1. Milioni di ossa senza vita, annientate dall’inquinamento ambientale

Potranno queste ossa rivivere? È, questa, la domanda posta, nella Bibbia, non dal profeta Ezechiele per raccontare una pur sua potente e famosa visione (Ez 37,1-29), ma dal Signore stesso. Fu Dio, infatti, che portò Ezechiele – uno che parlava a nome di Dio (= alla lettera, il profeta, non l’indovino) – fuori in spirito e lo depose in una pianura che era piena di ossa inaridite. Ezechiele nasce e vive intorno alla metà del 600 a.C. nel territorio di Sarara, in Palestina, ed era della tribù di Levi. All’epoca della  domanda profetica di Ezechiele, a Roma regna ancora a Tarquinio Prisco, mentre a Babilonia siede sul trono Nabucodonosor: non è un bel periodo per il popolo degli ebrei, costretti a sottostare alla tirannide dei figli di Assur. 

Nel 597 Ezechiele viene deportato in Babilonia assieme ad altri diecimila, destinati al lavoro nei campi ed è, a questo punto della sua vita, che Dio gli si manifesta con visioni profetiche che lo accompagneranno fino alla morte. Una di queste visioni riguarda, appunto, quelle ossa inaridite, che possono/debbono rivivere: ossa umane, senza più la carne, senza più la pelle stesa su di esse, ossa senza vita, senza spirito, senza vita. 

Ascoltando le parole di papa Leone XIV nel duomo di Acerra (Cattedrale di Santa Maria Assunta. Sabato, 23 maggio 2026), nell’incontro coi vescovi della Campania, coi preti del territorio piagato dallo smaltimento illegale di rifiuti tossici e inquinanti, nonché con le famiglie che hanno tra loro vittime dell’inquinamento ambientale, siamo stati sollecitati, anche per l’imminenza della Pentecoste a immaginare quella miriade di ossa inaridite. La vigilia della festa dello Spirito santo – Colui che dà la vita – ci ha fatto pensare ai milioni di ossa dei morti di quelle terre: le vittime dei disastri ambientali, o meglio del «concentrato mortale di oscuri interessi», come ha esclamato testualmente il Papa. Milioni di ossa di persone, ha continuato Leone XIV, «uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente». Sì, è proprio l’esperienza delle terre accomunate da tanti disastri mortali, terre i cui sopravvissuti chiedono non solo giustizia e condanne, ma di poter interpretare e ispirare (verbi testuali di papa Prevost!) il proprio cammino di resistenti. 

Dove sei Campania felix?, abbiamo sentito risuonare in noi quella domanda del Papa: ne abbiamo percepito l’eco nelle nostre fibre ancora coperte di carne e di pelle, noi abitanti sconcertati, come ha continuato, quasi impietosamente il Papa, della «Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini. Possiamo immedesimarci nello sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite». 

Già i referti, le schede di dimissioni ospedaliere e i certificati di morte di un milione e 200mila abitanti della Campania per il quinquennio 2008-2012, parlavano di uno sterminato mare di ossa inaridite, di adulti e di bambini, e non soltanto delle terre attossicate dai rifiuti tossici e da alcuni effetti dell’unico inceneritore della Campania, ubicato proprio ad Acerra. Nei primi quattro mesi del 2026, oltre 500 persone sono state denunciate
per illeciti ambientali e 34 arrestate, con 259 siti produttivi
sottoposti a sequestro su 460 controllati, 450 veicoli
sigillati, circa 3 milioni e mezzo di euro di sanzioni
pecuniarie amministrative comminate e 90 patenti ritirate. Le nuove foto-trappole a disposizione delle Polizie locali nei comuni della cosiddetta Terra
dei fuochi (così dobbiamo chiamarla adesso, cosiddetta) – finanziate dal Ministero dell’interno per il 2026 – già assegnate a 34 comuni napoletani e
22 nella provincia di Caserta, non bastano a provocare il miracolo atteso e già visto da Ezechiele: potrà esserci il risuscitamento delle ossa inaridite? Esso avviene soltanto se, assieme ai controlli effettuati
secondo le direttive dei prefetti di Napoli e Caserta, assieme agli arresti in flagranza differita dei
responsabili di incendi dolosi di rifiuti, se insieme agli arresti di incendiari tra Giugliano in Campania, Caivano e Boscoreale…. Soltanto se, insieme a tutto questo, le comunità ecclesiali, come ha ben ricordato il Vescovo di Acerra e solennemente ribadito papa Prevost, non riscoprono la missione di far risuonare qui e ora, adesso, la voce della profezia: «Qui e oggi la Parola di Dio. Questa Parola ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilità: è Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, è per rispondere a questa Parola. E rispondiamo così: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito. Però, se tu ci interroghi, “Potranno queste ossa rivivere?”, noi crediamo e diciamo: “Signore Dio, tu lo sai!”. Tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia».

  1. Rialziamoci!

Quando potremo finalmente anche noi «vedere un “esercito” di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda»? 

Occorre rialzarsi, alzarsi in piedi e guarire le ferite di nostra madre Terra e di tutti i fratelli e sorelle che ci vivono ancora, coraggiosamente. Ecco la prospettiva, ecco la bella immagine di un territorio che sta rinascendo, meglio: che sta risorgendo dall’aridità, dall’inerzia, dalla lamentela senza la ripresa. Un territorio che, non silenziosamente, sta finalmente scardinando «una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto». 

