Il racconto della dimensione antropologica e sociale degli spazi che si fanno luoghi dentro lo sguardo umano, prendendo  spunto dai versi della celebre canzone di Battiato. E’ la stimolante contributo dell’ analisi scientifica, contenuto del  libro “NO TIME, NO SPACE. Come gli spazi si fanno luoghi” di Clelia Castellano, sociologa napoletana e docente presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, vincitrice del Premio speciale della Giuria del prestigioso Premio Letterario Internazionale Montefiore.

Corredato da un’intervista al Presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, per le Edizioni Guerini e Associati, il volume di Clelia Castellano è un saggio di sociologia a tratti romanzato sulla scia della tradizione della Woolf, che tenta di rendere conto dello spazio in quanto narrazione antropologica, nel suo farsi luogo. Nel suo farsi dimensione oracolare, persino orante, dismettendo la muta, seppur maestosa caducità che precede lo sguardo umano e la sua demiurgica presenza.

Un testo che prova a ripensare gli spazi, soprattutto quelli pubblici, per trasformarli in ambienti profondamente godibili, affinché l’esperire di quei luoghi possa restituire la gioia della condivisione.
Spazi non clinicizzati, ma rigenerativi, in grado di curare l’anomia e la disaffezione con la loro bellezza, la loro porosità rispetto alla dimensione temporale. Luoghi nei quali indugiare, fermarsi a respirare, fare scuola. Luoghi di meraviglia grande e semplice, come librerie, teatri, parchi, lidi.
Luoghi di apparente, immediata inutilità, ma necessari perché spazi di accoglienza, nei quali riedificare l’agorà del terzo millennio.

Un saggio che tenta il recupero di una dimensione erotica dei luoghi, intesi come spazi amati e da amare e nei quali amarsi e farsi comunità.

“All’opposto dell’amore, – scrive la sociologa e docente universitaria Clelia Castellano – la “compassione sociologica” ha prodotto gli spazi fruibili della sicurezza e del decoro istituzionale. Spazi utili, appunto, mentre questo libro cerca di interrogarsi sui luoghi necessari, forse indispensabili, per costruire persone e comunità. Questo libro suggerisce di provare a ripensare gli spazi, soprattutto quelli pubblici, per farne luoghi profondamente godibili, affinché il loro esperire ci restituisca la gioia della condivisione – spazi non clinicizzati, ma taumaturgici, in grado di curare l’anomia e la desaffiliazione con la loro bellezza, la loro porosità rispetto alla dimensione temporale.”

Una riflessione che si propone pietra d’inciampo del determinismo economico e materiale, attraverso il rilancio della dimensione simbolica e dialogica dell’umano.

“I luoghi si fanno e si disfano –argomenta l’autrice Castellano –  anche dentro le logiche avide e aride dei campi di forza […] e il pensiero sembra inerme spettatore. Eppur si deve continuare a pensare e ripensare gli spazi, per farne luoghi capaci di estendere la soglia di vivibilità al maggior numero di esseri umani possibile. Bisogna coltivare l’utopia di visioni rivoluzionarie. Barattando una parte della propria zona di comfort contro squarci di speranza: cedere spazi, per guadagnare luoghi.

La dialogizzazione rende gli spazi luoghi non solo da attraversare o fruire per sopravvivere, ma dimensioni in cui fiorire, individualmente e comunitariamente.

“Vivere è stare dentro una narrazione, consapevole o inconscia; è – nel pensiero di Clelia Castellano – il rimpianto di un racconto incompiuto, l’anelito acceso da un incontro che si è fatto storia; vivere è attraversare e abitare spazi appropriandosene, anche solo per il tempo di un racconto; vivere è riscriversi dopo una grande sofferenza, è scendere a patti con una perdita incolmabile, facendola incappare dentro parole nuove; vivere è inseguire persone e luoghi, o custodire gli uni e gli altri dentro una memoria di parole; vivere è muoversi dentro uno spazio fisico, mentre si scava nel profondo del luogo dell’anima.”

Un libro da leggere, “NO TIME, NO SPACE. Come gli spazi si fanno luoghi”, della sociologa napoletana e docente presso l’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, Clelia Castellano perché ridà voce agli spazi della civiltà e della memoria: “La Storia degli uomini è iniziata davvero quando al silenzio della sopravvivenza si è sostituita la sonorità del racconto”.