Dura lex sed lex dicevano i padri latini e l’ ex più amato dai tifosi del Napoli senza esultare e con la faccia un po’ così è diventato il boia degli azzurri approfittando da vero ed esperto rapinatore d’area del tocco un po’ così del povero Gilmour… È stato il momento decisivo di una partita che,letta o “vista” con i numeri ha detto: Napoli, possesso palla 70 per cento e 21 tiri indirizzati verso la porta granata. Domanda semplice semplice: quante parate ha effettuate Israel? I numeri, purtroppo, vanno bene per le statistiche ma spesso cozzano con l’ unica, inconfutabile, verità: quella del campo. Tra infortunati, tenuti fuori per precauzione e qualche uomo non proprio in forma a Conte mancavano sei giocatori base magari con più di qualche pensiero rivolto anche alla trasferta Champions di martedì sera a Eindhoven. Attenuanti sufficienti a spiegare una sconfitta tutto sommato immeritata? Sì, se vogliamo appigliarci al fatto che in attacco mancavano Politano, Mctominay e Hojlund; assolutamente no se consideriamo la differente qualità dei valori tecnici in campo nonostante le sei assenze sopracitate. Allora come spiegare un ko apparentemente inspiegabile? Mettendo da parte sfortuna e qualche imprecisione negli ultimi trenta metri viene fuori un aspetto che è lontanissimo dall’ idea di calcio di Conte: la mancanza di cattiveria anche quando la squadra è dominante e pressa l’ avversario. E se a questo Napoli, che per Conte è ancora un cantiere aperto,manca la cattiveria anche una squadra come il Torino, discreta ma con il fuoco dentro per “dare fastidio” ai campioni d’Italia, può avere il suo momento di gloria…vera e tutto sommato meritata.
Conte nella sua umiltà dall'” Amma fatica’ “al “vogliamo dare fastidio a tutti”, probabilmente con diversi dei nuovi arrivati – ed escludo De Bruyne che ha corso per due come il più umile dei gregari- e qualche “anziano” non è ancora riuscito totalmente a farsi capire in concetti semplici da ascoltare ma spesso difficili da attuare in campo. Il Torino, con un Baroni in panchina tecnico un po’ troppo sottovalutato dalla critica che ama ricordare più i suoi momenti negativi che quanto di buono ha fatto in tanti anni di onesta professione. Il Torino ha saputo soffrire giocando di squadra, tatticamente ordinato e pronto a chiudersi in modo intelligente impedendo al Napoli la profondità e anche il tiro dalla media distanza. Il Napoli ha giocato cercando quella “luce” in area granata che né Lucca, ancora bloccato fisicamente e mentalmente, né Neres, che ha praticamente agito da seconda punta, hanno saputo trovare.
Poteva essere un buon pareggio se Lang, che non è dispiaciuto, non fosse finito in fuorigioco per un niente realizzando allo spirare del recupero il gol dell’ 1-1. Peccato. La sconfitta ha forse punito oltre misura un Napoli a meta’ ma senza cattiveria e quell’ umile voglia di soffrire fino all’ ultimo secondo della scorsa stagione. Non è successo nulla di irreparabile visto che anche Roma e Inter hanno perso due volte…Ma questo Napoli deve vincere anche con la cattiveria agonistica e non solo con l’ indubbia qualità dei singoli… Vincere di squadra e col cuore…Come ha fatto il Torino proprio con Simeone. Duro l’ ex che col cuore diviso a metà è diventato il giustiziere di un Napoli che deve ancora crescere come gruppo ancora più che come squadra.Conte saprà come e dove intervenire.