ROMA – “Accrescere il sostegno militare all’Ucraina e farlo velocemente: è quanto chiediamo in un appello firmato anche da esponenti di vari partiti, giornalisti, studiosi, analisti militari”. Così Valerio Federico, della direzione di Più Europa e primo firmatario, in un’intervista a Fanpage.it in cui sottolinea come “senza armi occidentali, Kiev sarebbe già in mano a Putin. Solo fornendo all’esercito ucraino più e aggiornati sistemi d’arma e munizioni si potranno liberare i territori occupati. E, così facendo, costringere Mosca a trattare veramente ”. Poi prosegue “fino a oggi le forniture militari da parte dei paesi dell’Unione è stato importante, ma insufficiente e in parte inadeguato: nonostante le forniture consistenti, in primis, di Stati Uniti d’America e Regno unito, la guerra è in una sostanziale situazione di stallo”. Per questo “le autorità ucraine chiedono continuamente e sistematicamente un salto di qualità nel sostegno militare, compresa la disponibilità di aerei da combattimento, un numero consistente di carri armati di nuova generazione, droni, artiglieria, missili a lunga gittata”. Inoltre, relativamente al piano ASAP (piano UE per aumentare la produzione di armi) l’esponente di +Europa dichiara “il piano ASAP va nella giusta direzione certo, ma si tratta chiaramente di un contributo minimo rispetto a ciò che servirebbe oggi e mostra quanto l’Unione europea sia ancora lontana dal disporre di un bilancio sufficiente a sostenere proprie forze armate. Mi chiedo cosa stia facendo l’Italia per rafforzare una vera e propria politica europea della difesa”. E alla domanda se con più armi non si rischia un’escalation del conflitto, Valerio Federico risponde “con meno armi inviate avremmo verosimilmente l’Ucraina in mano all’invasore, con la Russia di Putin più forte, ai nostri confini, e magari a minacciare direttamente Georgia o Moldova. Pensiamo -conclude- che l’Unione europea debba fare il possibile per salvare l’Ucraina, riguadagnando così un ruolo di player globale anche sull’assetto geopolitico che seguirà la guerra. Ma bisogna fare presto”.
L’appello è firmato, tra gli altri, da Vittorio Emanuele Parsi, Benedetto Della Vedova, Nathalie Tocci, Luigi Marattin, Lia Quartapelle, Vincenzo Camporini, Sandro Gozi e Marco Cappato.