna e Francia e che sarebbe stato oltremodo difficile, se non inspiegabile, replicare quegli scontri e quella violenza urbana cui abbiamo assistito e stiamo ancora vedendo sulle rive della Senna e nelle maggiori città d’oltralpe, tanto da costringere il Governo a dichiarare il coprifuoco in diverse realtà urbane, Parigi compresa. Cosa ha prodotto questo corto circuito anche in Italia? Cosa ha spinto migliaia e migliaia di scatenati rivoltosi a mettere a ferro e fuoco Milano, Bologna, Torino? Quali sono state le “rivendicazioni” avanzate dai giovani e meno giovani che hanno paralizzato e vandalizzato queste città italiane? Partiamo dagli studenti liceali: ci si lamenta delle classi pollaio che in realtà in Italia non esistono più. E da tempo immemore. Vuoi per il calo delle nascite degli ultimi 30 anni che hanno addirittura prodotto la chiusura di intere scuole o l’accorpamento delle sedi scolastiche. Con non poche difficoltà, piuttosto, di mantenimento della cattedra per gli insegnanti che si sono ritrovati senza alunni e con difficoltà a formare le classi ad inizio degli anni scolastici. Dunque un argomento davvero poco credibile che, invece, costituisce certamente un problema reale in Francia. Ma da noi assolutamente privo di fondamento. Gli studenti hanno lamentato inoltre, condizioni più che precarie del patrimonio edilizio delle scuole pubbliche su tutto il territorio del nostro Paese. Con situazioni di estremo pericolo per i frequentatori dei plessi scolastici in ragione dei gravi dissesti e del degrado generalizzato del patrimonio edilizio delle nostre scuole. Altra vergognosa bugia che può essere confutata immediatamente consultando i numeri del Ministero dell’Istruzione in ordine agli interventi di ristrutturazione e risanamento di oltre 14 mila edifici scolastici interessati da interventi di riqualificazione, messa in sicurezza anche antisismica e di efficientamento energetico su tutto il territorio nazionale. Ma non basta! Grazie al PNRR è stata finanziata una misura ad hoc per la costruzione ex novo di oltre 216 nuove scuole pubbliche con particolare riferimento alle regioni meridionali che, indubbiamente, ne avevano un maggiore bisogno. Queste scuole sono state ricostruite completamente laddove insistevano i vecchi plessi scolastici per cui un intervento di riqualificazione complessivo sarebbe costato ancor più di una nuova costruzione con parametri nuovi e moderni, anche di sicurezza e dotati di ogni infrastruttura necessaria. Palestre, laboratori scientifici, ambulatori di pronto soccorso, sistemi antincendio sofisticati e chi più ne ha, più ne metta. Quasi tutti gli interventi di nuova costruzione risultano completati. E gli altri saranno pronti dal prossimo anno scolastico. Per finire un capitolo a parte va dedicato alle scuole dell’infanzia. Tra finanziamenti dello Stato e programma PNRR sono stati realizzati 173.000 nuovi posti in asilo e asili nido. Oltre all’efficientamento delle mense scolastiche, palestre e infrastrutture sportive presenti nelle scuole italiane e non adeguatamente utilizzate o vandalizzate. Detto questo, passiamo ad analizzare le follie delle rivendicazioni degli studenti universitari. Prima considerazione: anche gli universitari si sono lamentati delle condizioni “vergognose” dei nostri Atenei. Peccato che in tutta Italia gli edifici universitari siano ospitati in edifici di enorme pregio storico-architettonico, che hanno visto interventi di riqualificazione e ammodernamento strutturale continui e complessi (trattandosi di edifici storici). A Napoli, in particolare, a queste sedi prestigiose di taluni Atenei cittadini,  (pensiamo solo per un attimo all’Università Partenope ospitata nei bastioni del Maschio Angioino, o il Suor Orsola Benincasa, ospitato in un convento meraviglioso sulla collina del Corso Vittorio Emanuele o la Facoltà di Agraria ospitata nella residenza estiva dei Borboni nel castello di Portici e tanti altri edifici che per brevità non citiamo) si sono aggiunti nuovi edifici e nuovi complessi universitari come Monte San Angelo nel quartiere di Soccavo, modernissimi e dotati di ogni strumento didattico necessario. Oppure la nuova e prestigiosa sede delle facoltà scientifiche della Federico II° nell’edificio appositamente ristrutturato della fabbrica ex Cirio in San Giovanni a Teduccio, ove si concentra anche la fondamentale attività della ricerca scientifica universitaria.

