L’Italia è in crisi, ma che cosa dobbiamo fare concretamente per cambiarla? È questa la domanda fondamentale a cui risponde “Un’Agenda per il Paese”, il volume curato da Ciro Silvestri, Carlo Iannello e Guido Cappelli(Editoriale Scientifica, 2026). Non si tratta di una semplice denuncia o di un’analisi accademica fine a se stessa, ma di una vera “chiamata all’azione”: un progetto decennale per ricostruire un’Italia fondata sul lavoro, sui diritti sociali e sulla dignità della persona.
Il cuore del problema: recuperare il modello sociale
Il libro muove da una premessa netta: il modello sociale costruito nel dopoguerra — fatto di lavoro stabile, sanità universale, servizi pubblici e una scuola capace di essere un vero ascensore sociale — è stato sistematicamente smantellato. Decenni di privatizzazioni, precarizzazione e tagli hanno eroso il tessuto sociale, portando a una perdita di sovranità economica e a disuguaglianze insostenibili. L’opera sostiene che la rinascita non possa prescindere dalla difesa dei servizi pubblici, a partire da sanità e trasporti.
I pilastri per i prossimi dieci anni
L’agenda proposta dagli autori non subisce il presente, ma prova a governarlo attraverso punti precisi:
- Sovranità Costituzionale: Riaffermare il primato della politica e dei diritti sociali sulle logiche di mercato.
- Lavoro e Industria: Investire in una politica industriale che generi occupazione stabile e di qualità, rifiutando la rassegnazione alla precarietà.
- Istruzione e Ricerca: Restituire centralità a scuola e università come motori dello sviluppo, non come centri di costo.
- Governance della Tecnologia: Gestire l’Intelligenza Artificiale e l’automazione attraverso il reskilling e la formazione, affinché l’innovazione sia al servizio della persona e non il contrario.
Dal modello del dopoguerra allo smantellamento attuale
Il libro muove da una consapevolezza storica: l’Italia del dopoguerra aveva saputo costruire un modello sociale solidissimo. Era l’Italia del lavoro stabile, della sanità universale, dei servizi pubblici efficienti e di una scuola che funzionava come un vero ascensore sociale. Un sistema in cui lo Stato giocava un ruolo attivo nell’economia.Negli ultimi decenni, tuttavia, questo modello è stato progressivamente smantellato. Privatizzazioni selvagge, precarizzazione selvaggia del lavoro, tagli lineari alla sanità e all’istruzione hanno portato a una perdita di sovranità economica e a un aumento drammatico delle disuguaglianze. Verso un nuovo patto sociale
Ciò che emerge con forza dalle pagine del testo è l’idea che non ci sia crescita economica senza giustizia sociale. Il libro si propone come una piattaforma di confronto per sindacati, intellettuali e cittadini che rifiutano la rassegnazione. Costruire un’Italia “fondata sul lavoro” significa, oggi più che mai, garantire dignità, stabilità e diritti a chi quel lavoro lo svolge ogni giorno. In conclusione, “Un’agenda per il Paese” è un invito a riscoprire il senso di comunità e a progettare un futuro dove l’innovazione sia al servizio della persona, e non viceversa.
