L’Analisi

  1. Un commosso addio

Tra gli addii più commossi e accorati per la dipartita di Antonino Zichichi (1929-2026), mi è molto piaciuto quello dell’Istituto Nazionale di Fisica nucleare: «È deceduto nel sonno questa mattina il professor Antonino Zichichi, nato a Trapani nel 1929 da antica famiglia ericina. Aveva fondato nel 1963 il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, era stato promotore nel 1982 della Dichiarazione di Erice per la Pace, aveva ideato i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di cui è stato presidente, aveva scoperto l’antideutone al CERN di Ginevra, era professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna ed era stato presidente e fondatore del Centro Fermi. Aveva tre figli, cinque nipoti e una pronipote. Ci ha lasciati oggi, lunedì 9 febbraio, all’età di 96 anni, Antonino Zichichi, uno dei protagonisti italiani della fisica delle alte energie. Professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982, direttore e fondatore, nel 1963, del Centro interdisciplinare per la cultura scientifica “Ettore Majorana” a Erice, Zichichi ha rappresentato una delle voci più appassionate della cultura scientifica del secondo Novecento». 

Molto noto tra gli scienziati e i ricercatori, Zichichi lo era altrettanto anche negli ambienti della ricerca scientifica in dialogo con la religione, essendo egli lo scienziato della et, non dell’aut; della correlazione, non della contrapposizione e antitesi tra scienza e fede. Papa Francesco, nel Videomessaggio lanciato in occasione del “Meeting internazionale La scienza per la pace” (celebrato alle pendici del Gran Sasso d’Italia, sede dei Laboratori Nazionali di fisica nucleare) volle, proprio per questo salutare particolarmente, tra gli altri, «il prof. Antonino Zichichi, Presidente della Federazione Mondiale degli Scienziati – insignito in questa occasione della più alta onorificenza dell’Università di Teramo – che continua a dedicare la sua vita per lo sviluppo della scienza e la formazione delle nuove generazioni» (era il 2 luglio 2021). Disse allora il Rettore dell’Università degli studi di Teramo, Dino Mastrocola, introducendo il Meeting, dedicato a una scienza per la pace (contro qualunque eventuale riferimento a scienziati che, nel primo Novecento, avevano firmato il Manifesto della razza e non si erano opposti all’uso letale delle applicazioni dell’uranio): «Da quale premessa muoviamo per affrontare un tema così ampio quale quello della scienza per la pace? In primis dall’etica intellettuale e del lavoro, dall’onestà e sincerità delle nostre affermazioni scientifiche e dalla promessa preziosa di imparare a riconoscere gli eventuali errori, come dimostrano, a proposito di quest’ultimo punto, Bertrand Russell e Albert Einstein che negli anni cinquanta, dopo aver compreso i danni collaterali delle radiazioni atomiche, divennero convinti sostenitori del disarmo nucleare».

  1. L’etica intellettuale di uno scienziato e ricercatore. 

Che non vi sia antitesi tra la ricerca scientifica rigorosa e la prospettiva di fede religiosa, è stata una caratteristica di questo fisico nucleare, qual è stato appunto Zichichi. Anche “Vatican news” ha voluto caratterizzarlo come un vero ricercatore: uno che, quando occorra, sa anche esprimere rispetto a teorie consolidate una posizione non del tutto allineata: nel caso di Zichichi, rispetto a una certa esasperazione della teoria darwiniana e ai metodi matematici utilizzati nello studio dei cambiamenti climatici. Come leggiamo, infatti, sul punto specifico Zichichi «presentò sempre come questioni di metodo e di rigore scientifico, rivendicando la libertà della ricerca e del confronto, pur consapevole della distanza crescente rispetto al consenso prevalente nella comunità scientifica». 

Ecco, il lascito di Zichichi ci sembra soprattutto quello di uno scienziato libero. Libero anche nella libertà di ricerca; e perfino libero rispetto al cosiddetto “consenso” della maggioranza della comunità scientifica, che pure è un banco di prova importante per accreditare una tesi. Se la scienza è un’invenzione sociale moderna, essa apprende gradualmente, e per tentativi ed errori, il proprio metodo e, solo così, può portare a termine le proprie sensate esperienze. Come ha scritto il prof. Guido Trombetti nella Prefazione a una recente volume che si muove tra ragione, fede e scienze: «“Che cosa è la Scienza?”. Molte le risposte possibili. La Scienza è una invenzione sociale piuttosto recente. Il profilo dello scienziato come lo conosciamo ora si è delineato nel Seicento. Prima era un matematico, un geometra, un filosofo naturale. Ovviamente, individui geniali nel corso della storia avevano fatto scoperte incredibili per i propri tempi, come misurare la circonferenza terrestre (Eratostene III secolo a.C.), ma solo con le ‘sensate esperienze’ di Galileo nasce il metodo scientifico e quindi la scienza come pratica sociale per generare affermazioni sul mondo dotate della proprietà distintiva della falsificabilità» (Tra Ragione, Fede e Scienza, Napoli 2025, p. 9). 

