Le ultime novità emerse dal tavolo tecnico del Ministero dell’Economia e delle Finanze non modificano la sostanza della questione che vede 1.100 i Comuni italiani destinati al passaggio obbligatorio forzato ad AMCO, la credit management company che opera per facilitare il riequilibrio finanziario, focalizzando il suo ruolo sistemico nella gestione dei crediti deteriorati.
Se è vero che la pressione ha indotto il MEF a cedere sulle prime rivendicazioni, modificando i criteri tecnici e abolendo il tasso d’obbligo, la mobilitazione nazionale a tutela dell’autonomia locale prosegue, fa sapere l’ ASMEL l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, impegnata a sostenere le ragioni dei Comuni.
La lettera aperta indirizzata al Ministro Giancarlo Giorgetti continua a registrare un numero crescente di adesioni. Ai 332 Comuni calabresi uniti nel no iniziale si affiancano già i primi 140 Sindaci firmatari da ogni parte d’Italia.
I Sindaci che intendono opporsi al centralismo e salvaguardare i propri bilanci possono sottoscrivere l’appello direttamente tramite il link diretto alla lettera aperta accedendo al sito dell’ ASMEL
Cosa cambia dopo l’ultimo vertice al MEF
Il Ministero ha impresso un’accelerazione decisiva per sbloccare l’operazione AMCO. Il piano prevede l’inserimento delle nuove regole sotto forma di emendamento all’interno del Decreto Legge 107/2026 (DL Infrastrutture e PNRR) attualmente all’esame della Camera. Il testo introduce due modifiche tecniche:
- Nuovo parametro di calcolo: il MEF ha accantonato la soglia del 17,5% che imponeva il passaggio ad AMCO sulla base sul semplice tasso di riscossione. Il nuovo indicatore prenderà in considerazione la “percentuale triennale di smaltimento dei residui”.
- Definizione dell’obiettivo: si intende aggredire un “mare magnum” di 27 miliardi di euro di crediti deteriorati dei Comuni. Di questo pacchetto (che comprende tributi, canoni idrici, multe stradali e sanzioni edilizie), circa 10 miliardi sono valutati dal Tesoro come ancora recuperabili.
- Sanatorie e tagli al Fondo di Solidarietà: per piegare le resistenze degli enti locali, il MEF vuole inserire nel testo della legge primaria un sistema sanzionatorio durissimo. I Comuni che non raggiungeranno le soglie di smaltimento residui e rifiuteranno il passaggio ad AMCO subiranno tagli diretti al Fondo di Solidarietà Comunale.
Le ragioni della protesta di ASMEL
“Nonostante le modifiche tecniche – rileva l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali – l’impianto della riforma conserva la sua natura dirigista e sanzionatoria, contro cui i Comuni continuano a fare fronte comune:
Il passaggio dal tasso di riscossione allo smaltimento residui non riduce la platea dei circa 1.100 i Comuni italiani destinati al passaggio obbligatorio forzato ad AMCO.
E resta il paradosso della “Consip della riscossione”. AMCO – specifica l’ASMEL -non possiede le strutture per gestire in proprio il recupero crediti sul territorio. Agirà come una centrale di committenza, appaltando i servizi a soggetti privati tramite maxi-gare tipo CONSIP, perseverando su un modello centralista e dirigista i cui guasti i Comuni hanno tante volte denunciato. Per non parlare del rischio del paradosso operativo: un Comune – commissariato per le scarse performance del proprio concessionario locale – rischia di vederselo imporre da AMCO perché aggiudicatario del bando centralizzato.
Infine l’inclusione di entrate strettamente legate alle dinamiche territoriali (come sanzioni edilizie, ambientali e codice della strada) all’interno di un meccanismo di recupero centralizzato ignora completamente la complessità amministrativa dei piccoli e medi Comuni.
La difesa dell’art. 119 della Costituzione e dell’autonomia organizzativa e finanziaria dei territori richiede fermezza. ASMEL invita tutti i primi cittadini a non abbassare la guardia e a formalizzare il proprio sostegno alla campagna prima della conversione in legge del decreto.”
