L’Editoriale:
Il caso Campania è ‘de facto’ una storia di elezioni vinte a prescindere, con un candidato voluto dalla politica, dai suoi accordi sottobanco e sostenuta da una ‘armata’ territorialmente diffusa messa in piedi dall’ex governatore pater familias incontrastato e tutt’ora imperante.
Si legge sui post dei social e non solo che in Campania si sia provveduto troppo tardi all’individuazione del candidato presidente del centro destra, o che la coalizione di orientamento governativo si sia dissolta come neve sull’acciaio rovente dell’armata del campo largo, ma i problemi sono altri e vanno analizzati politicamente non come singole circostanze.
Questo risultato elettorale è figlio primogenito di alcune delle dichiarazioni “silenziate” dell’ex governatore.
In una delle ultime l’ex sindaco di Salerno dice quasi sottovoce: “loro pensano di aver recuperato il distacco e di poter vincere? Bene, non svegliateli!” Queste parole, che quasi nessuno ha carpito e capito, compresi i miei grandi e bravi colleghi della stampa nazionale e locale, nascondevano una verità fatta di certezze assolute e di inondazioni territoriali. Una armata pesante e meccanizzata che nonostante il consenso bulgaro ricevuto dall’ex governatore, con il nuovo si è ridimensionato nei numeri e nei modi propri alle divisioni per aree geografiche della politica tricolore. Qualcuno sui social ha anche parlato di “nullafacenti”, ma oggi la politica cosiddetta pulita è quella dei nullafacenti è quella di chi non ha mai lavorato un minuto nella sua vita e prova a risolvere il problema esistenziale con uno scranno e garantendo a tutti un sussidio, ai sensi e per gli effetti della ‘nullafacenza di Stato’. Ma questo andazzo è solo colpa della cultura identitaria e di dove l’abbiamo trascinata negli anni. La politica non è più credibile, e lo evidenziano i numeri di chi non va votare. Siamo quasi al 60% di astensionismo e questo dato in altre nazioni civili vorrebbe dire l’annullamento della tornata elettorale o il commissariamento dell’ente. In Italia no, da noi vince chi riceve più voti su meno della metà degli aventi diritto. Questa è democrazia? O è un calcolo strategico che porta alla vittoria solo ed unicamente chi possiede i numeri certi su meno della metà di chi è chiamato ad esprimere un consenso?
Le clientele non centrano nulla, quelle sono bipartisan, ma è una questione di equità sociale e politica e in questo il nostro ordinamento langue da troppo tempo.
Una proposta interessante in questo senso, suggerita dal Consigliere emerito del Comune di Napoli Carmine Attanasio, potrebbe essere quella di prevedere, ope legis,le consultazioni elettorali solo nel periodo tarda primavera – estate, così da permettere a tutti di recarsi alle urne abolendo la scusa del meteo avverso. Ma una più di tutte mi ha incuriosito: la possibilità di cancellare bonus, sostegni e agevolazioni fiscali a chi non esercita il diritto di voto. Pr qualcuno questa potrebbe sembrare un’idea da regime, ma considerando l’equazione sforzo-beneficio, allora magari il legislatore un pensierino potrebbe farcelo per rendere questo Paese un po più simile alle democrazie continentali. E’ ovvio che si tratta di palliativi: se la politica non torna a mettere al centro le persone le loro esigenze reali, nulla potrà mai cambiare lo status quo, e noi continueremo a lamentarci nei decenni che verranno.
