«È necessario trovare con urgenza una strategia per incentivare la riqualificazione energetica e strutturale del nostro patrimonio immobiliare: vetusto energivoro ed insicuro, come testimoniano i recenti crolli. Occorre individuare con urgenza un sistema che da un lato incentivi fiscalmente gli investimenti, ma che guardi con attenzione anche a chi non possiede la capacità economica per avviare gli interventi, e la capienza fiscale per portarli in detrazione».
È quanto dichiara il presidente nazionale di Federcepicostruzioni (e da qualche giorno anche vicepresidente nazionale Cepi), Antonio Lombardi, commentando le ultime rilevazioni Enea sul Superbonus, relative al mese di giugno.
Iniziano ad emergere innanzitutto in maniera evidente i veri effetti del Decreto-Legge 16 febbraio 2023, n. 11 (c.d. Decreto Cessioni), convertito con modificazioni dalla Legge 11 aprile 2023, n. 38, che nelle intenzioni avrebbe dovuto risolvere le problematiche legate al blocco della cessione dei crediti, ma che nella sostanza ha eliminato il meccanismo di cessione mantenendo soltanto qualche deroga.
Sempre meno, ed evidentemente residuali, gli interventi sugli edifici, probabilmente riguardanti pratiche edilizie avviate prima delle ultime modifiche legislative: appena 5.316 i nuovi immobili (tra condomini, edifici unifamiliari e unità immobiliari funzionalmente indipendenti) interessati da lavori col Superbonus, neppure paragonabili a quelli dei mesi in cui era possibile utilizzare il meccanismo della cessione: 24.827 a Luglio 2022, 19.956 ad Agosto 2022, 63.284 a Settembre 2022.
A giugno 2023 gli investimenti hanno superato la soglia degli 80 miliardi di euro (comprese le somme non ammesse a detrazione). In particolare: 81.260.017.684,69 per la precisione, dei quali 79.949.374.412,31 euro ammessi a detrazione. Gli edifici condominiali coinvolti sono stati 67.478 (+3.440 rispetto a maggio), quelli unifamiliari 235.077 (+1.355) e gli immobili funzionalmente indipendenti 114.626 (+521).