Un viaggio nella galassia degli influencer: dai guru della cucina alle maghe del look, passando per divulgatori, giornalisti, palestrati, artisti, sportivi e performer. Una guida social per tutte le generazioni, dagli alfa ai boomer.
E’ l’incipit descrittivo de “L’influenza degli influencer”, Marlin editore, prefazione di Nicola Rao, il libro dei giornalisti Rai del “Giornale Radio”, Daniele Morgera e Emanuela Ronzitti, presentato presso la sede dell’Ordine dei Giornalisti della Campania nel corso di un incontro con gli autori che hanno dialogato sui contenuti del loro volume con l’intervento del presidente dell’ Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, del prof. Ugo Vuoso, antropologo Università di Salerno e la partecipazione degli influencer Giuseppe e Federica de “il mio viaggio a Napoli”, coordinati da Giovanna Serpico, giornalista Rai.
“È difficile sapere quanti davvero siano, ma – si legge nella nota introduttiva al lavoro di Daniele Morgera e Emanuela Ronzitti – alcuni “frammenti” di questo flusso creativo inarrestabile che percorre le autostrade di Instagram, Face-book, Tik Tok, Youtube, X, possiamo provare a fissarli attraverso l’indagine costruita ad hoc da due esperti cronisti che si avventurano in questo mondo senza la pretesa di spiegare il fenomeno, ma con l’intento di conoscerlo meglio, analizzando gli influencer italiani più seguiti e capaci di creare community trasversali e sorprendenti. Per provare a capire cosa sono e cosa saranno. Ma soprattutto quanto davvero contano, al di là dei follower.”
“Molto originale che coinvolge molto, che funziona molto, quanto contiene anche il retroscena di questo libro che ne fa soprattutto un lavoro di prospettiva, quindi è non solo il punto della situazione, ma tutt’altro, vista l’evoluzione che c’è, sia della professione giornalistica che di tutto quello che si muove intorno.” – ha detto nel suo intervento il presidente, Ottavio Lucarelli, rilevando: “ Un libro di prospettiva che affronta il fenomeno degli influencer, ma con l’intuizione di mettere assieme la figura dell’influencer con l’intelligenza artificiale che è un altro dei temi ci coinvolge notevolmente per contribuire all’evoluzione delle cosiddette intelligenze.
Ci auguriamo che tutto questo possa accadere, per questo noi giornalisti non dobbiamo avere paura di queste evoluzioni. Come dice Guido Pocobelli, giornalista Rai di Napoli, non dobbiamo avere paura dell’intelligenza artificiale, ma della stupidità naturale. Quindi ben vengano queste intuizioni e questi libri.”
“Nel libro è stato spiegato bene che quella dell’influencer è una forma di artigianato creativo che può avere una risposta concreta attraverso il sistema dei media in maniera più sistematica.” – ha detto il Prof Ugo Vuoso, Antropologo dell’ Università di Salerno.
“Quando parliamo oggi di influencer – ha rilevato – il rischio più immediato è quello di considerarlo un fenomeno legato esclusivamente all’innovazione tecnologica.
Il libro di Daniele Morgera ci invita invece a compiere un’operazione fondamentalmente antropologica e quindi spostare lo sguardo dal mezzo al significato, dalla tecnologia alle forme culturali che essa rende visibile. Da questo punto di vista l’influencer non rappresenta una rottura assoluta, ma una trasformazione storica di figure note. Ogni società ha prodotto progetti capaci di orientare l’immaginario collettivo carismatici, sciamani, realizzatori, intellettuali, politici e pubblici celebrità.”
“Non parlerei – ha specificato, l’antropologo Vuoso – di autorità carismatica, un’autorità fondata sul riconoscimento sociale, sulla capacità di incarnare valori condivisi e il libro mostra come oggi questa forma di carisma sia tecnologicamente mediata.
Gli influencer operano all’interno di quella che l’antropologia dei media definisce un’economia simbolica dell’attenzione, nella quale la visibilità non è solo una risorsa economica, ma una vera e propria forma di potere culturale.”
“La persuasione esercitata dall’influencer si colloca in continuità con le logiche della persuasione occulta.
Non convincere apertamente, ma orientare, non imporre, ma modellare desideri e comportamenti.
Oggi però, questa persuasione si presenta come relazione affettiva, quotidiana, spontanea con l’automazione dell’influenza.” – ha spiegato il prof. Vuoso -, puntualizzando:
“La domanda finale che implicitamente si pone rimane cruciale in un mondo fatto di immagini, narrazioni e dispositivi di persuasione. Quale responsabilità culturale ha oggi chi comunica?”