«Nessuna ingiustizia può cancellare la bellezza» di questo territorio, ha affermato solennemente papa Leone nell’incontro di Piazza Calipari con i sindaci e la gente del territorio che, d’ora in poi, ci piacerebbe chiamare delle ossa inaridite che stanno risorgendo. Credenti e non, siamo stati tutti provocati, infatti, a un sussulto: «sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte». Se l’etichetta impropria di terre dei fuochi ha, in positivo, fatto percepire, come ha detto il Papa, la «gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini» in queste terre, in negativo essa ha concesso troppo spazio e tempo a ciò che è «Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri», ovvero al «terreno di coltura dell’illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze».

L’Osservatorio ambientale regionale dell’unico termovalorizzatore in Campania (quello di Acerra) – istituito dalla legge regionale della Campania n. 19/2023 – ha prodotto e trasmesso la prima relazione annuale al Consiglio regionale e al Comune di Acerra (relativa all’anno 2025) nel gennaio 2026 (i verbali delle riunioni sono agli atti della segreteria dell’Osservatorio). Da essa siamo informati che, per produrre 1 Kw/h di energia elettrica, è stato necessario bruciare mediamente nell’unico termovalorizzatore della Campania circa 1 Kg di rifiuti. Se le acque superficiali del canale Venti Palmi, recapito dello scarico dell’impianto di trattamento delle acque reflue dell’inceneritore, non sono ancora inserite nei piani di monitoraggio e controllo, risultano comunque monitorate le acque sotterranee (con informazioni tratte dallo studio idrogeologico della falda, in base al quale sono state collocate 4 stazioni di monitoraggio), con grande attenzione ai dati dell’inquinamento elettromagnetico, delle acque reflue (in relazione ai principali rifiuti prodotti dall’attività di incenerimento, costituiti dalle ceneri di combustione, dalle polveri dei sistemi di abbattimento delle emissioni in atmosfera e dai fanghi di depurazione delle acque reflue). Tutto questo non senza i dati relativi alle emissioni in atmosfera dei camini, afferenti alle tre linee dell’inceneritore, all’inquinamento acustico.

La Relazione riporta anche i dati relativi agli ultimi dieci anni, che condividono le criticità rilevate dalle altre stazioni ubicate nella conca aversana-acerrana-nolana, con il PM10 – che registra un numero di giorni di superamento della soglia giornaliera ben oltre il limite di 35 giorni fissato dalla legge nelle stazioni di Acerra ., e il PM2.5 che, negli ultimi dieci anni, si è mantenuto in misura consistentemente inferiore al limite di legge. Per quanto concerne altri inquinanti gassosi, monitorati presso le stazioni di Acerra e San Felice a Cancello, essi rispettano i limiti stabiliti dal Decreto legislativo del 2010 con la sola eccezione dell’ozono, che peraltro risulta monitorato soltanto in due delle quattro stazioni.

Da parte sua, il vescovo di Acerra – che è anche Presidente della Conferenza Episcopale Campana – ha sollecitato, in quella che è sembrata una vera, franca e impietosa relazione scientifico-pastorale più che un semplice benvenuto al sommo Pontefice, alla “conversione” tutti, ma particolarmente coloro che hanno avvelenato negli anni la madre Terra, riducendo tanti esseri animali e umani alla malattia mortale e alla morte: “Mai più, mai più, mai più terra dei fuochi. La nostra terra non sia conosciuta solo per le sue ferite, ma soprattutto per la forza della sua gente, la resilienza, laboriosità, storia e cultura, la capacità di accogliere i migranti e la scelta ostinata di restare qui nonostante tutto“. E il Papa, a sua volta, ha quasi chiosato, in piazza Calipari: «Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti. Il valore e il peso di quel dolore impongono di provare insieme a essere testimoni di un nuovo patto. Siete in cammino verso il tempo della rinascita, che non è tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa».

  1. Valorizzare il “territorio” di Acerra e della Campania

In uno dei corsi IFTS della Regione Campania – esattamente quello organizzato dal Centro studi “Politeia” di Melito di Napoli – i giovani corsisti si preparano, tra l’altro sotto la mia guida, a porsi con un approccio sistemico nei confronti dei nostri, seppur martoriati, territori: muovendo dall’analisi concreta e dall’individuazione dei principali elementi di forza e debolezza del territorio, essi individuano i reali fabbisogni di investimento, caratterizzando l’approccio unitario al territorio, anche quello delle cosiddette terre dei fuochi. Ciò consentirà davvero di attuare strategie territoriali integrate, realizzando interventi che siano valutati strategici per i territori? Il branding di un territorio richiede, del resto, sempre un approccio olistico e strategico, coinvolgendo vari stakeholder e utilizzando una combinazione di ricerca, creatività e gestione continua. Un brand territoriale forte, nonostante i suoi tanti malanni ed errori del passato remoto e prossimo, può non solo migliorare la vita dei propri abitanti, ma attrarre turisti, investitori e residenti, contribuendo significativamente allo sviluppo economico e sociale del luogo. Nel discorso di piazza Calipari, il santo Padre ha, in qualche modo, voluto parlare anche a questi giovani studenti che approfondiscono il proprio territorio: «In questo territorio, … la vita c’è e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermerà. Occorre, certo, scegliere la vita e liberarsi dai legami di morte».