- Tornate sui vostri passi!
Papa Leone XIV, proprio il 29 giugno 2026 – Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo – ha voluto indirizzare una Lettera al Reverendo Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X: «Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!». Infatti, tale Fraternità è alla vigilia di nuove ordinazioni episcopali, perciò sta recitando ogni giorno dall’8 maggio, festa della Madonna Mediatrice di tutte le grazie, al 1° luglio 2026, festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, e data dell’ordinazione di nuovi vescovi di quella Fraternità, una preghiera che, tra l’altro, recita: «Che non scambino le tenebre per la luce, né la luce per le tenebre; che non chiamino bene il male, né male il bene. Che siano al servizio dei saggi come degli stolti, dei sapienti come degli ignoranti, per raccogliere il frutto del progresso di tutti» (fonte: Distretto d’Italia della Fraternità san Pio X). La Fraternità si dichiara società di sacerdoti cattolici, fondata dall’arcivescovo Mons. Marcel Lefebvre (1905-1991) in Svizzera, nel 1970. Suo scopo è che i membri vivano in un profondo spirito di fede e nell’amore ardente per Gesù Cristo. Essi venerano in special modo la beata Vergine Maria, madre del Redentore. La Fraternità fu eretta canonicamente a Friburgo (Svizzera) il 1°novembre 1970 dal vescovo del luogo Mons. François Charrière. Oggi conta opere e fondazioni in oltre 60 paesi e 5 continenti, 6 seminari internazionali per la formazione dei sacerdoti. I suoi membri esercitano il loro ministero nei più svariati ambiti: lavoro parrocchiale attraverso i suoi priorati in tutto il mondo; scuole primarie e secondarie; strutture per l’istruzione terziaria; case di ritiro spirituale; cappellanie per varie congregazioni; missioni e varie opere di carità. Papa Leone cerca di evitare un nuovo atto scismatico: «Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. La Chiesa (intende quella cattolica romana, ndr) è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo».
In risposta alla lettera-appello del Papa, una Letter from the Superior General in Response to His Holiness Pope Leo XIV, è stata resa nota il 30 giugno da FSSPX News, dove, tra l’altro, si legge: «Sono stato profondamente toccato dalla Tua sollecitudine paterna. Da molto tempo speravo di avere l’opportunità di incontrarvi di persona, per esprimervi direttamente il nostro sincero desiderio di servire la Chiesa. Purtroppo questa opportunità non si è presentata. Vi chiedo solo di considerare la sincerità di questa intenzione, che non è in alcun modo simulata. Paradossalmente, nelle circostanze attuali, crediamo che sia nostro dovere fare tutto il possibile per riparare la veste senza cuciture di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito veramente cattolico. Vi chiedo soltanto di considerare l’autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione riguardante la Fraternità San Pio X. Non è ancora troppo tardi… Lungi da noi separarci dalla Chiesa romana. Desideriamo, al contrario, servirla con mezzi straordinari, come si aiuterebbe una madre in difficoltà che necessita di un aiuto particolare, anche se tale aiuto non è compreso da tutti. Eppure sono certo che il Santo Padre potrebbe capirlo… Vorrei quindi chiedere filialmente a Vostra Santità di prendersi il tempo necessario per questo discernimento. Se le mie parole non bastassero, vi chiederei di riflettere su due fatti molto semplici. In primo luogo, nel 1988 la Società era già stata dichiarata scismatica, per ragioni e in circostanze del tutto analoghe a quelle odierne. Eppure, dopo tanti anni, parliamo insieme come padre e come figlio. Vostra Santità mi esorta paternamente ad evitare uno scisma che, teoricamente, ha già avuto luogo. Il Tuo stesso atteggiamento – di cui apprezzo profondamente la preoccupazione paterna – non costituisce forse la prova che la Società non è né scismatica né ostile alla Chiesa?».
- Un antico scisma da fermare il giorno prima delle nuove ordinazioni?
