Vi sono due parole che tengono insieme l’immersione nella stagione digitale che ci riguarda – dall’uso trasversale delle piattaforme social alle legittime paure sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale – e che sembrano “connettere” un tempo passato con il suo futuro odierno: da una parte, vi potrebbe stare la parola navigazioni con la sua memoria di scoperta, di rotte da seguire, di porti a cui approdare, di culture che si sono tra loro mescolate, una volta tanto liberata dalla retorica politica odierna sul fenomeno delle migrazioni. D’altra parte, sappiamo bene che i popoli – tutti i popoli! – sono stati generati da flussi migratori e le identità sono il frutto di una miscela riuscita e non di un timbro di autenticità. Ciò che stupisce è che, quando è cominciata la rivoluzione del web, sia stata immediatamente qualificata per la sua capacità di esplorazione, di ricerca di nuove potenzialità, appunto come un’abilità di attraversamento di mari con la loro pericolosa imprevedibilità. La connessione social è venuta dopo la smania di navigare su internet. Questa fusione tra due mondi ed ambienti di vita così diversi – uno analogico da cui proveniamo ed un altro digitale, che stiamo provando ad inventare – mi ha immediatamente sorpreso, spingendomi ad interessarmi di una ricchissima simbologia del mare, che riguarda le terre emerse ed abitate, ma che evoca anche in una sola espressione geografica un’infinità di mondi. Che l’epoca digitale stia attraversando nuove linee di confine, è ad esempio facilmente percepibile dalla quantità di profili, che trasferiscono una narrazione finora di carne ed ossa in una pubblicazione di contenuti, in cui parole ed immagini condividono smisuratamente un diario di bordo. In parte – si potrebbe pur dire! – si è dinanzi ad un’amplificazione delle connessioni sociali, ma è anche vero che si assiste a qualcosa di simile ad un lancio da naufraghi di messaggi in bottiglie verso linee di costa, quasi mai delineabili, dalla spiaggia del proprio diario di vita. Volendo unicamente quantificare, a titolo esemplificativo, gli accessi ad una sola piattaforma come Facebook, si contavano alla fine del 2025 oltre 3 miliardi di utenti attivi ogni mese e più di 2 miliardi di accessi giornalieri: è un continente emerso, che supera i confini delle tradizionali latitudini geografiche!
Ecco perché l’impossibilità di racchiudere in categorie ristrette la vastità, a tratti indicibile, di questa complessità in atto – divisa com’è tra la soluzione di un rassicurante ritorno al passato e la difficoltà di trovare parole appropriate al nuovo tra noi – mi sprona a fare dello sguardo da marinaio un modo per stare oggi nel nostro piccolo mondo, senza smarrire la bussola della libertà di approdo, ma anche non potendo negare quanto di inesplorato vi sia ormai nelle rotte abituali da noi abitualmente percorse. Navigazioni sarà perciò un appuntamento settimanale, dedicato ad un’osservazione condivisa con la franchezza semplice di un punto di vista, ma anche con il desiderio di non dover seguire necessariamente l’onda dell’opinione crescente a favore, invece, di rotte forse verso un Nuovo Mondo*.
La sensazione di smarrimento di cui tanto parliamo e che troppo spesso ci costringe ad analisi, facendoci ostaggio tra disfattismo e malinconia, può, invece, essere l’occasione per liberare lo sguardo, facendo da pionieri per le giovani generazioni, che con passione e determinazione dovranno giocare la partita del futuro che li attende.
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*A.Dvorak – Sinfonia no. 9 op. 95 “Dal nuovo mondo” (1892-1893) https://youtu.be/pvaihEpbEWU
Francesco De Gregori & Lucio Dalla – Ma come fanno i marinai – (1978)
https://youtu.be/gak96cuhhnA?si=7439_iHYkkh9PwOx