Un’altra richiesta folle e assolutamente pretestuosa è apparsa quella avanzata dagli universitari per avere più posti letto per gli studenti fuori sede.  Una richiesta quanto meno giunta fuori tempo massimo se è vero, come è vero, che in ogni città sede di facoltà universitarie sono state costruite ex novo o ristrutturati per la bisogna, numerosi edifici per ospitare studenti fuori sede. Solo a Napoli, per fare un esempio e solo perché a noi ovviamente noto, sono stati inaugurati edifici per 1624 posti letto. E in tutta la Campania, nelle città sedi universitarie, i posti letto superano gli ottomila. Mentre il dato complessivo dei posti letto per studenti fuori sede creati in tutta Italia supera i 63.400 posti, grazie al Piano di Housing del PNRR , con questi posti letto già assegnati o consegnati entro il nuovo anno accademico. Ma, per dovere di cronaca informiamo che ancora a Napoli, il prossimo 4 novembre, sarà inaugurata la “Bridge Towers University” presso le ex torri del Banco di Napoli, al Centro Direzionale, trasformato in studentato universitario per 610 posti letto, con 310 camere doppie modernissime da fare invidia ai migliori alberghi cittadini.

A questo punto e dopo queste doverose precisazioni e informazioni per i nostri lettori che “smontano” sul nascere le argomentazioni pretestuose utilizzate dai rivoltosi di Milano e non soltanto, non ci rimane che compiere una riflessione sui reali motivi delle proteste giovanili di questi giorni.

E’ fin troppo evidente che queste manifestazioni violente hanno interessato molti paesi europei chiamati a breve a rinnovare il parlamento nazionale con nuove elezioni legislative. E questo è un dato ormai accertato e incontrovertibile. La Spagna, con le dimissioni del Premier progressista Sanchez, si avvia a celebrare le elezioni politiche il prossimo 29 Novembre.  In Francia le consultazioni elettorali per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica si terranno il 18 Aprile del prossimo anno. E in Italia, le nuove elezioni politiche per il rinnovo di Camera e Senato sono previste con lo scioglimento delle Camere a fine Legislatura. (giugno 2027). Mi sembra davvero una “coincidenza” piuttosto sospetta che le manifestazioni di protesta scoppino tutte nello stesso momento e in analoghe circostanze di appuntamenti elettorali nazionali. Ed è altrettanto sconcertante, ma prevedibile, che lo schieramento della cosiddetta sinistra progressista, in Italia come in Spagna e in Francia soffi sul fuoco delle proteste giovanili, anzi le incoraggi senza ritegno e fin troppo apertamente, per poter affrontare queste campagne elettorali in un clima “devastato” e condizionato da conflitti sociali, rivendicazioni pretestuose e fuor di luogo, soprattutto se si pensa che caro vita, inflazione e carenza di combustibili (altri temi di scontro avanzati ) siano causati dalle inefficienze dei governi nazionali e non piuttosto da eventi straordinari e imprevedibili scaturiti dai conflitti che insanguinano l’Europa da oltre 4 anni, o la crisi medio orientale iniziata con le stragi del 7 ottobre 2023 in Israele e i successivi attacchi americani sull’Iran. Con riflessi inimmaginabili sul mercato del petrolio controllato dai paesi dello stretto di Hormuz, Iran in primis. In questo contesto oltremodo catastrofico e duraturo, ogni Paese ha cercato di porre rimedi. Pannicelli caldi, direte voi, ma c’é veramente molto poco da mettere in campo per arginare il blocco delle importazioni di greggio dai paesi produttori con le ritorsioni internazionali dell’Iran e i suoi alleati che colpiscono i mercati di tutto il globo. Stati uniti compresi che il petrolio pure lo producono. Situazioni contingenti, dunque, ma irrimediabili se non si rimuove il blocco e il libero transito delle petroliere nello stretto di Hormuz. Staremo a vedere……..