Questo scambio ufficiale di lettere tra il Papa cattolico di Roma e la Our Lady of Victories Church ha ormai riportato alla ribalta l’antica questione delle dinamiche di unità/diversità, che caratterizzano da sempre la vita delle Chiese, fin dalla prima configurazione di Chiese particolari, articolate nei due polmoni orientale e occidentale delle chiese ai tempi dell’Impero romano. Mediante le convocazioni di Sinodi particolari e di Concili ecumenici, le Chiese di oriente e di occidente hanno cercato di mettere a punto periodicamente, a partire soprattutto del primo Concilio di Nicea del 325 d.C., la dottrina creduta e la disciplina cristiana (in particolare le ordinazioni episcopali e presbiterali). Uno scisma è una divisione irreparabile nella comunione cattolica e la storia del cristianesimo ne ricorda i più eclatanti: dallo scisma seguito al nestorianesimo, dopo il Concilio di Efeso, che portò alla separazione delle chiese orientali antiche; allo scisma del 1054 (grande scisma, scisma orientale) che portò alla divisione tra la Chiesa cattolica e la Chiesa Ortodossa. Fino a giungere, in età moderna, allo scisma dovuto alla separazione della Chiesa Anglicana durante il Regno di Enrico VIII d’Inghilterra e, in età contemporanea, allo scisma seguito al Concilio Vaticano I, che portò alla costituzione dei Vecchi cattolici, che non accettarono la definizione del dogma dell’infallibilità pontificia. Ora abbiamo a che fare con lo scisma dei cosiddetti lefebvriani, che hanno, di fatto, rifiutato il Vaticano secondo.
La dottrina teologica romana ha, frattanto, raccordato il “primato” della Chiesa di Roma con la legittima autonomia delle Chiese particolari o locali. Ancor oggi la Chiesa cattolica ha, infatti, due Codici di canoni: uno per le Chiese orientali (promulgato da Giovanni Paolo II il 18 ottobre 1990 con la Costituzione apostolica “Sacri Canones”, dopo un lungo cammino, iniziato da quando Pio XI, nell’udienza del 3 agosto 1927, concessa al Cardinale Luigi Sincero, riconobbe l’urgenza della codificazione canonica orientale); l’altro, più noto tra i cattolici italiani, per le Chiese occidentali: promulgato nel 1983, ha ha valore di legge per la Chiesa latina. Godendo di pari dignità, queste Chiese cattoliche di Occidente e di Oriente sono affidate in egual modo al governo pastorale del Sommo Pontefice romano. Ora, per quanto riguarda nuove ordinazioni di vescovi e presbiteri, entrambi i Codici prevedono, al Can. 1041 del Codice latino, che «Sono irregolari a ricevere gli ordini: …2) chi ha commesso il delitto di apostasia, eresia o scisma». Anche il Can. 1459 – § 1 del Codice per le chiese orientali sancisce che «i Vescovi, che senza il mandato dell’autorità competente, han hanno conferito a qualcuno l’ordinazione episcopale, insieme con colui che abbia da loro ricevuto l’ordinazione, excommunicatione maiore puniantur. Per cui chi abbia avuto volontariamente accesso alla sacra ordinazione con il legame di scomunica maggiore, sia sospeso dall’ordine sacro.
