Spira un vento infido sul Napoli che rallenta in campionato e,tuttavia, anche dopo la sconfitta di Torino decisa a tavolino già prima che si scendesse in campo- chi vuole intendere intenda- il Napoli incerottato, dei dieci infortunati da tempo, è ancora terzo dietro le “raccomandate” meneghine, a pari punti con la Roma e, udite udite,un punto avanti alla Juve di Spalletti che ieri, all’ Allianz Arena, sembra diventata d’improvviso una squadra ritrovata e capace di ” miracol mostrare” giocando a calcio come le Madonne ispiratrici del dolce stile novo.
Per Conte e per gli azzurri, a nostro sommesso avviso,la sconfitta potrebbe portare un freddo che deprime tuttavia fatto di inutili rimpianti viste le oggettive difficoltà in cui Conte s’è trovato per mandare in campo undici giocatori.
E se francamente non capisco i cori gioiosi i peana e gli epinici per Spalletti e i suoi nuovi dei strombazzati da tanta stampa e media del Po, così di riflesso non vedo perché il dignitoso Napule di Torino,che ha esaltato i Cit torinesi a cori e canti di sfottò partenopei, ora dovrebbe pagare pedaggio per la stanchezza di dover inseguire. Mancano 16 partite e per Conte, se ha capito l’ antifona che il “Sistema” e il “Palazzo” gli hanno mandato dopo quel “VERGOGNATEVI” urlato in malo modo in faccia al quarto uomo di Inter-Napoli, arbitrata da Doveri,ieri al VAR, c’è un motivo in più per mostrare nelle difficoltà il coraggio agonistico e la personalità, il carattere di una squadra matura.
Conte ha costruito i suoi successi sulla difesa e non perché abbia mai pensato o interpretato un rozzo catenaccio ma perché ha sempre occupato ogni zona del campo tenendo le posizioni e gli uomini giusti per sviluppare poi una manovra d’attacco corale. Il gol per lui è importante ma l’ idea principale è che, con una squadra granitica, capace di fare tirare poco o nulla agli avversari,prima o poi la spallata arriva da parte di un attaccante o dei centrocampisti. Tutto ciò prevede inevitabilmente una freschezza atletica e mentale che una rosa numerosa e all’ altezza delle idee del tecnico deve possedere.
Ma quando mancano per infortuni vari e in modo massiccio i giocatori che possono creare le transizioni e le situazioni di gioco per andare a rete può una difesa, per quanto ben sistemata, reggere l’ urto di continue partite giocate ogni tre giorni e sempre con gli stessi uomini senza poter contare su chi è in grado di farla rifiatare dando verticalità e velocità alla manovra offensiva?
Conte ha da tempo in testa un certo tipo di squadra e mi permetto di dissentire, anche se Qualche numero gli dà torto, anche sul fatto che lui soffra di una sindrome da Europa. Lui guarda avanti e le sue domande alla proprietà, ai giocatori e pure ai tifosi sono sempre: dove dobbiamo andare, quali sono gli obiettivi e che programmi ci sono per ottenerli? L’ ha detto a inizio stagione che sarebbe stato difficile ripetersi con lo scudetto bis visto il notevole cambiamento della rosa….Qualche inserimento non proprio indovinato e la falcidia di infortuni, soprattutto muscolari, meritano approfondimenti adeguati, ma non ora. C’è una posizione Champions da difendere e blindare, una Coppa Italia da giocare, soprattutto tanti giocatori importanti da recuperare. Non c’è da fare vittimismi ma solo da rimboccarsi ulteriormente le maniche. L’ altalena di prestazioni esemplari e distrazioni difensive se in passato era comprensibile oggi non è più accettabile. E le partite giocate a Milano contro l’Inter e a Roma contro Lazio e Roma o contro la stessa Juve al Maradona, dicono che questo Napoli non deve arrendersi né deprimersi per quanto gli sta accadendo. Perché mancano ancora 16 partite alla fine di un campionato diverso dai precedenti, meno prevedibile. Dove anche le cosiddette “piccole” possono strappare punti alle big. Guardate il Lecce e il Cagliari proprio con la “nuova” Juventus del miracolo di Spalletti. Allora amici del pallone che scrivete e parlate tanto, spesso solo per fare rumore, viene da dire: se Atene piange(il Napoli), i suoi infortunati soprattutto,
Sparta(la Juve ma anche l’ Inter) non ride. E Conte, come Leonida, con i suoi guerrieri deve rendere durissima la vita ai suoi troppi nemici dentro e fuori dal campo senza farsi circondare o sentirsi attorniato da traditori o fantasmi. Napoli e i napoletani devono aiutarlo e lo faranno. Lui, da uomo nato al Sud, deve capire da che parte stare e soprattutto dove stanno ingiustizie e complotti. In questo modo diventa ancora più forte e coraggioso per indicare con lucidità la strada per un Napoli internazionale, al passo con la città e con la sua gente e i tifosi che non tradiscono mai uomini e maglia azzurra.