NAPOLI – Quella che doveva essere una serata di legittima protesta sociale si è trasformata nell’ennesima pagina buia per la democrazia in questa città. Un presidio assolutamente pacifico, vivo e colorato, nato in Piazza Dante per gridare la rabbia di chi non arriva alla fine del mese, è stato brutalmente respinto a colpi di manganello non appena ha provato ad avvicinarsi a Palazzo San Giacomo. La denuncia che si leva unanime dai movimenti sociali è gravissima e non lascia spazio a interpretazioni: a Napoli è in atto una strategia di repressione sistematica che punta a criminalizzare il disagio economico. Ormai, in questo Paese, sembra che manifestare pacificamente sia diventato un lusso non più concesso.

Il fronte della dignità: studenti e sindacati uniti contro il carovita

A dare fastidio ai palazzi del potere è stata, senza dubbio, la straordinaria e trasversale partecipazione che ha riempito le strade. La mobilitazione, lanciata da Potere al Popolo Napoli e sostenuta dall’Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo, ha visto scendere in piazza il futuro della città, quel futuro che le istituzioni preferiscono ignorare o colpire.

La sfilata ha visto compattarsi le realtà più combattive del territorio:

  • I Collettivi Universitari in rivolta: Gli studenti del CAU (Collettivo Autonomo Universitario) e di Ecologia Politica Napoli sono arrivati in massa dalla storica sede occupata di Porta di Massa della Federico II. Dietro lo striscione “È il tempo del coraggio. Generazione Z in rivolta”, si sono uniti ai compagni del Collettivo Demand, che da giorni presidiano Palazzo Giusso all’Orientale.
  • La rabbia dei Licei (Coordinamento Kaos): Delegazioni da oltre 25 istituti superiori cittadini (tra cui Vico, Sannazaro, Umberto I, Mercalli, Genovesi, Fonseca, Serra e Casanova) hanno portato in piazza la voce di una generazione che vede il proprio diritto allo studio calpestato da affitti impossibili e costi scolastici alle stelle.

Al loro fianco hanno marciato i sindacati di base, con in testa l’USB (Unione Sindacale di Base) e i comitati dei disoccupati. Lavoratori e studenti insieme per chiedere misure che qualunque governo civile dovrebbe garantire: un tetto sociale ai prezzi dei beni primari, lo stop immediato ai distacchi delle utenze per morosità incolpevole e trasporti pubblici gratuiti. Richieste legittime, espresse a voce alta e a viso scoperto, che si sono saldate al malcontento degli autotrasportatori che paralizza la zona portuale.

Il muro di gomma e i manganelli: la democrazia sospesa a Piazza Municipio

Il corteo si è mosso da Piazza Dante lungo via Toledo in modo del tutto pacifico, allegro, rumoroso ma assolutamente non violento. Nessuna minaccia, nessun atto di vandalismo: solo cori e striscioni. Ma la risposta della Questura è stata quella delle grandi occasioni repressive.

All’arrivo a Piazza Municipio, la folla – composta in larghissima parte da adolescenti e lavoratori precari – si è trovata davanti a un muro blindato di camionette e agenti in tenuta antisommossa. Nessun tentativo di mediazione, nessuna volontà di ascoltare le ragioni della piazza. Quando i manifestanti hanno rivendicato il diritto di avanzare verso la casa comunale, sono scattate le cariche di alleggerimento. I manganelli si sono abbattuti su ragazzi a mani nude, colpevoli solo di non voler abbassare la testa davanti alla miseria.

“La vera violenza non è un coro in piazza, la vera violenza sono i vostri contratti da fame e le vostre bollette!”ha urlato un attivista del CAU mentre la piazza veniva dispersa. “Oggi abbiamo avuto la conferma che per questo sistema il dissenso fa paura. Se chiedi il pane, ti rispondono con i manganelli. Non si può più manifestare senza essere trattati come terroristi”. Dal canto suo, la Questura si è trincerata dietro la solita formula burocratica del “corteo spontaneo non autorizzato verso obiettivi sensibili” per giustificare l’uso della forza.

I risvolti: la violenza non ferma la lotta

Se l’obiettivo di questa dimostrazione di forza era spaventare la città, i calcoli del potere si riveleranno errati. I risvolti politici di questa serata accenderanno i riflettori su Napoli a livello nazionale:

  • La militarizzazione fallimentare: I tentativi della Digos di intimidire i movimenti con perquisizioni preventive non hanno fermato la piazza di oggi e non fermeranno le prossime. La militarizzazione del centro storico dimostra solo la debolezza di istituzioni incapaci di rispondere ai bisogni sociali se non con l’ordine pubblico.
  • Saldatura definitiva: La violenza subita ha cementato un’alleanza fortissima tra il mondo studentesco e il sindacalismo conflittuale. La rabbia per le manganellate subite oggi diventerà benzina per le assemblee nelle scuole e nelle facoltà occupate.
  • Tutti in piazza il 30 ottobre: Gli organizzatori dell’Ex OPG e di Potere al Popolo hanno già lanciato la sfida. Questa provocazione repressiva riceverà la risposta più dura: una partecipazione oceanica e determinata allo sciopero generale del prossimo 30 ottobre. La Napoli che non si piega promette di riprendersi le strade, con buona pace di chi pensa di governare le crisi sociali a colpi di manganello.