Ogni stagione ha le sue immancabili ritualità, che trasformano le ricorrenze in una terapia sociale. L’estate, con il suo “chiuso per ferie”, non si fa pregare e generosamente offre a piene mani luoghi del cuore, braciate in compagnia e falò sulla spiaggia con i primi baci sotto le stelle per i più giovani o per quanti giovani ugualmente si sentono del pregiudizio altrui. Complice l’estate al mare con la “voglia di remare, fare il bagno al largo per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni – come cantava l’indimenticabile Giuni Russo – un appuntamento a cui non ci si può sottrarre, è quello con gli occhi all’insù a guardare il cielo, sperando di poter affidare i propri desideri di futuro alla visione delle stelle cadenti nella Notte di san Lorenzo. È proprio bella questa ancestrale liturgia delle stelle, che, come un rito di un’antica fede, distesi sulla spiaggia finalmente umida per la rugiada, ci induce a ricordare che abbiamo un cielo, dispiegandolo sia per le abituali generazioni metropolitane che per quelle digitali con il capo sempre chino su un dispositivo. Sì, la notte di San Lorenzo, è proprio una bella e calda veglia, in cui giorno e notte si confondono in un esercizio dell’attesa che liberi stelle e sogni: ma perché dedicare tutta una notte ad un Santo martire?
Questa Notte, infatti, ha ispirato opere d’arte e detti popolari con la leggenda del diacono Lorenzo, scelto da papa Sisto II per assistere orfani e vedove della città di Roma. Lorenzo, nato in Spagna nel terzo secolo d.C., era a Roma, quando nel 258 l’imperatore Valeriano emanò un editto, affinché tutti i vescovi della Chiesa nascente, i presbiteri e i diaconi venissero messi a morte. Papa Sisto II verrà ucciso il 6 agosto, mentre il trentatreenne diacono Lorenzo non cedette alle lusinghe e alle richieste con cui si volevano ricevere notizie sui beni e sulle proprietà dei cristiani; presentandosi con una folla di poveri, di storpi e ciechi affermò: “questi sono i tesori della Chiesa”. Questa limpida testimonianza di fede evangelica fu motivo per la sua condanna, bruciato come fu su di una graticola, i cui carboni ardenti alimenteranno la simbologia poetica delle stelle cadenti.
In realtà, come spesso avvenuto nella storia della sua diffusione, il Cristianesimo ha fatto suoi linguaggi e simboli nativamente pagani, per avvalorare e rendere comprensibile la novità dell’Evangelo cristiano, trasformando questa osmosi in creatività culturale. Il mese di agosto, infatti, ancor prima del martirio di Lorenzo, era dedicato ai rituali per la fecondità, invocando il dio romano Priapo per la fertilità delle campagne tra la fine dei raccolti e l’inizio della vendemmia. Questi culti si svolgevano all’aperto con l’osservazione delle stelle e delle offerte propiziatorie.
Le “lacrime di san Lorenzo”, come le lacrime di Priapo della tradizione pagana, dal punto di vista astronomico si spiegano in realtà con il fenomeno causato dalle Perseidi con il suo sciame meteorico (detriti di polveri e ghiaccio), che la terra attraversa ogni anno tra la fine di luglio e la metà di agosto. La “magia” di una notte stellare nasce dai frammenti del passaggio della cometa Swift-Tuttle attorno al Sole: una volta entrati a contatto con l’atmosfera terrestre, si incendiano per attrito e causano delle scie luminose; tra il 10 e il 13 agosto si ha un picco di visibilità, che la Notte di San Lorenzo così celebra, riprendendo quelle prime osservazioni documentate sin dal 36 d.C.
Tra i poemi dedicati alle stelle vi è un testo bellissimo da conoscere che – come un sentito omaggio – ci offre parole ed emozioni per la nostra Notte di San Lorenzo: Stelle (1996) di Francesco Guccini è, infatti, un testo di rara poesia, che, sin dalle prime note che l’accompagnano, è un solo respiro per guardare quante stelle sono su nel cielo “fino alla linea curva d’orizzonte”:
e sembrano invitarci da lontano
per svelarci il mistero delle cose
o spiegarci che sempre camminiamo
fra morte e rose
o confonderci tutto e ricordarci
che siamo poco o che non siamo niente
e che è solo un pulsare illimitato,
ma indifferente.
