L’EDITORIALE DEL DIRETTORE:

La “Magnifica Humanitas” creata da Dio – scrive il Papa americano nella prima Enciclica del suo Pontificato – non può essere ridotta ad un mero dato matematico, un numero asettico o una pur complessa funzione produttiva. Il progresso tecnologico è legittimo solo se resta uno strumento al servizio dell’uomo, della sua dignità e umanità. Quando pretende di sostituirsi all’essere umano, di orientarne le scelte, i desideri, le relazioni con gli altri, il suo lavoro e persino le decisioni sulla vita e sulla morte, allora smette di essere emancipazione e progresso per trasformarsi in prevaricazione e dominio sull’uomo.

E’ proprio questa riflessione a elevare l’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone a scudo efficace contro la resa culturale dell’uomo allo sviluppo inarrestabile della tecnologia. Non si tratta di una posizione tecnofobica. Tutt’altro. Infatti basterà soffermarsi sul concetto che se impiegata per migliorare le condizioni umane – dalla salute alla lotta contro la povertà e la fame, sino al contrasto dei conflitti sempre più numerosi e cruenti – la tecnologia diventa un alleato imprescindibile dell’umanità.

La vera sfida consiste nel governare i processi di modernizzazione e di sviluppo tecnologico compulsivo senza inchinarsi ad essi, supportati da un solido approccio etico. Solo in questo caso si potrà evitare che il progresso tecnologico si trasformi in nuova schiavitù.

Questo grido di allarme, d’altronde, non si solleva solo dall’interno della Chiesa Cattolica, ma risuona anche nel mondo degli stessi creatori dell’intelligenza artificiale. Esiste una convergenza tanto inedita quanto inquietante tra l’antropologia cristiana e l’autocritica che rimbalza dalla Silicon Valley. Lo dimostrano le storiche e lapidarie parole di Sam Altman, tra i padri fondatori di questa tecnologia rivoluzionaria, che ha espressamente sottoscritto un appello globale, dichiarando: “OCCORRE MITIGARE IL RISCHIO CHE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PORTI ALLA ESTINZIONE DELL’UMANITA’”.

Mentre l’universo tecnologico paventa l’estinzione biologica e materiale della nostra specie a causa degli effetti perversi e incontrollati della IA, il Magistero di Leone XIV ne intercetta l’antecedente più immediato: l’estinzione spirituale dell’individuo.

L’industria del TECH constata il rischio tecnico della perdita di controllo sulla macchina. La Chiesa Cattolica denuncia il rischio morale di aver già abdicato al discernimento umano in favore dell’algoritmo. Entrambi i fronti, seppure partendo da presupposti radicalmente diversi (l’equazione matematica da un lato e la sacralità della Creazione dall’altro), giungono alla medesima e inquietante conclusione: l’intelligenza artificiale non è neutrale. Se lasciata a se stessa, essa tende a fagocitare i confini della medesima umanità che l’ha generata. 

L’ALGORETICA COME BUSSOLA PER IL FUTURO

In questo scenario di mutamenti epocali e repentini, l’Enciclica “Magnifica Humanitas” si offre al mondo intero non come un freno al domani, ma come la mappa stradale per abitare il domani. La risposta della Chiesa all’angoscia degli scienziati si concretizza nel concetto di ALGORETICA. Cioè a dire nella necessità assoluta di iscrivere i valori della dignità, della giustizia e della fraternità negli algoritmi stessi, prima che questi ultimi vengano codificati. Solo ponendo limiti etici invalicabili sarà possibile scongiurare il totalitarismo digitale.

Come un tempo la Chiesa seppe governare la prima rivoluzione industriale, oggi Leone XIV indica l’unica via di salvezza per l’uomo: DISARMARE LA TECNOLOGIA PER FARE IN MODO CHE L’INTELLIGENZA RIMANGA ARTIFICIALE E L’UMANITA’ RESTI MAGNIFICAMENTE UMANA.