“A conclusione di questa tre giorni che ha dato risposta alle osservazioni di due uomini, di due protagonisti, Paolo Del Debbio e Pupi Avati che ci hanno sollecitato a rinforzare l’identità di Forza Italia, che ha un’identità. Avati ha detto che non emerge abbastanza bene questa identità, Del Debbio ha detto che però c’è questa identità.
E il manifesto che noi oggi diffondiamo, che è frutto di un lavoro molto lungo, serve a dare più forza alla nostra identità.” Così il segretario nazionale di Forza Italia, Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e vice presidente del Partito Popolare Europeo, Antonio Tajani nel discorso di chiusura della Festa di Forza Italia che ha visto declinare nella tre giorni alle Terme di Telese in tutte le denominazioni il concetto di libertà, dalla burocrazia, allo sviluppo, all’esercizio dell’attività d’impresa, alla giustizia con tanti ospiti, rappresentanti di aziende, amministratori di grandi gruppi, del mondo della politica e dell’informazione.
“Abbiamo deciso di scrivere il manifesto – ha detto Tajani – perché vogliamo rimarcare in maniera chiara la nostra identità. Siamo Forza Italia, abbiamo una storia, abbiamo un futuro, abbiamo un punto di riferimento in Silvio Berlusconi e tutti gli altri punti di riferimento che sono nel nostro Pantheon sono tutti uniti da una sola parola: libertà.”
“Vogliamo – ha specificato – far sapere chi siamo, cosa vogliamo, come la pensiamo e ribadire e che siamo differenti dagli altri, anche dai nostri alleati. Essere alleati non significa essere la stessa cosa. Noi siamo una grande forza cristiana, liberale, riformista, garantista, europeista e atlantista.
Lo dobbiamo dire in maniera molto chiara. E questa forte identità dobbiamo manifestarla, raccontarla, ma anche trasformarla in atti politici concreti, ogni giorno, facendo capire chi siamo, quando si fa la legge finanziaria, quando si parla delle prospettive, perché il modello d’Italia che abbiamo può essere diverso dagli altri. E allora diciamo che noi vogliamo meno Stato, vogliamo meno tasse, vogliamo più crescita, vogliamo sostenere le imprese. Ma siccome nel nostro Pantheon non ci sono soltanto, fra gli altri, Einaudi e Reagan, ci sono anche persone come madre Teresa di Calcutta, perché ci richiama l’attenzione a quelli che stanno peggio. Quindi noi dobbiamo guardare anche a quel mondo.”
Forza Italia si propone come difensore di ceto medio e imprese, considerato la “colonna vertebrale” del Paese, e vuole favorire chi è in difficoltà, affinché possa raggiungere questa condizione di virtuoso tessuto trainante di crescita socioeconomica. Sostiene una riduzione delle tasse, in particolare sull’IRPEF e sui redditi più bassi, insieme a misure per incentivare l’attività d’impresa e lo sviluppo economica. Con principi di equità sociale, accanto al sostegno al mondo produttivo, richiama l’attenzione verso chi ha stipendi molto bassi e verso i più deboli, proponendo detassazioni mirate e investimenti prioritari in sanità e lavoro.
“Una forza come la nostra – ha affermato il segretario di Forza Italia e vice presidente del Partito Popolare Europeo – deve essere la grande sostenitrice del ceto medio, con l’obiettivo di difenderlo, ma anche di far crescere chi è sotto la soglia della povertà per farlo diventare ceto medio. Quando in manovra noi diciamo che bisogna abbassare le tasse, bisogna ridurre l’IRPEF dal 35 al 33 per cento, allargando la base fino a 60 mila euro, diciamo che che chi produce, le partite IVA, i lavoratori che non hanno grandi stipendi ma che sono la colonna vertebrale del nostro Paese è perché il ceto medio è la forza trainante del nostro Paese. Senza di esso non saremmo la seconda potenza industriale, non saremmo la quinta potenza commerciale del mondo. Diciamo anche che vogliamo detassare gli stipendi più bassi, cioè quelli di coloro che guadagnano tra i sette euro e mezzo e i nove euro l’ora. Se dobbiamo spendere 5 miliardi, meglio spendere per chi guadagna meno, meglio spendere per la sanità e poi pensare alla rottamazione. Prima pensiamo ai più deboli, pensiamo alla sanità e poi agli altri”
Nel suo intervento il segretario di Forza Italia, vice presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri, antonio Tajani – ha inoltre affrontato il tema di banche e credito, respingendo la tassazione sugli “extraprofitti”, giudicata arbitraria e dannosa per la fiducia dei mercati, evidenziando la distinzione tra grandi banche e realtà locali, come le BCC e popolari, considerate essenziali per finanziare i piccoli imprenditori.
