Dovrei scrivere di un Napoli irriconoscibile e senza cattiveria a Bologna consegnatosi ad una squadra che della grinta,del coraggio e dell’ unità di intenti con il proprio allenatore fa la sua forza vincente…Ma non lo faccio. Lascio cronaca, errori tattici, perplessità e valutazioni a penne più attente alle cose di campo cui danno preminenza rilevante.
Perché a Bologna ciò che mi ha colpito della sconfitta del Napoli, e non ci metto aggettivi per qualificarla, è stato il post partita vissuto in un clima surreale tra le dichiarazioni di Conte e qualche commento di chi il calcio l’ ha giocato ad alti livelli come il Pampa Sosa, uno che a Napoli è ricordato per la sua generosità nel rilancio di squadra usata e club fin dalla serie C.
El Pampa senza giri di parole ha detto testuale:” I giocatori hanno giocato per fare fuori l’ allenatore!”.
Affermazione gravissima ma detta da uno come Sosa, legatissimo al Napoli, da prendere più che in seria considerazione. Che ci fossero degli scontenti nello spogliatoio non ci voleva la zingara per capirlo, ma che addirittura si arrivasse alla fronda contro il tecnico dello scudetto è dura da immaginare e digerire…Il gruppo dei nuovi contro i pretoriani anziani di Conte le colonne portanti del gruppo per il tecnico?
Possibile, ma tutto da dimostrare, perché la brutta notizia della stagione, infortuni continui a parte, è vedere il peggior Mctominay da mesi in qua. Un giocatore rimasto in mezzo al guado, senza grinta, molle e balbuziente nelle sue giocate. Il ragazzo ha subito qualche contraccolpo emotivo dall’ arrivo di troppi nuovi con tipologie di gioco che poco lo hanno favorito- e non parliamo di De Bruyne- e si sa che quando la testa non è libera e l’ umore non è più dei migliori si perdono quegli aspetti tecnici e agonistici che gli sono valsi il titolo di miglior giocatore dello scorso campionato. E le sue prestazioni confessano tutto il disagio che sta vivendo in campo con la squadra con un’ evanescenza da ” vorrei ma non posso”. A Bologna, senza cadere nella retorica d’occasione, la sconfitta del Napoli ha avuto il sapore amaro di una resa senza appello del tecnico. Nessun urlo, imprecazioni, direttive impartite. Poche ma significative inquadrature, sempre la stessa faccia con le mani nervosamente passate sul volto. Era un Conte sofferente, si vedeva, ma non solo per i gol di Dallinga e Lucumi quanto i pensieri che gli ferivano il suo ego di allenatore. Forse il presidente De Laurentiis con il suo silenzio, l’ uomo che più di tutti gli ha concesso un’ apertura di credito mai avuta altrove. Poi il popolo dei tifosi: ah quanto è cambiato da quella sera del tripudio sul Lungomare per il quarto scudetto conquistato. Prima i dubbi sul gioco mai appariscente e convincente ma ora neanche vincente e poi sulle scelte, sui cambi sul modulo da adottare…
A Bologna, insomma, è come si fosse aperto il vaso di Pandora facendo uscire tutti i veleni dell’ ambiente azzurro.
Ma si può buttare a fiume i panni con tutto il bambino? Francamente diciamo che no, non si può e non si deve. La testa della classifica è lì, a due punti appena ed in Champions,nonostante lo scivolone di Eindhoven e il mezzo passo falso in casa contro l’ Eintracht, si può migliorare la ventiquattresima posizione dove è la squadra, l’ ultima utile per i play off.
Come spiegherebbe Conte la perdita secca di un bel pezzo del fatturato azzurro dopo un mercato da oltre duecento milioni? Una sciagura tecnica? Uno spogliatoio poco compatto? Una ingovernabilità e incompatibilità tattica degli uomini?
Beh, una spiegazione deve pur darla l’ allenatore al club e entrambi al popolo dei tifosi. Perché è chiaro che le colpe non possono essere solo di Conte o dei giocatori che lui stesso in gran parte ha voluto…
La mediocrità del campionato non può autorizzare nessuna resa da parte di chicchessia, tanto meno di Conte. Si chiariscano tutti con tutti perché le indicazioni da Bologna sono tutte negative: mentalmente,atleticamente,tecnicamente e tatticamente. La Difesa continua a sbagliare commettendo errori puerili e s’è visto che con l’ attuale centrocampo la squadra non solo non riesce a ripartire ma neanche a pensare una giocata palla a terra in profondità per Hojlund, orfano di De Bruyne.
Si guardino tutti in faccia con la serietà e la volontà vera di venire fuori da questa situazione che è sembrata davvero di scarsa professionalità per come si è giocato a Bologna. Conte si dia da fare per dimostrare la sua leadership e se c’è qualcuno o qualcosa da emarginare lo dica chiaro e con onestà al presidente. Oppure cominci a ripensare ad un altro disegno tattico. Perché spetta a lui trovare la soluzione adatta, la migliore per ritrovare il “suo” Napoli e per ritrovare sé stesso come allenatore vincente. Il tempo è poco ma non è scaduto ancora. La situazione è grave ma non siamo alla “tragedia” sportiva. Guardarsi in faccia da uomini, anche a muso duro, è l’ unica possibilità per rilanciarsi e non tradire il popolo di tifosi azzurri.