“O l’Europa si dà una vera dimensione di unità politica o si sfascerà anche l’unità economica. Non ci saranno più politiche unitarie davvero per l’agricoltura”. È l’allarme lanciato dal filosofo Massimo Cacciari al XXIV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti, nel confronto con il cardinale Matteo Zuppi sul tema “Magnifica humanitas”.
“Se l’Europa non diventa un corpo politico, a guidare la danza saranno sempre le strutture tecniche e tecnocratiche”, ha affermato Cacciari, richiamando gli obiettivi che avevano accompagnato la nascita della moneta unica: “Tutti quelli che hanno affrontato quella grande svolta lo hanno detto e ripetuto: questo è un passo decisivo per l’unità politica”. Un percorso che non può essere rinviato ulteriormente: “Le riforme istituzionali per far funzionare l’Europa sono ormai necessarie”.
Sul piano internazionale, Cacciari ha indicato nella mediazione la funzione dell’Europa: “È scritto nella geografia europea che l’Europa debba svolgere un ruolo di mediazione, che debba avere la funzione di ricostruire un diritto internazionale. O siamo ponte tra mondo atlantico e Asia o non esistiamo”.
“L’Europa può essere grande soltanto se respira con due polmoni”, ha aggiunto. “Da sola l’Europa occidentale non potrà mai diventare, nel mondo contemporaneo, una grande potenza politica: non ha le risorse per esserlo”.
Una riflessione che si lega alla debolezza delle istituzioni di fronte ai grandi poteri globali. “La politica è oggi oggettivamente, strutturalmente debole rispetto alle potenze economiche e finanziarie che hanno dentro di sé la potenza della tecnica”, ha sottolineato Cacciari. “La politica sta schiacciata in mezzo. Non riesce più a rappresentare il sottomondo e non ha nessun potere sul sovramondo, mentre crescono masse proletarizzate, spossessate di uno status sociale, spossessate di ogni potere”.
Da qui il richiamo al ruolo delle organizzazioni sindacali e di rappresentanza: “Il discorso politico si riprende soltanto se esistono corpi intermedi, soltanto se riprendono potere le diverse forme di sindacato, capaci di rappresentare interessi determinati, concreti”.
“Se il sottomondo non viene organizzato secondo i suoi reali e concreti interessi e questi non si rappresentano con forza nei confronti della politica, la politica rimarrà sempre più, rispetto alla potenza della tecnica, una chiacchiera”, ha concluso Cacciari.
Zuppi: “difesa e riarmo sono due cose diverse, serve investire nel dialogo e nella pace”
Nel suo intervento al Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione della Coldiretti in corso a Roma, nel confronto con Massimo Cacciari sul tema “Magnifica humanitas” il cardinale Matteo Zuppi, ha affermato: “La difesa è una cosa, il riarmo è un’altra. La difesa deve essere proporzionata”.
“Sulla deterrenza ci sarebbe da discutere, perché funziona, ma deve essere molto calmierata, molto calcolata. Altrimenti la deterrenza ridiventa riarmo, e il riarmo ha un’altra logica: una logica di forza, per cui necessariamente devi essere più forte”, ha sottolineato Zuppi. “Se a questo non si accompagna un investimento nel dialogo, credo che siamo messi male: dobbiamo preoccuparci moltissimo”.
Per il cardinale, “l’unico modo per preparare la pace è lavorare per la pace, lavorare per il dialogo”. Richiamando l’incontro di san Francesco con il lupo di Gubbio, Zuppi ha aggiunto: “Era un grandissimo negoziatore. E poteva esserlo perché era disarmato”. Nelle guerre, ha osservato, manca “la capacità di una comunità internazionale che sappia davvero negoziare, nel senso vero e alto del termine”. Da qui l’appello: “Se vuoi la pace, prepara la pace”.