(…)
e in tutto quel chiarore sterminato,
dove ogni lontananza si disperde,
guardando quel silenzio smisurato
l’uomo…
si perde…
Il grande Francesco Guccini ci parla “d’amore e di morte” alla sua maniera come un menestrello “senza padroni”, come un nomade poeta del senso, dispiegando generosamente il suo cielo alla ricerca – come sempre! – di quella stella della giustizia che orienti la Storia popolare.
Sotto il proprio cielo, infatti, ognuno è trattenuto dal suo lungo viaggio, mentre camminiamo “tra morte e rose” e quanti incrociamo sono domande irrituali, sono frecce appuntite, sono pietre d’inciampo, assumendo il rischio della prossimità prima che vinca l’espulsione. A tal proposito, grazie all’inesauribile capacità di entusiasmo di mio marito Marco – già tirocinante come docente di sostegno – ho conosciuto inaspettatamente Lorenzo; a lui dedico queste mie “Navigazioni”, come tempo fa gli avevo promesso nel tentativo di placare la giovanile e simpatica insistenza dei suoi molti “perché”, spiegandogli la mia prolungata assenza mentre ero intento a scrivere. Lorenzo, infatti, ti pone ogni giorno tante domande con la curiosità di un adolescente di 15 anni che si affaccia alla vita, forte della sua intelligenza ma anche alla ricerca di sicurezze e protezioni per una sensibilità emotiva che lo rende insieme dolce e incontenibile. Lorenzo quando sa di essere in difficoltà ama ripetere che lui è un “ragazzo che ha il problema” e gli ripeto spesso che tutti gli umani hanno dei problemi; l’unica differenza, infatti, è tra chi se ne accorge, come l’inciampo di un prefisso che in-valida un’esistenza, e chi, invece, finge nutrendosi della boria della sua normalità.
La presenza di Lorenzo si fa notare ed è una sola cosa con la litania degli stessi interrogativi introdotti simpaticamente da un “per piacere”. Il suo bisogno di fissare le risposte di chi si fida – e non sono tanti! – si traduce nella prassi di un messaggio vocale da inviare o meglio ancora di un video: quando qualcosa non gira e non gli è chiaro, ama ripetere: “mandami un video!” A dire il vero, complice l’evo digitale, Lorenzo è legato al suo smartphone come lo era mia nonna alla piccola catenella della sua porta, che le faceva da sicuro spioncino prima di aprire l’uscio; a lui bisogna annunciarsi con un video registrato, difficilmente in streaming, in cui Lorenzo possa scrutare l’affidabilità e la simpatia altrui. Così taluni, ad un tratto, diventano i suoi migliori amici, pur senza averli mai incontrati, ma superando l’iniziale avvertenza della potenziale cattiveria altrui. In tal senso Lorenzo è un ragazzo oppositivo, perché, ribaltando il lessico della diagnosi, è lui che avverte l’opposizione dell’altro dinanzi al quale tutti siamo troppo spesso “senza pelle” di protezione e fragilmente esposti. In caso contrario, la sua irruenza è da placare e rassicurare quando diventa barriera, furia, rifiuto, come quotidianamente fa una donna e una madre come la sua, Maria, la cui gravidanza di Lorenzo non è mai stata sgravata una volta per tutte con un parto tra doglie e felicità: Lorenzo è per lei un figlio, che resterà più che mai in gestazione!
Nei suoi riti di gestione della paura sociale, Lorenzo ha scelto però di chi fidarsi e lì si sente finalmente a suo agio, senza dubbi o perplessità: ha scelto il mondo animale più che quello umano, per muovere i suoi passi senza dover mai temere. Il suo mondo è anzi affollato di animali, a cui dà nome e dispensa attenzioni. A casa non mancano criceti, di cui mi spiega provenienza e abitudini nell’attesa speranzosa di assistere ad un loro parto; di questi ama spesso raccontare con soddisfazione dei suoi criceti Roborovskii, su cui mi sono dovuto in fretta documentare, per non essere impreparato, come quando mi ha chiesto “se i criceti sognano quando dormono”; rincorre quotidianamente il suo signor Coniglio Tilly, che scorrazza – anche lui liberamente! – per la casa e il terrazzo; e poi ogni sera Maria lo accompagna in un giro di saluto nei vari lembi di terra, che nella periferia est di Napoli hanno resistito – più che per negligenza urbanistica che per la protezione degli spazi verdi – all’avanzata indiscriminata della cementificazione immobiliare. Ogni giorno con premura si preoccupa di sapere come stanno Barbetta, Diego, Norris, Harley, Bianca, Carolina, Sax, Sara, Melissa, Nebbia e certamente Nerina, ma quando si accendono le stelle delle calde serate estive è immancabile una passeggiata sotto le stelle, perché, come un esploratore d’altri tempi, deve andare a vedere come sta la sua amata cavalla Giulia, a cui porta cibo e attenzioni, chiedendomi ripetutamente – come ha fatto stamattina – se partorirà mai un puledro. Mentre gli umani gli creano paura e ansia da allontanare, Lorenzo è del tutto affascinato del mistero della nascita, che anima e moltiplica il regno animale.
