di Anna Lepre*


L’uomo è mortale, ma ciò non giustifica l’ipocrisia di chi, a ogni tragedia come quella di Ischia, sostiene che dipende da eventi naturali inevitabili, contro cui poco può fare la collettività.

I numeri, impietosi, fanno giustizia della demagogia. A fornirceli è l’ultimo rapporto sul dissesto idrogeologico elaborato dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

Tra il 2017 e il 2021 “la superficie nazionale potenzialmente soggetta a frane e alluvioni è aumentata rispettivamente del 4 e del 17%”. Nel 2021 si è registrato in Italia il valore più alto di consumo del suolo degli ultimi dieci anni: 19 ettari al giorno. Si è giunti a quasi 70 chilometri quadrati di coperture artificiali.  Il responsabile dell’inventario Ispra dei fenomeni franosi, Alessandro Trigila, ha chiarito che, su 14 milioni di edifici, quelli situati in aree a pericolosità di frane molto elevata sono oltre 565 mila.

Come si vede, il rischio aumenta con l’edificazione incontrollata. Su fronte opposto, ben poco si fa per fronteggiarlo. I soldi destinati all’emergenza e agli aiuti per le aree colpite sono quattro volte superiori a quelli finalizzati alla prevenzione. Dal 1999 al 2022 l’importo per mitigare il rischio idrogeologico è stato complessivamente pari a 9,5 miliardi. Nel solo 2013 i fondi assegnati alle aree colpite sono ammontati a 13,3 miliardi.

Una svolta è prevista col il Pnrr, che stanzia 2,5 miliardi per contrastare il dissesto idrogeologico, ma finora di questi soldi non è stato speso neppure un euro. Come è accaduto per l’imponente e mai realizzato programma decennale di investimenti per ben 31 miliardi, di cui 1,5 mirati proprio alla mitigazione delle frane nella regione Campania.

Se l’andazzo non fosse stato questo, si sarebbero potute evitare le vittime innocenti di Ischia? La risposta non può essere data in questa sede. Ma una cosa si può sottolineare. L’Italia è l’unico Paese europeo a non essersi ancora dotato di un piano di adattamento ai cambiamenti climatici.

Prendersela con il destino, insomma, significa voltare le spalle alle responsabilità di una classe politica nazionale e locale che preferisce rincorrere i consensi elettorali piuttosto che affrontare i problemi alla radice. Come fece il primo governo Conte, quando con il decreto Genova dispose un condono per sanare alcuni abusi edilizi commessi a Ischia. Le norme possono essere modificate e rese permissive oltre qualsiasi regola di buonsenso, ma il corso della natura non se ne dà per inteso e continua il suo cammino di distruzione.

*Direttore Centro Studi Lepre Group

2 pensiero su “L’opinione: La tragedia di Ischia: perché è ipocrita dire ‘era destino’”

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