NAPOLI – Sulla riva di Posillipo, dove la brezza marina imbruna le muraglie e l’onda del mare assalta ma non corrode, sorge un gigante di pietra che sembra non voler mai cadere: Palazzo Donn’Anna. Questo edificio, celebrato da scrittori come Raffaele La Capria, non è un semplice palazzo, ma un luogo di “curiosità e d’incanto”, dove la storia si intreccia inestricabilmente alla leggenda nera.
La Regina di Forza e di Grazia: Anna Carafa
Il palazzo fu il teatro della potenza di Donna Anna Carafa, moglie del duca di Medina Coeli e viceré di Napoli. Matilde Serao la descrive come una donna dall’anima fatta d’orgoglio, con un occhio grigio simile a quello dell’aquila. Nelle sale del palazzo, tra servi in livrea rosa e grigio e damigelle dai broccati preziosi, Anna regnava sovrana, godendo degli ossequi della nobiltà napoletana e spagnola. Ma dietro lo sfarzo delle feste illuminate da lampioncini colorati, si celava un cuore glaciale capace di odi profondi.
Il Triangolo Fatale: La Sfida tra le due Donne
Il dramma esplose durante una rappresentazione teatrale nel salone del palazzo. Donna Mercede de las Torres, nipote spagnola della duchessa, recitava la parte di una schiava innamorata. La sua interpretazione fu così focosa e reale da svelare la verità: Mercede amava, riamata, Gaetano di Casapesenna, il cavaliere che Anna considerava suo.
Il palazzo divenne allora lo scenario di un duello silenzioso. “Le donne di Spagna sono le prime ad abbandonarsi all’amante”, accusava Anna; “Voi lo foste, Donna Anna”, rispondeva Mercede. Un odio viscerale che portò alla misteriosa scomparsa della giovane spagnola. La versione ufficiale parlò di una vocazione religiosa, ma il corpo di Mercede non fu mai più ritrovato, nonostante le ricerche disperate di Gaetano in tutta Europa.
Le Botole Segrete e gli Spettri Innamorati
La tradizione popolare aggiunge dettagli ancora più inquietanti. Si dice che la bella e “vogliosa” Anna amasse sbarazzarsi dei suoi amanti facendoli precipitare in una botola collegata direttamente al mare. I pescatori che passano oggi vicino agli scogli giurano di sentire ancora i lamenti di quei poveracci nelle notti di vento.
Tuttavia, il palazzo custodisce anche una visione più dolce: quella degli “spettri innamorati”. Su quei terrazzi senza vetri, che sembrano “occhi senza pensiero”, c’è chi giura di aver visto due figure indistinte danzare nel buio. Sono Mercede e Gaetano, i fantasmi che non fanno paura perché, come scrive la Serao, “noi li amiamo i fantasmi, noi sogniamo per essi”.
