“La filiera bufalina italiana ha tutte le carte in regola per essere un punto di riferimento nazionale, europeo e mondiale, a condizione di investire in internazionalizzazione, ricerca, cultura del consumo e alleanza tra tutti gli attori.”
Così il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini intervenendo al 14 Congresso mondiale della bufala, organizzato dal 28 a 30 ottobre 2026 a Sorrento dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, attraverso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, insieme all’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno.
Internazionalizzazione e conoscenza dei mercati
Il Presidente di Coldiretti Prandini ha sottolineato che l’eccellenza italiana va portata sui mercati internazionali attraverso eventi globali.
“La conoscenza -ha specificato – dei mercati non è solo una questione tecnica interna alle imprese, ma richiede un lavoro congiunto con università, centri di ricerca e istituzioni. Chi resta chiuso nel proprio mercato interno può autocelebrarsi, ma perde quote di mercato a favore di altri.”
Crescita del settore bufalino
Il settore della bufala è quello che negli ultimi vent’anni è cresciuto di più nel comparto bovino in Italia: +92% di animali allevati.
“Una crescita – ha rilevato il Presidente di Coldiretti – che va accompagnata, non subita, per evitare uno sviluppo sproporzionato rispetto alla domanda.”
Inversione di tendenza sul mercato mondiale
Prandini ha evidenziato un segnale positivo: dopo anni di demonizzazione dei prodotti lattiero-caseari, il mercato statunitense mostra un’inversione.
“I prodotti vegani che imitavano il latte – ha detto – stanno cedendo spazio al prodotto tradizionale. È uno spazio di mercato che l’Italia e l’Europa non possono perdere.”
Cultura del consumo e dieta mediterranea
“La sfida – ha evidenziato il Presidente di Coldiretti, Prandini – è creare cultura presso il consumatore, partendo dal presupposto che il prodotto lattiero-caseario è un indicatore di salute. La dieta mediterranea offre il modello perfetto per posizionare la filiera bufalina come protagonista di qualità della vita, non solo di prodotto.”
Burocrazia come freno e superamento dei “comparti stagni”
Nel suo intervento il presidente di Coldiretti, ha, altresì rimarcato i condizionamenti che vedono interessate le imprese agricole nel processo produttivo.
“Gli adempimenti burocratici – ha detto – assorbono risorse e tempo che dovrebbero essere dedicati all’imprenditorialità. La burocrazia non genera valore: sottrae energie alle imprese.”
Per troppo tempo allevamento, trasformazione e distribuzione hanno lavorato separatamente. “Serve – ha sostenuto Prandini – una visione integrata della filiera, che parta dagli istituti tecnici (oggi licei) fino alle università.”
Proposta: Italia centro mondiale di ricerca in genomica e genetica
Prandini ha lanciato, inoltre, dal congresso una proposta concreta: “l’Italia può diventare un polo mondiale per la ricerca in genomica e genetica applicata al settore. Questo permetterebbe di proteggere la biodiversità e la distintività italiana, facendole crescere con umiltà e apertura al confronto internazionale.”
Reddito e giusta distribuzione del valore
Nel suo intervento il residente di Coldiretti , Prandini non ha mancato di sollevare il cruciale punto della remunerazione delle imprese in agricoltura.
“Per troppo tempo – ha di sottolineato – si è avuto quasi vergogna a parlare di reddito. Vendere i prodotti al giusto prezzo è la condizione per distribuire valore lungo tutta la filiera.” “La sfida – ha specificato – non è allevatore contro industriale o contro distribuzione, ma una grande alleanza per far crescere il valore complessivo, che solo così potrà essere ridistribuito.”
