Qualunque sia la provenienza, la cultura, la condizione sociale, Dio c’è per tutti. Non esistono ostacoli se un’anima si pone nelle condizioni di cercarlo. È quello che testimonia Lazzaro Maria Jahjah, siriano, informatico, di 43 anni, drusoper provenienza, sostanzialmente mezzo ateo. La sua storia è stata un esodo geografico e spirituale al tempo stesso. 

Cresce in una famiglia dove la religione era irrilevante, poi la madre, inspiegabilmente e senza una ragione apparente, apre le porte a Dio e quando cercava di asserire la sua esistenza ai familiari raccoglieva solo indifferenza. 

Poi arrivò il 2012 e con esso, in Siria, la guerra civile, la povertà, il disordine. Lazzaro Maria, questo il nome assunto da battezzato, lascia Damasco e con la famiglia si reca a Shahba, nel Sud della Siria e vi resta fino al 2014. Poi scappa in Libano e cerca aiuto alle varie Ambasciate, ma nessuno tende una mano per aiutarlo. Dal Libano parte per il Sudan, l’unico Stato che concede il permesso d’ingresso ai siriani e dal lì raggiunge clandestinamente l’Egitto. Ad Alessandria si imbarca su un peschereccio di 20 metri e vaga 10 giorni per mare finché i migranti sono tratti in salvo da un pattugliatore della Guardia Costiera. Sono molto grato alla marina dello Stato italiano – dice – Ricordo ancora il nome della nave che ci trasse in salvo CP904 Fiorillo. Fu quando ci chiesero quanti ne eravamo che appresi il numero: 350 persone.

Prelevati dalla Guardia Costiera sono condotti a Napoli e da lì a Castiglion Fiorentino. Siamo nel settembre del 2014 e lo scopo di Lazzaro Maria era quello di proseguire verso il Nord Europa dove avrebbe trovato migliori condizioni di lavoro, ma quando ebbe la possibilità di partire, decise di fermarsi in Italia, senza alcun motivo ragionevole avrebbe detto allora, oggi riconosce in questo un disegno della Provvidenza. Al termine del contratto di accoglienza si trova senza fissa dimora e vive praticamente per strada per tre mesi finché gli dicono che a Montevarchi c’è una Casa Famiglia tenuta da un sacerdote, don Mauro Frasi, che accoglie i poveri. Dell’episodio dice: devo ringraziare la povertà per avermi condotto da don Mauro e iniziato un cammino di avvicinamento alla Chiesa. Qui ho toccato con mano la miseria della gente. La prima volta che ho pranzato con i poveri non ce l’ho fatta a terminare il pasto. Sono scappato via, mi facevano paura!

Intanto don Mauro gli trova un lavoro ed è subito assunto da una importante ditta. Lazzaro Maria aveva ottime competenze informatiche, ma gli mancava qualcuno che garantisse per Lui, perciò non fu difficile avere subito un contratto a Tempo Indeterminato. Qui riprende il suo racconto: Sono stato due anni e mezzo nella comunità di don Mauro e primi tempi per me il cristianesimo era incomprensibile. La donazione di se stessi gratuitamente era completamente estranea alla mia cultura e formazione. Mi sorprendeva come don Mauro non tentasse mai di imporre qualcosa di spirituale, amava tutti disinteressatamente. Penso che sia entrato lì il seme cristiano nella mia vita senza che me ne accorgessi. Nel frattempo sono riuscito a far arrivare la mia famiglia in Italia; ho lasciato don Mauro e la Casa in cui vivevo e preso un appartamento a Montevarchi dove ho vissuto con i miei familiari. Siamo nel gennaio del 2018. Tutto procedeva serenamente, finché cominciai a pormi delle domande sul senso della vita. Perché i cristiani si comportavano come don Mauro? C’era Qualcuno che li spingeva ad operare così? E se c’è veramente voglio conoscerlo anche io! Così gli lanciai una sfida, lo provocai con una scommessa: Se esisti davvero, se tu Gesù sei Dio, devono accadere esattamente queste tre cose che non menziono perché strettamente personali. E, difatti, sono accadute. 

Vorrei precisare che io sono un uomo concreto, penso di essere come Simon Pietro. Se non avessi verificato queste tre condizioni non avrei creduto. Sono restato stupito come l’Apostolo dopo la pesca miracolosa. Ricordo l’episodio! Pietro aveva pescato tutta la notte senza prendere nulla. Il mattino seguente Gesù gli disse di buttare le reti e si riempirono talmente tanto che stavano per rompersi. E così che ho aperto il cuore a Cristo vedendo l’opera che ha compiuto nella mia vita. Ho cominciato a pregare come potevo, finché ho avvertito l’esigenza di battezzarmi. Sono tornato in comunità e don Mauro mi ha indirizzato a suor Francesca una suora domenicana che mi ha fatto da Madrina insieme a don Mauro. Ma l’opera della Provvidenza non è finita qui! Provavo il desiderio di consacrarmi, ma sapevo che non avrei mai potuto compiere questo ulteriore passo perché ero il sostegno della famiglia. Incredibilmente le cose sono cambiate completamente. I miei hanno mostrato la ferma decisione di andare in Germania a cercare lavoro, così ho disdetto il contratto di lavoro e sono entrato nel Seminario di Fiesole. 

Oggi sono un seminarista che ha amato e ama l’Italia a cui devo la salvezza prima fisica, poi spirituale e vorrei tanto dire ai giovani italiani di non trascurare la bellezza della loro Terra, la sua cultura, i santi, che pur agendo tante volte nel silenzio, l’hanno resa più umana e più bella. È qui che io sono rinato e sono pronto, per come posso, a difendere e custodire i valori di questa meravigliosa Italia.