La scelta anticonformista: nel 1987 la regina della libertà senza fine disse no a Bettino Craxi
Nel 1987 per un’artista entrare sotto l’ombrello del partito socialista sarebbe stata una scelta conveniente, ma Ornella Vanoni rinunciò al seggio coerente con il suo modo di pensare e vivere. Alla proposta di Bettino Craxi, leader indiscusso del partito socialista di quel tempo, di candidarsi nelle elezioni politiche del 14 e del 15 Giugno la leonessa di Milano declinò gentilmente preferendo girare il mondo che una comoda poltrona in parlamento. La lettera del suo gran rifiuto è contenuta ancora oggi nell’archivio del Senato della Repubblica e porta la data del 9 maggio 1987, su sua carta intestata: «Caro Bettino», scrisse, «mi spiace ma proprio non posso. Lavoro troppo e seriamente, come avrei fatto, se avessi preso, (come immodestamente penso) abbastanza voti? Ho un progetto molto grosso che girerà il mondo per 3 anni, dopo smetterò, allora come ho detto a Tognoli si vedrà. Ti abbraccio e abbraccio Anna». Ornella quello stesso anno volò a Londra per registrare l’album “O” prodotto da Ivano Fossati e dedicarsi liberamente e completamente alla musica in un biennio di concerti per tutta Europa. Anche se non ci fossero stati impegni di lavoro la Vanoni non si sarebbe mai fatta ingabbiare da una poltrona a Montecitorio, lei odiava essere serva di partito. Troppo incendiaria e fiera per sottostare ai dettami di qualsiasi partito. Fervente socialista la Vanoni non era una militante tradizionale, ma un’idealista che cercava una stella e un veliero che la portassero su isole dal cielo più vero. Il suo socialismo era quello intriso di umanità e passione di Pietro Nenni. Pietro Nenni, leader socialista che lottò duramente il fascismo e uomo del popolo che soleva dire “il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”, avvicinò una giovane Ornella, cantante in ascesa, alla politica. E Ornella restò un garofano socialista per tutta la vita, socialista nel cuore e nella mente nelle lotte civili e nelle scelte di indipedenza senza conformarsi mai alla macchina del potere della politica italiana. Non a caso Ornella conosce Nenni attraverso il fondatore del Piccolo Teatro di Milano, dove inizia la sua carriera e dove aveva sede la legione Ettore Muti in cui i dissidenti del regime fascista venivano imprigionati . Da luogo di torture e oppressione il teatro diventò simbolo della ritrovata libertà culturale e intellettuale, qui una giovane Vannoni cantò le “canzoni della mala” milanese, repertorio ideato dal regista Strehler nel 1957 ,che descrivono la realtà sociale nuda e cruda della Milano dell’epoca. Canzoni come “Le Mantellate” che affronta la condizione drammatica delle donne nelle carceri e “Ti butto via”, la cui strofa riportata descrive pienamente il tema raccontato:” Disgraziato senza amore, Ma per me la finirà, Perché denuncerò, Anch’io senza pietà, Qual è la verità, Il peso suo mi schiaccia sia il giorno sia la notte, Che sono la sua donna io lo so dalle sue botte, Si leva la sua giacca. mi guarda come sa e con disperazione pesta, pesta senza pietà..”.
L’arte della Vanoni indaga tutte le emozioni umane senza filtri e senza aver paura di sbatterci la testa anche nella musica leggera, strada che prende dopo le canzoni di denuncia sociale. Canzoni come “Mi sono innamorato di te” di Tenco con la sua voce vellutata e la sua interpretazione acquisiscono un significato notevolmente differente. Vanoni la canta in una versione di donna adulta padrona della propria vita decisa nell’uscire di notte per cercare qualcuno, decisa nel viversi anche la propria solitudine in un’epoca in cui per una donna era inconcepibile condurre una vita senza un maschio accanto. L’interpretazione di “Mi sono innamorato di te” anticipa il femminismo e si discosta dall’immagine della teenager tanto in voga nell’Italia del 1966 ,a volte ragazzaccio come Rita Pavone in giamburrasca , a volte ragazza innocente come Gigliola Cinquetti o Lolita come Catherine Spaak. Cantautrice della canzone “Una ragione di più” che racconta una donna che decide consapevolmente di lasciare il proprio partner per la propria necessaria felicità. Nel 1969 una canzone che narra la libertà di scegliere di una donna se stessa in campo sentimentale è una novità in una società ancora patriarcale. Ornella anticipa i tempi, uno spirito libero che afferma “c’è una ragione di più per dirti che vado via” quando un amore o la politica stessa cerca di afferrarla e trattenerla dettando i battiti della sua vita e del suo futuro.
