L’Editoriale
Basta scontri basati su preconcetti e slealtà. È tempo di abbassare i toni e rialzare la visione, questo è il mio appello alla politica nazionale e locale per i prossimi 15 giorni di campagna elettorale. Servono soluzioni concrete ai problemi che l’Accademia Italiana Qualità della Vita, ha messo in evidenza in tutti questi anni di onorata ricerca, indicando la strada alla politica affinché si concentri sulle priorità necessarie a cittadini e territori. Ma fino ad oggi – mi domando – chi ha davvero colto questo invito alla discussione di politiche di sviluppo dei fondamentali settori produttivi e di come ridurre i rischi decennali che affliggono la nazione e il Mezzogiorno d’Italia?
La politica deve tornare ad essere arte del bene comune, non teatro di conflitti e strategie di consenso. Fino ad oggi non ho visto una competizione elettorale basata su contenuti politici; meglio il centrosinistra, da parte del centrodestra in Campania solo attacchi personali su come mettere in risalto le contraddizioni di Roberto Fico. Mentre a livello nazionale non mi sembra concreta l’intenzione ad aprire un dibattito serio sull’agenda sud, anche perché le risorse che dovrebbero servire vengono dirottate altrove. Quindi le problematiche meridionali che attendono soluzioni da decenni vengono messe nel dimenticatoio anche dal Governo Meloni.
Quello che vedo per il momento è divisione nelle piazze e nei talk show, crescono rischi e con essi i veri drammi sociali: disagio mentale, inquinamento ambientale, denatalità, spopolamento dei borghi, scarsa produttività e inflazione, microcriminalità e perdita del senso di sicurezza. Tutti temi su cui l’Accademia studia da anni proponendo soluzioni come la fisiologia di benessere al fine di ridurre il rischio aumento dei disturbi dell’umore, dell’ansia e delle dipendenze, aggravati da pandemia, crisi economica, guerre e degrado ambientale. Sul fronte territoriale, l’Accademia sono anni che affronta il tema dello spopolamento dei borghi. In sintesi: un borgo può rinascere solo se diventa luogo di qualità della vita: connesso, accogliente e produttivo.
Abbiamo condannato il recente atto intimidatorio contro don Maurizio Patriciello a Caivano: un gesto vigliacco che pregiudica la percezione stessa di sicurezza e benessere. Colpire un simbolo di fede è colpire la comunità.
Il mio appello è diretto alla classe politica tutta è quello di guardare le soluzioni geopolitiche di pace proposte dall’Accademia: ogni euro speso in guerra è un euro sottratto a sanità, istruzione, trasporti, ambiente, cultura e produttività. Invece di esasperare le contrapposizioni con strategie non cooperative, torniamo ad affrontare le cause reali del disagio sociale. La vera forza politica è saper unire e generare fiducia.
La Qualità della Vita (QDV) si misura attraverso la formula, ideata dal sottoscritto, QDV = (SL × K) / R, dove SL rappresenta gli stili di vita, K il fattore di resilienza, e R i rischi che minacciano la stabilità personale e collettiva. Oggi, i rischi (R) sono cresciuti in modo esponenziale: inquinamento ambientale, aumento del costo della vita, tensioni sociali, instabilità geopolitica, degrado urbano e dipendenze erodono la serenità diffusa. Gli stili di vita (SL) risultano alterati da modelli consumistici e da ritmi disumani che minano la salute fisica e mentale. Solo un rafforzamento del fattore K – la resilienza – può riportare equilibrio tra individuo, società e territorio, diamoci da fare.
La politica che ha come priorità la qualità della vita è quella che investe sul benessere, riduce i rischi, promuove stili di vita sani e sviluppa resilienza collettiva. È su questo equilibrio che si fonda il futuro di ogni comunità civile, sana e prospera.
