RIFLETTENDO: Appare violento, quasi brutale, eppure è profondamente umano: l’amore si fa viscerale quando chi lo prova rifiuta di vivere in superficie. L’ambizione di un sentimento nobile e metafisico appartiene a un’utopia a cui ogni poeta aspira, ma che deve scontrarsi con i due poli estremi di ogni passione autentica: l’esaltazione e la negazione. È qui che il frastuono dei sentimenti sembra paradossalmente confluire in quel vuoto descritto da Giacomo Leopardi, quando affermava che il silenzio è il linguaggio di tutte le forti passioni, siano esse d’amore o d’ira. “Anche se non ci sono più, non ti dividi con nessuno”: è così che Geolier vincola l’amata a una promessa surreale che trascende la dimensione terrena. L’autore proietta un’appartenenza che sopravvive alla fine, confermata dal paradosso per cui “una vita è. poco o assai”. Il tempo è troppo breve quando l’amore è una “bella notizia”, ma diventa un fardello insopportabile non appena lei tradisce le aspettative. Non si tratta della rottura di un semplice patto, ma di un mancato riconoscimento: l’autore sperava di aver trovato in lei chi potesse accompagnarlo nel proprio abisso interiore. Arriva a dire “Non siamo mai esistiti”, traducendo in napoletano quello che i francesi definiscono jamais vu; eppure, subito dopo aver negato tutto per eccesso di dolore, afferma “Sei un déjà-vu”. Questo amore è talmente totalizzante da agire come un fantasma, portando il protagonista a dubitare della sua stessa percezione. Egli riconosce una presenza in una realtà che ne è empiricamente priva, cercando un’esistenza in quel piano lontano dal mondo materiale dove, all’inizio, chiedeva l’esclusività assoluta. Forse l’amore nobile è solo un ideale a cui tendere, ma l’amore come modo di esistere e di ritrovarsi nell’altro non può che compiersi nell’estremo. Ciò che resta in superficie può accontentare i molti, ma chi vive con intensità non può conoscere il calore senza accettarne il tormento. La forza dell’autore risiede proprio qui: nell’accettare che quel riconoscimento non sia avvenuto, preferendo l’assenza al compromesso. La vera violenza, d’altronde, nasce spesso da chi appare innocuo e, non riuscendo a metabolizzare il peso di quel silenzio necessario, finisce per attaccare.