RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:
Vorrei ritornare a parlare del libro da me curato, Spes22. La speranza nell’immaginario artistico, letterario, musicale sancataldese, edito quest’anno dalla casa editrice SimplyBook. Non lo faccio per mero narcisismo o per una bieca azione pubblicitaria, ma per tentare di penetrare il mistero delle cose e l’unicità di ciascuno di noi; e, perché no, per entrare dentro il nostro piccolo mondo, spesso alieno e refrattario alla dimensione estetica. Quest’ultima va intesa come valore necessario per trascendere il quotidiano e avvicinarci a un altro paradigma, che ci educhi alla capacità di visione in un tempo in cui l’euforia dell’ignoranza non ci lascia alcuno scampo.
E vorrei prendere le mosse proprio da una densa e interessante mostra del pittore Atanasio Elia, aperta fino al 24 di questo mese nei locali dell’auditorium della Banca Toniolo di San Cataldo, dal titolo assai eloquente Il visibile e l’invisibile. Emozioni. E ancora, tirerei in ballo un’altra raffinata mostra curata dall’artista Giuseppina Riggi, sempre nello stesso periodo, ospitata al palazzo Moncada di Caltanissetta, dall’intrigante titolo Dalla pietra alla pagina. Libri/liberi. Due artisti presenti all’interno della raccolta d’arte Spes22, accomunati da una forte tensione esistenziale, direi spirituale, sia pure di matrice diversa, e da percorsi che seguono traiettorie “tortuose” e che portano a prospettive inaspettate, epifaniche. A queste due mostre ne accosterei un’altra, quella di Giuseppe Bellomo dal sfuggente, archetipo e arcangelico titolo Tracce. Ancora un artista presente nel volume Spes22. Anche in questo caso, la trascendenza alberga negli alveoli del cuore, rivelando forme artistiche proiettate dal sé e assaporando la resilienza dei dipinti rispetto all’usura del tempo e alla deriva dell’anno zero.
Queste tre mostre, che per fortuna denunciano la buona salute della produzione artistica nel nostro circondario, rimandano a gesti, forme, rituali attraverso l’atto del dipingere. Lasciare un segno, una traccia, suscitare emozioni e sentimenti pone questi artisti, dalla cifra stilistica diversa, in dialogo con l’altro, con la comunità, alimentando un’irrinunciabile curiosità. L’artista allora schizza dal quadro: non impone, né vuole piegarci al suo volere. Semplicemente vuole stimolarci, farci riflettere, aprire gli occhi e forse avvertirci dell’insidia della soglia, dell’attraversare la vita, dell’esserci. Un concetto, quello della soglia, assai caro agli antropologi, un passaggio tra il qui e l’altrove che ci interpella, nonostante tutto, a fare sistema, comunità. Una trasformazione, direi, oggi più che mai necessaria.
I nostri artisti ci accompagnano innegabilmente in un viaggio nelle profondità della superficie del nostro mondo interiore. Assumendo uno sguardo straniante e pieno d’inciampi, essi fungono da baluardo contro la deriva post-contemporanea del nulla-presente e ci propongono una capacità conoscitiva che va molto più al di là della funzione ornamentale della pittura, dell’arte. Un’arte che, con rigore visionario, guarda a un futuro prossimo attento alle urgenze interiori dell’uomo, piuttosto che a quelle materiali.
Penso che il messaggio del volume Spe22 e le tre mostre ricordate voglia condurci proprio nella direzione di proseguire e attraversare la soglia, per arricchirci sempre più delle esperienze più diverse e per alimentare la speranza: un sentimento che nella natura umana è saldamente ancorato alla vita, nonostante le incertezze, le fragilità, il timore dell’errore e le indecisioni della vita stessa, spingendoci a non fare come gli struzzi.
Luigi Bontà
