Il volontariato oggi si trova di fronte a una sfida concreta: continuare a essere una presenza reale sul territorio e, allo stesso tempo, imparare a raccontarsi in un mondo sempre più dominato dalla comunicazione digitale. È questo il tema centrale dell’intervista realizzata dal giornalista Rosario Lavorgna per “Storie” (Agenzia Stampa Italia), sulle orme del Beato Federico Ozanam, dedicata all’esperienza della Società di San Vincenzo De Paoli e alle testimonianze di chi ogni giorno ne vive la missione.

A delineare con chiarezza questo cambiamento è Antonio Gianfico, presidente del Consiglio Centrale di Napoli e segretario del Consiglio Generale Internazionale della Società di San Vincenzo De Paoli. Oggi, spiega, non basta più fare volontariato in silenzio. Il lavoro quotidiano svolto in realtà come la San Vincenzo è fatto di assistenza costante e relazioni autentiche, ma rischia di restare invisibile se non viene comunicato. In una società in cui ciò che non si racconta finisce per non esistere, la comunicazione diventa parte integrante dell’impegno solidale.

Nato nel 1813, Federico Ozanam fu un giovane intellettuale che decise di rispondere concretamente alle ingiustizie del suo tempo. A soli vent’anni fondò, insieme ad altri sette giovani, la Società di San Vincenzo De Paoli, con l’obiettivo di aiutare i più poveri attraverso visite domiciliari e un sostegno fondato sul rispetto della dignità e sull’ascolto. Non è casuale la scelta dell’amministrazione locale santantimese, dove risiede la Conferenza S. Vincenzo Ferreri, che opera in sinergia diretta con il Centro Ozanam ODV, di dedicare una piazza a Ozanam, figura chiave del volontariato moderno.

Negli ultimi anni, con la riforma del Terzo Settore (legge 117/2017), le organizzazioni di volontariato sono entrate in un sistema più strutturato. Un passaggio che, come sottolinea Gianfico, ha avuto un duplice effetto: da un lato ha rafforzato il settore, dall’altro ha richiesto nuove competenze. Oggi fare volontariato significa anche gestire aspetti burocratici, amministrativi e comunicativi.

Sul fronte della comunicazione, Anna Albano, consigliera del Consiglio Centrale di Napoli e referente del settore, evidenzia il ruolo strategico dei social network, soprattutto per coinvolgere i più giovani. Il primo contatto con la realtà passa spesso attraverso uno schermo: se il volontariato non parla quel linguaggio, rischia di restare distante dalle nuove generazioni. Utilizzare i social in modo autentico significa creare un ponte tra osservazione e partecipazione.

Accanto all’organizzazione, resta centrale il volto umano del volontariato. Lo dimostra la testimonianza di Monica Galdo, volontaria attiva dal 1996. La sua esperienza racconta un impegno che non è episodico, ma continuo, fatto di relazioni costruite nel tempo. Il volontariato, in questa prospettiva, non è solo aiuto materiale, ma presenza costante, fiducia e vicinanza concreta.

Ciò che resta, alla fine, non è soltanto ciò che si fa, ma la capacità di restare. Restare anche quando i risultati tardano ad arrivare, quando le difficoltà richiedono tempo e ascolto. È in questa continuità che il volontariato diventa una forma di amore.

In un mondo incerto, esperienze come quella della Società di San Vincenzo De Paoli mostrano il valore di una presenza stabile: non soluzioni immediate, ma la certezza di non essere soli. Una traccia silenziosa ma profonda, capace di trasformare il tempo da attesa a relazione condivisa. Un piccolo, quotidiano gesto che, senza fare rumore, lascia il segno.

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