Talvolta il metodo scientifico e la ricerca specifica di certuni scienziati possono condurre un ricercatore rigoroso anche a criticare dei modelli, pur standardizzati e condivisi dalla maggioranza. Zichichi è stato anche questo. Nel luglio 2007, egli fu audito dalla XIII Commissione permanente del Senato (Territorio, ambiente, beni ambientali). Prima di Zichichi, il professor Sachs espose al Senato, come tesi centrale, che «il cambiamento climatico sta diventando una minaccia per la sicurezza interna, per la sicurezza umana e anche per la sicurezza internazionale. Però è vero anche il contrario: una economia sostenibile sarà una pietra miliare per una maggiore sicurezza, giustizia e per la pace nel mondo in questo secolo», Poi venne il turno dell’allora presidente dell’Ettore Majorana foundation and centre for scientific culture, cioè del professor Antonino Zichichi, che era accompagnato dal dottor Leone Maria Michaud e dal dottor Claude Manoli. Il compianto fisico partì dall’affermazione che la scienza non è democratica, ma meritocratica. Subito chiarì cosa intendese dire: «Noi non possiamo mettere ai voti l’equazione di Newton o il teorema di Pitagora. Se tutti votassero contro le equazioni della scienza, basterebbe un solo voto per dire che è così perché la scienza non ammette altro che l’eccellenza scientifica. I problemi, quindi, sono legati alla descrizione matematica della meteorologia e della climatologia. Questa descrizione matematica è basata su quelle che noi chiamiamo equazioni differenziali (che vuol dire descrivere istante per istante, punto per punto, ciò che avviene), non lineari (che vuole dire che il futuro dipende da tanti fattori, ma anche da me stesso) e accoppiate (quello che descrive e prevede un’equazione ha influenza sulle altre equazioni). Questa matematica differenziale, non lineare, di equazioni accoppiate, non ha soluzione analitica. Detto in termini semplici, questo vuol dire che non esiste l’equazione del clima. Esistono solo approssimazioni numeriche e il padre di queste approssimazioni numeriche, di questa matematica, è Von Neumann» (dagli Atti parlamentari del Senato, XV Legislatura). 

Zichichi, in quell’occasione, non stava commettendo l’errore che fu già degli avversari di Galileo e di Newton; stava solo ribadendo che, nelle scienze, occorre sempre stare ai fatti e giungere a un verosimile calcolo e misurazione scientifica dei dati, per cui: «nella lotta all’inquinamento planetario non bisogna demonizzare l’anidride carbonica e l’effetto serra». E ciò, non senza, tuttavia, osservare come sia importante finanziare la ricerca scientifica e matematica non soltanto in alcune direzioni: «Lo studio di queste equazioni differenziali, non lineari, fortemente accoppiate, corrisponde ad effetti valutabili in miliardi di euro che coinvolgono tutti i Paesi del mondo, mentre lo studio della stessa matematica, per esempio, per l’unificazione delle forze fondamentali della natura, tema sul quale io lavoro, interessa poche persone del nostro settore, anche se la struttura matematica è identica. Ecco per quale motivo noi vogliamo mettere in evidenza le capacità di previsione di questa matematica».

  1. La scienza “e” la fede

Nel secondo Ottocento, precisamente nel 1841, veniva inaugurato a Napoli, tra gli esponenti dell’Almo Collegio dei teologi dell’Università federiciana, il periodico “La scienza e la fede”, che presto mise a tema l’ipotesi scientifica darwiniana e contrastò per decenni le posizioni di coloro, soprattutto positivisti, che contrapponevano, invece, la scienza e la fede: o scienza o fede, sostenevano, mentre i Compilatori del periodico partenopeo presentavano il punto di vista della et. Non: o la scienza o la fede, bensì e la scienza e la fede. 

È, questa, la linea vincente, non solo tra gli scienziati, ma pure tra i credenti, come lo era Zichici. Tant’è vero che oggi quella linea risulta assunta dal Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione, il quale offre, appunto, degli spazi di riflessione e di dialogo, affinché le scelte che si compiranno in futuro in ambito scientifico siano pienamente consapevoli e, soprattutto, mettano sempre al centro la persona umana. La ormai maturata consapevolezza critica è, infatti, che «oggi, la scienza e la tecnologia hanno preso uno spazio preponderante nelle nostre vite. Da una parte i progressi scientifici e tecnologici, seppure con notevoli diseguaglianze, hanno assicurato all’umanità un migliore livello di vita e una più alta speranza di vita. Dall’altra, hanno fatto emergere delle questioni etiche e antropologiche di portata epocale. Tanto che i campi delle cosiddette NBICS prospettano all’uomo la possibilità trasformare la sua stessa natura».

Nanotecnologia, biotecnologia, scienze cognitive, tecnologie dell’informazione… ecco le nuove frontiere della ricerca scientifica, che richiedono non antitesi, bensì collaborazione tra visioni, anche opposte e divergenti. Nel volume Perché io credo in colui che ha fatto il mondo. Tra fede e scienza (Il Saggiatore, 2006), Zichichi, rispetto a quanto spesso si sente ancora dire (che, cioè, il mondo della scienza e quello della religione siano in completa opposizione), sosteneva che nulla potrebbe essere più falso di queste affermazioni; piuttosto, secondo il compianto fisico, la ricerca scientifica e l’esperienza religiosa hanno in comune molto più di quanto si possa pensare. Grazie, professor Zichichi”!