Dalla direzione di spettacoli di frontiera alla guida del Teatro della Canzone Napoletana. Ritratto del nuovo direttore artistico che lancia la sfida per il cartellone 2026/2027 a passo di “Curre curre guagliò”.
NAPOLI – Mettere le mani nel motore della tradizione musicale napoletana per farla correre veloce, senza paura di contaminarsi con la modernità e le diversità della strada. La scelta di Pierpaolo Sepe come Direttore artistico del Teatro Trianon Viviani per la stagione 2026/2027 segna una svolta netta per lo storico avamposto culturale di Forcella. Con il suo invito programmatico – «costruire uno sguardo libero, capace di cogliere le diversità» – il regista napoletano porta nel “Teatro della Canzone” la sua cifra stilistica fatta di coraggio, teatro di parola e attenzione viscerale per gli ultimi.
Una carriera sul filo dell’impegno e dell’avanguardia
Classe 1967, Pierpaolo Sepe non è un nome nuovo per chi frequenta i palcoscenici italiani più innovativi. Formatosi tra Napoli e Roma, Sepe ha costruito negli anni una solida reputazione come regista capace di rileggere i grandi classici (da Shakespeare a Sofocle) e la drammaturgia contemporanea con un occhio crudo, politico e di forte impatto visivo.
La sua poetica si è sempre mossa su tre pilastri fondamentali:
- Teatro civile: spettacoli che graffiano la realtà, esplorando il disagio sociale, le periferie e le dinamiche di potere.
- Lavoro sugli attori: una direzione attenta che spinge gli interpreti a performance viscerali e senza filtri.
- Rottura degli schemi: il rifiuto del teatro rassicurante o puramente decorativo.
La sfida di Forcella: la canzone napoletana diventa “materia viva”
Affidare la direzione del Trianon Viviani a un regista con questo background significa fare una scelta precisa. Il repertorio classico della canzone napoletana, spesso protetto sotto una campana di vetro nostalgica, nelle mani di Sepe è destinato a diventare un territorio di sperimentazione.
L’obiettivo dichiarato per i prossimi dieci mesi di programmazione (da settembre 2026 a giugno 2027) è quello di far dialogare i capolavori di Viviani e della tradizione con i linguaggi della Napoli di oggi: l’hip hop, la musica elettronica, le storie dei nuovi cittadini e l’energia delle sottoculture urbane. La citazione ai 99 Posse (“Curre curre guagliò”) nel manifesto della stagione è il primo segnale di un teatro che non vuole più solo conservare il passato, ma vuole correre nel flusso del presente.
