Tre mesi di chiusura della metropolitana trasformano la zona ospedaliera in un inferno a cielo aperto. Tra banchine Anm invase dalla folla, spintoni per salire sui bus e attese infinite sotto il sole, esplode la rabbia di migliaia di pendolari abbandonati a se stessi.

NAPOLI – Una giungla urbana preannunciata, eppure puntualmente ignorata da chi avrebbe dovuto gestire l’emergenza. Il primo vero banco di prova della chiusura trimestrale della Metro Linea 1 si è trasformato in un colossale e prevedibile disastro. Dal 29 giugno e fino a metà settembre, la tratta Piscinola-Colli Aminei resterà sbarrata per manutenzione. Il risultato? L’area nord di Napoli è ufficialmente isolata, e il prezzo più alto lo stanno pagando i cittadini sul fronte dei trasporti di superficie, ridotti a un grottesco gioco di sopravvivenza.

Scene da Terzo Mondo al Policlinico

Le immagini che arrivano dallo snodo del Policlinico sono indegne di una città europea. Le banchine dell’Anm si sono trasformate in un’arena: centinaia di persone ammassate l’una sull’altra, costrette a spintonarsi e fare a botte per accaparrarsi un centimetro quadrato a bordo delle pochissime navette sostitutive.

Medici, infermieri e studenti universitari, già stremati da turni estenuanti o sessioni d’esame, si ritrovano prigionieri di un’attesa infinita sotto un sole rovente. Quando il bus finalmente arriva, è già stracolmo. Molti autisti, per ovvie ragioni di sicurezza, non aprono neanche le porte e tirano dritto, lasciando a terra decine di passeggeri imbufaliti tra urla, insulti e una tensione sociale che rischia di sfociare in violenza da un momento all’altro.

Il fallimento politico e tecnico di Comune e Anm

Definire “piano sostitutivo” quello messo in campo dall’Anm e dal Comune di Napoli è un insulto alla logica. Come si può pensare di sostituire una linea metropolitana che muove decine di migliaia di persone al giorno con appena 10 o 12 autobus di linea?

Il piano è naufragato alla prima ora di punta per ragioni ovvie:

  • Frequenze fantasma: i 10 minuti promessi sulla carta sono diventati mezz’ora di agonia nel traffico stradale della zona ospedaliera, che è ormai completamente paralizzato.
  • Carri bestiame: le vetture viaggiano oltre ogni limite di capienza e sicurezza, senza un briciolo di aria condizionata funzionante in molti casi.
  • Nessun rispetto per i fragili: anziani, disabili e malati diretti agli ospedali della zona sono tagliati fuori, impossibilitati a partecipare alla ressa per salire a bordo.

L’alibi dell’estate non regge più

La giustificazione della giunta comunale – secondo cui i lavori sono stati programmati in estate a scuole chiuse per “ridurre l’impatto” – suona come una beffa atroce. La città non si svuota a luglio e agosto, e gli ospedali non smettono di curare i malati.

Siamo solo all’inizio di tre lunghissimi mesi di passione. Se Palazzo San Giacomo e i vertici di Anm non potenzieranno immediatamente la flotta, triplicando i mezzi e istituendo corsie preferenziali protette, la zona ospedaliera rimarrà ostaggio del caos più totale. Napoli non può permettersi di viaggiare a passo d’uomo mentre l’amministrazione resta a guardare.