Le esportazioni del Mezzogiorno, nei primi tre trimestri del 2023, sono cresciute del 15,9% rispetto all’analogo periodo del 2022. Il dato è interessante, specie se si guarda all’incremento del 3,5% fatto registrare dal Nord Ovest e all’andamento quasi piatto (+0,2%) del Nord Est. A dominare la scena è la Campania, con un aumento di ben 27,6 punti percentuali. Ma a dimostrare una certa vitalità, nelle vendite oltre confine, sono anche Calabria (20,9%), Molise (18,3%), Abruzzo (13,7%), Basilicata (10,1%).

I ricavi complessivi dell’export meridionale passano dai 29 miliardi 841 milioni del periodo gennaio settembre ’22 ai 34 miliardi 574 milioni dei primi nove mesi di quest’anno. Se si guarda ai dati disaggregati, peraltro, si ricava che l’exploit del Sud, per più della metà (51,20%), è dovuto ai medicinali e preparati farmaceutici. Per quasi il trenta per cento, inoltre, il saldo positivo del Mezzogiorno deriva dalla vendita di autoveicoli.

A livelli minori incide un comparto da tempo in espansione, come l’industria agroalimentare.

Sull’andamento dell’automotive la prudenza è d’obbligo, vista la profonda trasformazione del settore in atto, con ricadute ulteriori attese nei prossimi anni. Sta di fatto che, malgrado la performance dei primi nove mesi, i valori complessivi della vendita di autoveicoli non hanno ancora raggiunto i livelli del 2018, quando, tra gennaio e settembre, si fatturò per più di 6 miliardi, contro gli attuali 5 miliardi e poco più di 500 milioni.

Diverso è il discorso per la farmaceutica. Qui le dinamiche inducono all’ottimismo, fondato su una crescita esponenziale, in cui proprio la Campania recita un ruolo di primo piano. Basti pensare che, dei 5 miliardi 474 milioni fatturati dal Sud (+79% rispetto al 2022!), oltre 4 miliardi fanno capo alla Campania. Per avere un’idea della portata di quanto sta succedendo, è sufficiente guardare al dato riscontrato nella regione l’anno scorso: meno di un miliardo 880 milioni.

La Campania traina l’export del Sud anche per le vendite di prodotti alimentari. I ricavi sfiorano i 3 miliardi e mezzo. L’aumento è di più di 300 milioni sui primi tre trimestri dell’anno scorso, quando, peraltro, si era già rilevato un incremento di più di 700 milioni rispetto al 2021.

L’impresa del Mezzogiorno, insomma, si muove, e lo fa a ritmi significativi, anche se per ora soprattutto in settori ben determinati. Sarebbe il caso che venisse sostenuta maggiormente dall’azione dei pubblici poteri. Ma questo è un altro discorso.