“L’impresa europea, l’impresa italiana, sono pilastri dell’economia continentale. Cambiare profondamente lo spirito che ha permeato il Green Deal è necessario per evitare che il declino dell’Europa diventi irreversibile.” Così il presidente di Unione industriali di Napoli Costanzo Iannotti Pecci nel suo intervento di apertura all’Assemblea pubblica dell’Unione Industriale di Napoli tenutosi presso il Centro Congressi della Mostra d’Oltremare. “Dobbiamo eliminare – ha detto il presidente Pecci – vincoli che ci siamo autoinfitti e che pesano più dei dazi di Trump, superando gli ideologismi, che confondono l’obiettivo giusto di contrastare inquinamento ed effetti del cambiamento climatico con misure che depauperano il nostro patrimonio industriale, fissando per le nostre imprese traguardi impossibili da raggiungere, ignorando il principio della neutralità tecnologica e favorendo così indirettamente competitor di altre macroaree, che continuano a inquinare molto più dell’Europa. Dobbiamo salvaguardare settori e filiere in cui, tra l’altro, abbiamo importanti presenze produttive nel nostro Mezzogiorno. Penso all’automotive, innanzitutto. La crisi dell’automotive ci preoccupa.” “La transizione ecologica è necessaria, ma – ha specificato il presidente dell’Unione Industriali di Napoli – deve essere guidata, condivisa, non imposta. Il Mezzogiorno ha filiere importanti da difendere e innovare. Serve un equilibrio tra sostenibilità e industria, tra ambiente e lavoro. Ma penso anche al packaging, dove, come ha ricordato il Presidente Orsini all’Assemblea di Confindustria, va superata la persistente illogica preferenza europea verso il riuso anziché il più ecologico riciclo dei materiali, soluzione dove l’industria italiana, compresa quella ubicata nel nostro territorio, è leader continentale.” “L’industria in Europa, in Italia, nel nostro Sud, deve essere un valore primario da difendere. Certo, dobbiamo pagare uno scotto per assicurarci una agibilità politica e un apparato di Difesa adeguati, con strumenti finanziari che tuttavia non penalizzino le prospettive di crescita dell’Unione Europea e della stessa Italia.” – ha detto, altresì il Presidente Pecci con la consapevolezza di “variabili in essere che non è possibile controllare autonomamente ne’ dal nostro sistema, né dallo Stato nazionale e dalla stessa Unione Europea e dalle loro Istituzioni, se non in termini di contributo positivo alla mediazione, all’allentamento delle tensioni, nella ricerca del bene supremo, che è la Pace, oltre che accanto a queste variabili, vi sono anche tante sfide da vincere, in raccordo con il sistema conferederale di Confindustria.” L’’Assemblea Pubblica dedicato al Mezzogiorno come essenziale leva per la crescita del Paese e, indirettamente, per un ruolo politico ed economico più rilevante per la stessa Unione Europea non come scelta ‘di facciata’, si tiene in un momento particolarmente significativo a ridosso delle elezioni regionali con il contesto istituzionale che condiziona lo sguardo sul presente e sul futuro e si pone per l’Unione Industriale di Napoli “per fare il punto, per misurare la distanza tra le parole e i fatti, tra le promesse e le azioni, ma anche per provare a condividere una visione di sviluppo che vada oltre le stagioni elettorali e le appartenenze politiche.” “Vi sono indicatori economici -ha sottolineato nella relazione introduttiva ai lavori assembleari il presidente Pecci- che evidenziano la vitalità del nostro Sud e che sono stati ricordati nell’intervento del Direttore del Centro Studi Confindustria Alessandro Fontana, che ringrazio per aver accettato di fornire un importante contributo al nostro dibattito odierno. L’aspetto rilevante, nuovo, di quanto sta accadendo negli ultimi anni sta nel fatto che il fenomeno della crescita e di un tendenziale decollo dell’economia meridionale non si limita a fasi congiunturali.” I dati del Centro Studi Confindustria documentano che il Pil, ad esempio, è cresciuto nel Sud dell’1% nel 2024, a fronte di un +0,6% del Centro-Nord, con la Campania che ha fatto ancora meglio della media Mezzogiorno (+1,3%). Ma è in tutto il triennio 2022-2024 che il Sud è cresciuto più del Centro-Nord (+8,6% a fronte di +5,6%, dati Svimez). L’ultima rilevazione dell’Istat sul lavoro ci dice che il tasso di occupazione cresce nel Mezzogiorno più che nelle altre aree e che, inversamente, il tasso di disoccupazione diminuisce al Sud maggiormente. Ma queste dinamiche si stanno riproponendo dal periodo precedente la pandemia ad oggi. Il Mezzogiorno continua ad avere un gap molto vistoso nei confronti del Centro-Nord. La stessa Campania ha un prodotto regionale ancora inferiore a quello del 2007, vale a dire prima delle crisi finanziarie internazionali (Rapporto Bankitalia sull”Economia della Campania presentato il 19 giugno 2025). Il trend prolungato di crescita dimostra peraltro che il recupero del divario Nord- Sud è possibile e deve indurre i governanti a sostenere e ad accelerare questo percorso ancora troppo graduale di avvicinamento. “Dobbiamo capitalizzare – ha detto il presidente di Unione Industriali di Napoli Jannotti Pecci – gli esiti finora più che positivi di uno strumento come la Zes unica per il Mezzogiorno, attrarre investimenti dall’estero, imprimere una forte ulteriore svolta per infrastrutture e competitività, privilegiando la spesa per l’innovazione.”
