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Mons. Di Donna, Vescovo di Acerra: “Impegno della Chiesa per cura del creato non tema sociologico, ma parte integrante di fede e annuncio del Vangelo.”

“Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso perone care, uccise dall’inquinamento ambientale provocato da persone ed organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente.” Cosi il Santo Padre Leone XIV nell’incontro con i Vescovi, il Clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, in occasione della sua visita pastorale ad Acerra dove è giunto nella mattinata sabato 23 Maggio 2026 per portare la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal dramma dell’inquinamento ambientale nella cosiddetta “Terra dei fuochi”, accolto da S.E. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra; l’On. Roberto Fico, Presidente della Regione Campania; il Dott. Michele Di Bari, Prefetto di Napoli; e il Dott. Tito d’Errico, Sindaco di Acerra.

 Collegando la sua visita al desiderio espresso in passato da Papa Francesco di recarsi nella “Terra dei fuochi” e ringraziando allo stesso tempo  coloro che hanno reagito al male con l’impegno civile e spirituale, in particolare la Chiesa locale, capace di denunciare le ingiustizie e mantenere viva la speranza,  il Papa  ha richiamato il valore dell’Enciclica Laudato si’, definendola un punto di riferimento per la missione della Chiesa in un territorio segnato da inquinamento, interessi criminali e indifferenza verso il bene comune.

 Per interpretare il cammino della comunità, il Papa ha utilizzato la visione del profeta Ezechiele portato dal Signore sulla valle delle ossa aride a fare un’esperienza che per il popolo in esilio dovrà diventare un forte messaggio di risurrezione.

 L’immagine diventa simbolo della devastazione ambientale e sociale vissuta dalla Campania,  chiamata Campania felix per la sua fertilità. Di fronte a questa distruzione, il Papa ha sottolineato che esistono due possibili atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità, riconoscendo che la popolazione e la Chiesa hanno scelto la via della responsabilità e della ricerca della giustizia.

Nel suo discorso il Santo Padre ha insistito sul fatto che Dio continua a porre domande nuove all’uomo e alla Chiesa, chiedendo fiducia nella possibilità di rinascita. Pur riconoscendo la presenza di morte, corruzione, criminalità e ingiustizia, il Papa ha invitato a credere che il “deserto possa fiorire” e che il lutto possa trasformarsi in gioia. Richiamando ancora la Laudato si’, ha parlato di una “ostinata resistenza” del bene e della vita che continua a germogliare nonostante tutto.

Papa Leone XIV ha esortato quindi le comunità cristiane a essere protagoniste della rinascita sociale e ambientale attraverso l’impegno concreto, la collaborazione tra persone e istituzioni, la giustizia, l’educazione e il rispetto per il creato, sottolineando che il cambiamento non avviene immediatamente, ma richiede perseveranza, ascolto e fiducia continua nello Spirito Santo, invocato affinché trasformi la “Terra dei fuochi” in una terra di pace e di vita.

 Papa Leone ha chiesto alle famiglie colpite dal dolore di trasmettere alle nuove generazioni responsabilità e cura, evitando il risentimento e testimoniando la giustizia attraverso la vita quotidiana, affidando  ai sacerdoti, religiosi e religiose invece il compito di servire il popolo con umiltà, contrastando la cultura del privilegio e della prepotenza e concludendo il suo discorso con l’invito a lasciarsi rinnovare interiormente da Dio, ricevendo un “cuore nuovo” e uno “spirito nuovo”, per costruire insieme una comunità capace di vivere la Parola di Dio e di custodire la terra e le relazioni umane.

 Nel suo saluto  rivolto a Papa Leone XIV durante la visita pastorale ad Acerra del 23 maggio 2026, il vescovo S.E. Mons. Antonio Di Donna,  accogliendo a nome della popolazione locale, dei vescovi campani e delle comunità ecclesiali  il Pontefice nella sua visita alla vigilia dell’11° anniversario della Laudato si, con il forte significato che essa  assume per il territorio della cosiddetta “Terra dei fuochi”, ha ripercorso le origini del disastro ambientale, iniziato negli anni ’80 con lo smaltimento illegale di grandi quantità di rifiuti tossici provenienti da industrie del Nord Italia e con i roghi di rifiuti praticati illegalmente da piccole aziende, denunciando come questo fenomeno ha favorito criminalità e corruzione, causando  danni economici all’agricoltura locale con la trasformazione  del  nome “Terra dei fuochi”  in un marchio negativo per il territorio e un  inquinamento che ha provocato numerose malattie tumorali e morti premature, soprattutto tra giovani e bambini che ha portato nel 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo  al riconoscimento delle responsabilità dello Stato italiano per non aver contrastato il fenomeno fin dagli anni ’90 e alla nomina di un Commissario Unico.

Nel sottolineare  il ruolo centrale della Chiesa nell’ accogliere  “il grido della terra e dei poveri”, ispirandosi alla Laudato sì, il Vescovo di Acerra, S.E. Mons. Antonio Di Donna, ha ricordato come le diocesi coinvolte hanno promosso sensibilizzazione, educazione alla custodia del creato, dialogo con le istituzioni e denuncia delle ingiustizie ambientali, presentando  la  cura del creato non come un tema sociologico, ma come parte integrante della fede e dell’annuncio del Vangelo.

Infine il Vescovo, riconoscendo alcuni progressi nella collaborazione tra Chiesa e istituzioni, pur affermando che molto resta ancora da fare, ha concluso chiedendo al Papa parole di consolazione per le famiglie colpite, speranza per la popolazione e incoraggiamento per chi difende la “casa comune”, oltre a un richiamo forte alle coscienze di istituzioni, cittadini e Chiesa stessa.