NOTE INFORMATIVE ED AGGIORNAMENTI SULLE RICERCHE IN CORSO
Dal 4 al 7 agosto 2025, in base agli elementi documentari offerti dallo studioso rumeno Cristian Tufan con la sua ipotesi di traduzione dell’epigrafe presente nella Cappella Turbolo del Complesso Monumentale di S. Maria la Nova a Napoli, in qualità di Direttore ho provveduto ad ivi ispezionare l’area sottostante con l’apertura della botola marmorea presente nella pavimentazione. La traduzione del dott. Tufan ha, infatti, indicato sia la presenza di una data di eventuale decesso e sepoltura – il 20 novembre 1480 – e sia ha evidenziato lo stile narrativo del testo come per un elogio funebre, che lasciano intendere che una sepoltura possa essere stata compiuta in corrispondenza di questo medesimo luogo, prima delle trasformazioni architettoniche e funzionali avvenute anella seconda metà del XVI sec.
La botola a sinistra della pavimentazione è esattamente parallela ad una simile, collocata invece a destra, e non apribile; tutto l’assetto della Cappella Turbolo è perfettamente squadrato e simmetrico nella composizione marmorea della pavimentazione, lasciando intravedere uno spazio vuoto a destra proprio di fronte all’eretto momento funebre, datato 1575, e dedicato alla memoria dei coniugi Bernardino e Giovanna Rosa Turbolo. Sin dall’inizio delle mie ricerche, la lastra tombale di sinistra ha sempre suscitato il mio interesse, poiché era evidente che fosse stata adattata sul lato lungo di sinistra – come da documentazione fotografica – per rendere ancora possibile la sua apertura, anche dopo la costruzione del menzionato monumento funebre addossato alla parete di sinistra. L’apertura ha confermato queste precedenti deduzioni:
– Si viene introdotti in uno spazio unico a volta, inaccessibile e non comunicante con altri ambienti sottostanti e vicini per medesime funzioni sepolcrali.
– Una scala in muratura è stata costruita esattamente in corrispondenza di questa botola, come unica via di accesso, ed il monumento funebre del 1575 si sarebbe adattato ad una pavimentazione già esistente, come è visibile dalla documentazione fotografica a botola aperta, poiché la lastra di apertura è stata sensibilmente ridotta dall’azione di uno scalpello per renderla apribile; la pavimentazione marmorea attualmente visibile non nasconde un livello decorativo inferiore e, quindi, potrebbe essere preesistente alle variazioni commissionate dalla Famiglia Turbolo; il monumento funebre, infatti, si sarebbe adattato agli spazi preesistenti, riducendo anche la larghezza del lato minore della bordatura decorativa di sinistra rispetto a quella medesima simmetrica di destra.
– Tale annotazione architettonica di una preesistenza sarebbe funzionale a documentare un’area cimiteriale pregressa all’adozione da parte della Famiglia Turbolo nella seconda metà del XVI sec.
– Il vuoto nella volta dallo spazio d’accesso della botola doveva essere più ampio, presumibilmente rinforzato e ridotto per sostenere il peso del monumento marmoreo dei Turbolo.
– Si è avuto accesso nella camera sepolcrale sicuramente il 6 gennaio del 1925 – o in giorni, mesi ed anni immediatamente successivi – poiché un ritaglio datato de Il Mattino è stato trovato sul terrapieno con all’interno delle ossa.
– Da una prima osservazione, le bare presenti, per quanto consumate dal tempo e dall’umidità, sono almeno una decina. Negli scolatoi sono visibili ed accatastati diversi resti di ossa, presumibilmente umane, con vari residui anatomici di femori e di mascelle.
– Una diffusa polvere scura copre buona parte della superficie calpestabile ed è residuale della dissoluzione delle bare lignee avvenuta nel corso dei secoli.
– Quello che appare singolare è che nell’angolo destro della camera sepolcrale – in corrispondenza con l’epigrafe superiore – delle superfici murarie sono state divelte, come da diffusi residui murari ritrovati a terra in varie parti e da noi fotografati e conservati. Potevano trattarsi forse degli scolatoi divelti e ritrovati a terra, anche se alla base della muratura sono osservabili due piccole cavità di ancoraggio di pesi superiori non determinabili. Sembra, dunque, che qualcosa sia stato inspiegabilmente rimosso in questa zona di destra.
– Al centro vi è uno scolatoio preminente, poiché vi è appoggiato un blocco tufaceo decorato, parzialmente visibile, probamente con l’immagine di due delfini o di un’ancora.
– In corrispondenza una piccola cassetta con bordature e decorazioni di metallo dorato è ivi sotterrata e dall’esterno parzialmente visibile.
Questi sono i dati riassumibili da una prima osservazione e documentati anche fotograficamente, la cui ulteriore ispezione ed analisi saranno possibili solo dopo la richiesta delle dovute autorizzazioni alle autorità locali competenti.l testo integrale dell’iscrizione, in traduzione italiana, verrà diffuso per la prima volta in Italia con il libro a cura di Giuseppe Reale Il Codice La Nova. Alla ricerca di Vlad III di Valacchia tra Romania ed Italia, edito da IOD, e che sarà presentato al Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova il prossimo 14 settembre alle ore 11.30.
Il 4 ottobre l’autore della traduzione, Cristian Tufan, e Mircea Cosma saranno presenti a Napoli, per esporre e così confermare la loro ipotesi di studio nel corso di una conferenza.
Giuseppe Reale, direttore del Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova (Napoli)
