Pubblicato nel 1886 da Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è un romanzo gotico in cui lo sdoppiamento della personalità del protagonista rappresenta l’ipocrisia dell’epoca vittoriana.
L’autore non persegue lo scopo di delineare la responsabilità del personaggio, quanto piuttosto i due contrapposti modi di agire dello stesso, diviso tra ragione e pulsione. È proprio quest’ultima divergenza a rendere l’opera di Stevenson più affine al genere gotico che al romanzo giallo: dal primo attinge non soltanto l’ambientazione, ma il fascino per il soprannaturale e i conflitti interiori.
Stevenson volle quindi donare ai posteri un’immagine letteraria della società vittoriana dove, all’espansione coloniale e al progresso, facevano da sfondo il lavoro minorile, la prostituzione e il puritanismo. Lo stesso autore fu esempio di scelta consapevole e svincolata dal pensiero dominante. Nonostante l’educazione calvinista ricevuta dalla puericultrice, all’età di 17 anni si dichiarò ateo e, qualche anno più tardi, scelse di sposare una donna contro la volontà della sua stessa famiglia.
Seppe coniugare l’amore per l’avventura, l’indagine psicologica e la spiccata propensione per i diritti individuali, così come emerge nelle opere che lo hanno reso celebre: tra le tante, Le nuove notti arabe, L’isola del tesoro, lo stesso Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde e una ancora più vasta produzione letteraria.