“Che cos’è un extraprofitto?” – ha domandato Tajani, argomentando: “Non lo sa nessuno, non è scritto da nessuna parte, è una cosa un po’ da partito comunista dell’Unione Sovietica. Noi diciamo che non devono essere tassati gli extraprofitti delle banche perché non esiste l’extraprofitto.”
“Non diciamo che le banche devono fare quello che pare a loro. Diciamo che le banche devono pagare le tasse, come tutti gli altri, in proporzione a quello che guadagnano e, visto che hanno guadagnato anche negli ultimi anni, possono partecipare al bilancio dello Stato con un’azione forte anche da parte loro. Ma questo significa – ha specificato il segretario di Forza Italia, Ministro degli Esteri, vice presidente del Consiglio e del PPE, affermando emblematicamente il carattere dello stile politico di Forza Italia, improntato alla valorizzazione del principio del dialogo con tutti, compresi avversari -dialogare con le banche. Il principio del dialogo è un principio che deve portare a ottenere dei risultati. Perché se io faccio una vessazione contro le banche, spavento i mercati, nessuno viene più a investire in Italia, come si dice, oggi lo fanno alle banche, domani lo fanno a chi viene a investire, dopo domani lo fanno sulle imprese, l’extraprofitto. E allora diciamo che noi vogliamo un dialogo e ottenere dei risultati, non spaventare l’opinione pubblica, non spaventare gli imprenditori. Difendiamo le banche di credito cooperativo e le banche popolari che hanno subito un attacco e non vogliamo che ci sia più questo attacco. Quindi non è una difesa delle grandi banche, è la difesa di un sistema italiano che deve mettere i soldi a disposizione di chi intraprende. Agevolare l’accesso al credito significa favorire la la crescita. Quando noi diciamo che bisogna permettere alle imprese, ed è una battaglia di libertà, perché noi dobbiamo fare delle buone leggi.”
L’intervento conclusivo della tre giorni di Festa di Forza Italia è stato, altresì, occasione di parlare di libertà d’impresa e meritocrazia con critiche alle ingerenze statali e difesa della necessità di lasciare autonomia alle imprese per stimolare crescita, occupazione e innovazione. Alle critiche mossegli da Conte, Tajani ha risposto lanciandogli la sfida, sulla detassazione degli stipendi più bassi.
“Sono d’accordo o non sono d’accordo? Anche quello – ha detto il segretario di Forza Italia, Ministro degli Esteri, vice presidente del Consiglio e del PPE – significa fare un favore a qualcuno. Se uno guadagna tra 7 euro e mezzo l’ora e 9 euro l’ora, vuol dire che non ha un grande stipendio. Allora detassiamolo. Preferisco investire 200, 300, 400 milioni per quello piuttosto che per la rottamazione.Sì, va bene la rottamazione ma poi attenzione a non fare pure inquietare quelli che hanno pagato regolarmente.”
“ Sono –ha specificato – per le sanatorie perché c’è qualcuno che può non aver pagato per diversi motivi perché non ce la faceva, ma prima pensiamo agli interventi radicali Noi vogliamo che tutta l’Italia sia ceto medio. Anche chi è povero. Lo possiamo fare abbassandogli le tasse e favorendo la meritocrazia. Non è un caso che abbiamo anche qui a Telese i rappresentanti del mondo sindacale. Certo, noi difendiamo le imprese, ma difendiamo anche il lavoro, la dignità del lavoro. Non siamo il partito degli imprenditori per far contenti gli imprenditori. Difendiamo le impreseperché le imprese costruiscono lavoro.”