Le sue immancabili e lunghe visite allo Zoo di Napoli, di cui potrebbe essere una guida d’eccezione, hanno visto realizzarsi una richiesta apparsa all’inizio troppo grande. Da mesi era, infatti, alla ricerca di poter acquistare e indossare una maglietta verde, che solo gli operatori dello Zoo hanno per lanciare un messaggio agli animali ivi ospitati. Lorenzo mi ha spiegato, infatti, che alla vista di questa maglietta lemuri, giraffe, daini, alpaca, asini, pony, maialini, pecore e capre dello zoo si avvicinano lentamente per prendere da mangiare. Finalmente l’aiuto di un caro amico come Francesco Emilio Borrelli, della consigliera regionale Flavia Sorrentino e di un giovane assistente che l’ha donata dal suo armadio – che colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente – hanno trasformato un piccolo-grande desiderio in un’azione politica. Lorenzo va proprio fiero di questo regalo, che attende come un trofeo per il giorno del suo onomastico, perché sente lo spazio dello zoo come casa sua. Lì vi è solo da avvicinarsi più che da tenersi lontani e in guardia.
In verità, l’irruzione inaspettata delle domande di Lorenzo è un richiamo alla semplicità del vivere, una critica feroce all’irrazionalità dele competizioni sociali, un invito pressante a farsi carico del peso di un altro. Le famiglie come quelle di Maria e Lorenzo sono un porto sicuro di umanità e di pazienza, che non si concedono all’esibizionismo televisivo e digitale, ma respirano sommessamente silenzi e commiserazioni oggi che – grazie a Dio! – non vi sono più delle mura in cui rinchiudere, ma solo inclusioni da incoraggiare affinché gli umani restino umani come e più degli animali di Lorenzo.
Questa “Navigazione” nella notte delle stelle cadenti non può che concludersi, come da tradizione, con un desiderio e un sogno. Molto spesso io e Marco ci siamo chiesti che cosa poter fare per Lorenzo e ci farebbe molto piacere poter realizzare un suo sogno anch’esso troppo grande: potergli offrire la possibilità di vivere a tu per tu con i suoi amici animali, con le adorate pecore che cerca con insistenza nel nostro cementificato paesaggio metropolitano, è davvero l’esempio dell’impossibilità del sogno. Il salone della sua casa, affollato com’è di modellini casalinghi acquistati online, potrebbe essere così finalmente liberato insieme all’immaginazione di Lorenzo e alla pazienza di Maria. Costruire insieme La Fattoria di Lorenzo potrebbe apparire solo come un sogno estivo, ma potrebbe anche regalarci lo spazio dove andare tutti – grandi e piccini, presunti sani e con disfunzioni certificate – a scuola dagli animali, per imparare così a mitigare il connaturale istinto alla sopravvivenza, che tutti ci agita, ci dilania e ci rende prigionieri di esistenze come camice di forza.
Ammirando le costellazioni non solo per una notte, le stelle fin troppo lontane toccheranno la terra e saranno finalmente sostanza di de-sideri che solo le nostre libertà potranno trasformare in felicità: lo speriamo come un appello per Lorenzo e per chi lo vorrà.
- https://www.youtube.com/watch?v=QTvlXwnmeoA
- Nella sua lunga ricerca musicale e discografica, Francesco Guccini (1940-2026) dedica, infatti, questo suo lavoro musicale del 1996 a “D’amore di morte e di altre sciocchezze”. Un lavoro musicale maturo in tutti i sensi, perché “a 56 anni, uno riflette che il tempo speso è più di quello che hai ancora da spendere”.
