Si torna in campo. Si torna sul palcoscenico europeo con troppe incertezze in più e il timore, giustificato dai risultati delle gare di andata, che l’ Italietta pallonara,presa una settimana fa a pallate da turchi, norvegesi e tedeschi, non c’è la faccia ad arrivare agli ottavi di finale della Champions League con nessuna tra Inter, Juventus e Atalanta. Possibile, ma confidiamo almeno in un rigurgito d’orgoglio delle nostre squadre accompagnate dal tifo di casa.
È un momento cruciale per il futuro del nostro sport dilaniato come da nessuna altra parte del globo da polemiche, errori, scempi arbitrali reiterati su quasi tutti i campi che fanno indignare urbi et orbi dirigenti, tifosi,calciatori, arbitri, designatori, allenatori e presidenti.
Tutto vero.Calcisticamente siamo diventati la Repubblica dello stato libero di Bananas,parafrasando il titolo di un movie di Woody Allen. Ognuno fa quello che vuole e se gli gira qualcosa storta subito a blaterare e puntare l’ indice contro i colpevoli di nefandezze continue a loro carico. Spesso, troppo spesso, ragioniamo per categorie passiamo da accusatori ad accusati senza rendersi conto, i protagonisti di questo circo senza regole chiare e semplici che ormai vive di Var e protocolli “imbecilli”, che bisogna rimettere al centro del progetto calcio “Italia” buonsenso, riforme, unità di intenti e soprattutto il CORAGGIO!
Questo nostro calcio imborghesito e impoverito, frenato da una classe dirigente ottusa che pensa solo al proprio orticello, diventando un calcio “paesano” nemmeno provinciale,ha bisogno di fermarsi un attimo con tutte le sue componenti per cercare di rialzarsi e tornare con la schiena diritta anche in Europa.
Leggere le parole di Saviano e condividerle,per chi ama il calcio, significa decretare la morte di questo sport. Non le condivido così come è indubbio che Beppe Marotta sia di gran lunga il miglior dirigente che l’ Italia abbia oggi. Che sia ascoltato è indubbio, che controlli tutto il “Palazzo” non è possibile perché torneremmo ai tempi della famosa frase di Giulio Onesti,allora presidente del CONI, che definì i presidenti di calcio ” i ricchi scemi”.
Oggi, tra fondi di investimento, presidenti come Lotito,De Laurentiis, Cairo, Sticchi Damiani, il calcio industria ha necessità economiche e finanziarie da rispettare per evitare il default. E qui si parla di uno sport che rappresenta una delle prime cinque industrie del nostro paese, che coinvolge milioni di persone emotivamente e centinaia di migliaia lavorativamente.
Ma il calcio, al di là di tutti i discorsi negativi con cui oggi lo classifichiamo noi italiani, ha ancora e soprattutto una componente umana, caratteriale e nessuna Var o altra componente artificiale, al momento, è in grado di sostituirla. Ecco perché bisogna avere Coraggio, da parte di tutte le componenti che vivono il pianeta calcio Italia, di cambiare sistema e metodo per renderlo più godibile e pulito,senza isterie, sospetti, sceneggiate in campo e fuori. Insomma un calcio credibile e più umano. I giovani se ne stanno allontanando in modo massiccio trovandolo uno sport e uno spettacolo noioso. E questo, gli attuali reggenti devono capirlo, sta favorendo sempre più la presenza di gruppi delinquenziali che, sotto traccia, travestiti da tifosi, usano il calcio per dare sfogo alla loro violenza. Non rendersene conto significa perdere sempre di più un patrimonio che non è solo sportivo ma anche di cultura, di storia del nostro Paese. Per ora chi parla di “Morte del calcio” sta ancora esagerando. Però Qualche attentato è stato commesso. Trovare i colpevoli, i responsabili di questa caduta del nostro football non è impossibile. Occorrono una volontà seria di tutte le componenti e Coraggio, tanto Coraggio. Quello che tra stasera e domani dovranno mettere in campo Inter, Juventus e Atalanta per restituire un po’ di credibilità e dignità al nostro calcio.
