IL VERO PROBLEMA NON E’ L’UTILIZZO NEL GIORNALISMO ATTIVO, MA LA COSIDDETTA IA GENERATIVA A SCOPO DIFFAMATORIO, TANTO IN VOGA IN UN CERTO PSEUDO GIORNALISMO TRASH DI QUALCHE GRANDE EMITTENTE
L’iniziativa del questionario è della vicedirettrice del TgLa7 Pina Debbi, che ha avviato un’indagine sull’intelligenza artificiale nel giornalismo italiano. Il questionario
La prodiga collega Pina Debbi osserva: “In molte redazioni italiane l’intelligenza artificiale è già entrata in silenzio. Non attraverso progetti formali o policy strutturate, ma nel lavoro quotidiano: c’è chi utilizza strumenti generativi per riformulare testi, sintetizzare contenuti, trovare ispirazione, accorciare i tempi di produzione. Lo fa spesso in autonomia, senza linee guida, senza tutele, senza un confronto aperto.
Nel mondo, molte testate internazionali, dal New York Times alla BBC, hanno avviato da quasi due anni, sperimentazioni controllate e trasparenti, tenendo fermo un principio: il giornalismo non si sostituisce, si affianca. In Italia, a oggi, non esistono linee condivise sull’uso dell’AI nelle redazioni, se non l’eccezione (nota) de Il Foglio. Eppure, il fenomeno è in corso, e rischia di rimanere sotterraneo“.
Tutto condivisibile, cara Pina, ma bisogna però considerare una cosa di cui non si parla perché è scomodo farlo: oggigiorno l’IA generativa viene utilizzata soprattutto per entratainment sui social o nel peggiore dei casi per diffamazione anche a mezzo TV. Una nota trasmissione trash di una emittente nazionale che, usurpando il ruolo giornalistico, fa inchieste vere e proprie senza nemmeno il diritto di cronaca, fa largo uso dell’IA generativa quando non può dimostrare qualcosa con l’utilizzo di ganci fittizi o facendo dire ai poveri malcapitati cose che non hanno mai detto grazie all’IA, con la gogna mediatica che ne segue fino a quella giudiziaria grazie ai vulnus del nostro ordinamento. Di Questa deriva, purtroppo non si parla, ne ne parla il Codice Penale per il quale l’IA è fantascienza. Se non riusciamo ad arginare questi fenomeni di malcostume legalizzati dai tanti troppi buchi legislativi , non potremmo mai passare ad analizzare il giornalismo, quello vero, affiancato oggi da una tecnologia da addomesticare a tutti i costi. Il nostro lavoro è già delicato, complesso e in molte circostanze poco compreso, ci mancava solo chi, per divertimento, ci fa dire o ci fa fare cose che noi non avremmo nemmeno mai immaginato di dire o di fare.