Su queste basi normative, il Dicastero vaticano per i testi legislativi intervenne già nel recente passato (esattamente il 24 agosto 1996) per precisare l’atto scismatico e la conseguente scomunica comminata nel confronti del Vescovo Marcel Lefebvre, dei quattro Vescovi da lui ordinati e del Vescovo emerito Antonio de Castro: un gesto che fu dichiarato formalmente scismatico, che originò un Motu proprio e un Decreto della Chiesa di Roma, che portarono a termine, in un modo particolarmente visibile ed inequivoco – essendo intervenuto un gravissimo atto formale di disobbedienza al Romano Pontefice –, la dichiarazione di scisma, cioè di un avvenuto processo di allontanamento dalla cosiddetta communio hierarchica. Lo scisma di Monsignor Lefebvre fu allora dichiarato in relazione immediata con le ordinazioni episcopali da lui compiute il 30 giugno 1988 senza mandato del Pontefice romano (cf. CIC, can. 1382). Tuttavia, appare anche chiaramente dai predetti documenti che tale gravissimo atto di disobbedienza aveva costituito la consumazione di una progressiva situazione globale d’indole scismatica, ovvero un processo di allontanamento dalla cosiddetta communio hierarchica. Ormai tutto il movimento lefebvriano era da ritenersi scismatico, esistendo al riguardo una formale dichiarazione della Suprema Autorità, per almeno due motivi: uno di natura interna, consistente nel condividere liberamente e coscientemente la sostanza dello scisma, ossia nell’optare per i seguaci di Lefebvre che si metta tale opzione al di sopra dell’obbedienza al Papa (alla radice di questo atteggiamento vi saranno abitualmente posizioni contrarie al Magistero della Chiesa); un altro d’indole esterna, consistente nell’esteriorizzazione di quell’opzione, il cui segno più manifesto è la partecipazione esclusiva agli atti « ecclesiali » lefebvriani, senza prendere parte agli atti della Chiesa Cattolica (si tratta comunque di un segno non univoco, poiché c’è la possibilità che qualche fedele prenda parte alle funzioni liturgiche dei seguaci di Lefebvre senza condividere però il loro spirito scismatico).
- Il tentativo di papa Leone e la richiesta di prendere tempo da parte della Fraternità san Pio X
Di qui il tentativo del papa di Roma di richiamare, nell’imminenza del nuovo gesto scismatico, all’unità i lefebrviani: «Prego per voi, perché lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio». A ciò, il superiore don Davide Pagliarani ha riposto, chiedendo di tergiversare circa la dichiarazione di scisma della Fraternità san Pio X: «Vi chiedo soltanto di considerare l’autenticità di questa intenzione prima di prendere una decisione riguardante la Fraternità San Pio X. Non è ancora troppo tardi. Lungi da noi separarci dalla Chiesa romana. Desideriamo, al contrario, servirla con mezzi straordinari, come si aiuterebbe una madre in difficoltà che necessita di un aiuto particolare, anche se tale aiuto non è compreso da tutti. Eppure sono certo che il Santo Padre potrebbe capirlo. La Santa Sede si è dimostrata capace di comprendere situazioni molto complesse e di concedere tempo al discernimento. Vorrei quindi chiedere filialmente a Vostra Santità di prendersi il tempo necessario per questo discernimento. Se le mie parole non bastassero, vi chiederei di riflettere su due fatti molto semplici. In primo luogo, nel 1988 la Società era già stata dichiarata scismatica, per ragioni e in circostanze del tutto analoghe a quelle odierne. Eppure, dopo tanti anni, parliamo insieme come padre e come figlio. Vostra Santità mi esorta paternamente ad evitare uno scisma che, teoricamente, ha già avuto luogo. Il Tuo stesso atteggiamento – di cui apprezzo profondamente la preoccupazione paterna – non costituisce forse la prova che la Società non è né scismatica né ostile alla Chiesa?».
- Una tunica senza cuciture?
La tunica senza cuciture di Cristo è la realtà-metafora che viene oggi di nuovo evocata tra le parti in causa: se quella tunica era senza cucitura, tessuta tutta d’un pezzo da cima in fondo, essa non fu strcciata, ma si tirò a sorte a chi toccasse. Tuttavia, Papa Prevost, nel suo ultimo tentativo con la Fraternità alla vigilia di nuove ordinazioni scsimatiche, avrà avuto davanti agli occhi certamente un Sermone di un grande padre della Chiesa latina, sant’Agostino: «La veste del Signore Gesù Cristo, divisa in quattro parti, raffigura la sua Chiesa distribuita in quattro regioni (…) è per questo che il Signore invierà i suoi angeli per raccogliere gli eletti dai quattro venti, cioè dalle quattro parti del mondo: oriente, occidente, aquilone e mezzogiorno. Quanto alla tunica tirata a sorte, essa significa l’unità di tutte le parti, saldate insieme dal vincolo della carità» (Sermone 118,3)».
Chissà come andrà a finire…
