Tra il 10 marzo e il 7 aprile del 1946, in un Italia uscita oltraggiata e divisa dall’esperienza del fascismo e dalla dissennata avventura di una guerra mondiale, ci si recò alle urne per una prima tornata amministrativa, alla quale anche le donne, per la prima volta nella storia del nostro Paese, poterono partecipare per esprimere il proprio voto. Il suffragio universale, infatti, era stato introdotto dal decreto legislativo Bonomi (I febbraio del 1945) e si trattò di una prova generale della vita democratica nel nostro Paese, coinvolgendo 5722 Comuni con il 71,6% della popolazione italiana di allora. L’età minima per la partecipazione al voto era di 21 anni, solo nel 1975 abbassata a 18. Tredici milioni di donne poterono esercitare il loro diritto di voto, ad esclusione delle prostitute schedate che lavoravano “fuori dei locali autorizzati”. Fu un secondo decreto, il n.74 del 10 marzo 1946, che consentì anche l’eleggibilità delle cittadine italiane con almeno 25 anni di età, come di fatto avvenne con l’elezione di diverse consigliere comunali, da cui si passò alla scelta delle prime dodici sindache di comuni italiani. Un dato più che mai è indicativo del lungo e faticoso cammino di emancipazione da allora percorso: nel 2026 si contano 1187 sindache su 7732 amministrazioni comunali, ovvero il 15,4% del totale.
Sempre nel 1946 ma il 2 giugno vennero chiamati alle urne venticinque milioni di cittadini e cittadine, che non solo poterono rispondere al quesito referendario nella scelta tra Monarchia e Repubblica, ma fu l’occasione per eleggere i 556 deputati, che entrarono a far parte della futura Assemblea Costituente. Tra questi, 21 erano donne provenienti da vari territori e di cui 14 erano laureate con esperienza di vita e culture politiche del tutto diverse, che qui vale la pena ricordare quali Madri Costituenti: 9 comuniste (Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minelli, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi), 9 democristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio), 2 socialiste (Bianca Bianchi e Lina Merlin) e 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna). Se la nostra Costituzione Repubblicana, tante volte oggetto di dibattito politico sulla sua odierna adeguatezza giuridica, ha un art. 3 che tutela il principio fondamentale di parità tra uomo e donna nel lavoro e nella vita familiare, lo si deve all’accordo di queste Madri Costituenti al di là delle loro differenze politiche; vale la pena rileggerlo per la sua semplice e lapidaria demarcazione tra patriarcato fascista e società democratica e liberale:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Tra queste donne della Costituzione Repubblicana, mi sembra bello rievocare brevemente almeno la storia della “più giovane deputatessa italiana” con molti bei riccioli bruni e due begli occhi vivi: era Teresa Mattei (1921-2013), che a soli venticinque anni entra nell’Assemblea Costituente, assumendo l’incarico di segretaria dell’Ufficio di Presidenza dal 25 giugno 1946 al 31 gennaio 1948. La sua storia è del tutto emblematica delle vicende, che dilaniarono il nostro Paese: “Nel 1938, quando entrano in vigore le leggi razziali, viene radiata dal liceo «Michelangelo» di Firenze per essersi ribellata ad un professore sostenitore dell’ideologia razzista. Prosegue gli studi da privatista laureandosi in Filosofia nel giugno del 1944. Entrata nel Partito comunista nel 1942, è tra i fondatori dei Gruppi di difesa della donna. La sua straordinaria esperienza umana e civile è segnata dall’incontro con Bruno Sanguinetti, uno degli organizzatori della lotta antifascista a Firenze e a Roma, che Teresa Mattei segue, ancor prima di sposarlo, nella clandestinità della lotta partigiana. Nell’aprile 1944, è impegnata a Firenze insieme a tanti altri compagni nella Resistenza. Nel settembre successivo è tra le prime iscritte all’Unione donne italiane (UDI), di cui diventa membro del Comitato direttivo. L’8 marzo 1945 propone la mimosa come simbolo della ricorrenza della Festa della Donna”.
Insomma, si potrebbe dire che la storia dell’emancipazione femminile la si può associare al cammino di costituzione repubblicana del nostro Paese e non potrebbe essere diversamente, poiché i diritti di cittadinanza li si declina per tutti, in primo luogo, a favore degli esclusi.
Più di ogni altra analisi, vi è una scena emblematica che ci ha restituito la vivacità e la bellezza di questa silente lotta di liberazione, uscendo con dolore da una società malata di potere patriarcale, come in tutti i sistemi autoritari in cui “Dio, Patria e Famiglia” si tengono insieme come un unico pacchetto identitario. Un’ispirata Paola Cortellesi, attrice di successo ma alla sua prima prova dietro alla macchina da presa, in C’è ancora un domani (2023) presenta un finale inaspettato, in cui sul filo della commedia e del dramma associa simbolicamente in un unico gesto la liberazione da Ivano, marito violento e padre padrone, e la nascita sociale di una moglie e madre in ostaggio come Delia. Per sé stessa non rincorre la seduzione di un giovanile e ritrovato amore protettivo, ma rivestitasi di una camicetta linda, acquistata con il sudore dei suoi tanti e troppi lavoretti, va a farsi difendere da quella massa popolare, che nasceva in fila – “uno alla volta” – ai seggi elettorali del 2 giugno;. Quando la figlia di cui aveva sostenuto il diritto all’istruzione scolastica piuttosto che l’asfittico possesso di un futuro marito, la raggiunse di corsa, vi furono solo sguardi ritrovati. Sarà proprio la figlia, infatti, a portarle inaspettatamente quella “rivoluzionaria” scheda elettorale, che nella fretta di uscire inosservata Delia aveva perso inavvertitamente in casa. Come canta Daniele Silvestri nella bella colonna sonora, “partecipazione è libertà e pure resistenza”: E non ho scudi per proteggermi, né armi per difendermi, né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi. Ho solo questa lingua in bocca e forse un mezzo sogno in tasca”.
È fin troppo evidente la fatica della vita democratica, insieme alla sensazione di un eccesso di fragilità, soprattutto in tempi difficili e di transizione come i nostri, ma finora non siamo riusciti ad inventare nulla di meglio, per garantire la libertà di una sovranità costituitasi in popolo. Il voto a maggioranza non necessariamente è un parto di verità, ma probabilmente è una gravidanza di libertà secondo quel sistema di pesi e contrappesi, di governo ed opposizione, di decisione e di controllo, che sono gli stili della vita democratica e che non vanno mai annullati emotivamente. Se si vuole preservare quel po’ di libertà possibile dinanzi ai mille pericoli della concentrazione dei poteri tecnocratici di governo e l’accumulo finanziario che controlla segretamente i destini e la fame dei popoli del mondo, allora ci dovrà essere almeno la resistenza di una scheda elettorale a indurci a risvegliarci come antivirus di una massa costituitasi in soggetto popolare.
Con Povera Italia, una bellissima canzone del 1991, Franco Battiato espresse in musica la denuncia per gli abusi del potere e le ingiustizie sociali in Italia per un “Paese devastato dal dolore”. A questa amara verità si lega, tuttavia, la sua speranza di una primavera, che, seppur tarda ad arrivare, potrà avere il suo domani se ancora insieme lo vorremo:
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Si può sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.
1. M. Avagliano, M. Palmieri, Voto alle donne! La storia di una battaglia, dalle suffragette alla Costituente, Einaudi, Torino 2026.
3. https://giovani.camera.it/public/documenti/Le21donnedellaCostituente.pdf
4. https://www.youtube.com/watch?v=DMHbT7YQwag
5. https://youtu.be/Ff7dFEGniLA
