L’inflazione potrebbe calare più rapidamente del previsto. Sono in discesa i prezzi di energia e materie prime. Al momento anche i più scettici lasciano spiragli sulla possibilità che il deficit nazionale per il 2023 sia contenuto al 4,5%. Per la Legge di Bilancio, tuttavia, sono disponibili poco più di trenta miliardi. Non è poco per mantenere gli impegni elettorali assunti dalla coalizione che ha vinto largamente le elezioni? Lo chiediamo ad Anna Lepre, Direttore del Centro Studi Lepre Group.

La montagna ha dunque partorito un topolino?

Innanzitutto stanziare più di trenta miliardi è operazione tutt’altro che trascurabile. E, tuttavia, la domanda ha senso se si guarda alle prospettive concrete di fornire risposte adeguate a raggiungere i traguardi fissati dal nuovo Esecutivo. Venti miliardi saranno infatti destinati ad attenuare gli oneri della bolletta energica per famiglie e imprese. Una buona parte di quanto avanzerà sarà utilizzato per spese già disposte da decisioni del governo Draghi. Insomma per l’obiettivo della riduzione della pressione fiscale resterà davvero poco.

Un passo indietro, dunque?

Non direi proprio. Non dimentichiamo che questo governo si trova a fronteggiare una crisi politica ed economica mai registrata in queste dimensioni dal secondo dopoguerra. È inoltre evidente che un programma di governo non si realizza con una Legge di Bilancio ma in un arco pluriennale. Ci sarà tempo per abbassare il peso del fisco. Diciamo che per il prossimo anno, gioco forza, il beneficio sarà meno tangibile, anche se l’annunciata riforma del reddito di cittadinanza, limitando il campo dei beneficiari, dovrebbe consentire di trovare risorse che contribuiranno ad abbassare di qualche punto il cuneo fiscale.

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze si è opposto a ipotesi di ulteriori squilibri…

E ha dimostrato che le espressioni di stima rivoltegli dal suo predecessore Franco all’atto del trasferimento di consegne erano ben risposte. Con saggezza, Giancarlo Giorgetti ha adottato il principio che qualsiasi riduzione delle imposte debba essere compensata da minori spese o maggiori entrate. Questo atteggiamento rafforza l’immagine dell’Italia come Paese affidabile sul piano internazionale anche in termini di gestione delle pubbliche finanze, oltre che per le scelte di campo.

D’altra parte, la prudenza di Giorgetti è in linea con le più recenti affermazioni della Presidente del Consiglio, non trova?

Pienamente d’accordo. Giorgia Meloni, quando ha più volte ribadito la collocazione dell’Italia al fianco degli alleati occidentali sulla questione della guerra in Ucraina, sottolineando anche con fermezza l’appartenenza all’Unione Europea, ha in qualche modo posto le premesse anche per la prudente gestione della manovra di fine anno coordinata da Giorgetti. D’altro canto, che la successione al governo Draghi non sarebbe stata così traumatica lo si è visto fin dall’inizio, con le numerose e proficue relazioni tra nuovo e vecchio leader che l’hanno preceduta. 

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